SI SVELA IL MUSEO VIRTUALE ALTAMURA

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Così sareste stati accolti in questo palazzo se vi foste presentati un giorno tra l’8 aprile e il 9 maggio 1799. Altamura, la forte Altamura, come fu definita dai cronisti dell’epoca, innalzò l’albero della libertà e aderì alla neonata Repubblica Napoletana sostenuta dall’esercito francese guidato da Championnet. Un caso non certo isolato nell’ex Regno di Napoli governato da Ferdinando IV di Borbone il quale, fatti armi e bagagli (più bagagli in verità, visto che portò con sé in Sicilia il tesoro dello stato e le cose più preziose) scappò via, lasciando il compito di difendere la capitale ai Lazzari e ai Luciani. Il nuovo vento di libertà portato nelle terre meridionali d’Italia dai giacobini napoletani non soffiò sempre con la stessa intensità. In alcune città si affievolì ben presto, fino a cessare del tutto. Così i borbonici riuscirono a dar vita a quel movimento controrivoluzionario che portò ad abbattere i simboli repubblicani e a ritornare alla fede monarchica. La vicina Matera fu una di quelle. Ben presto divenne la rivale di Altamura.

Qui, nel 1799, si verificò un fatto che può sembrare strano. Due anni prima Altamura era stata visitata dalla coppia reale e i suoi cittadini dimostrarono un entusiasmo che mandò in visibilio le loro maestà. All’improvviso eccola diventare il baluardo del repubblicanesimo giacobino che riuscì a incutere timore nel cardinale Fabrizio Ruffo di Calabria che s’era assunto il compito di riconquistare il regno per Sua Maestà Ferdinando IV di Borbone.
Certamente in questo cambiamento, un ruolo importante l’ebbe l’Università degli Studi fondata nel 1748, in cui discenti e professori ricevettero da istitutori per lo più ecclesiastici un insegnamento illuministico e massonico.

Nel 1799 essi si trovarono insieme a difendere la città dall’assalto della massa sanfedista.
Gli altamurani sopportarono tutto: le offese, le angherie di coloro che si spacciarono come membri del Governo Dipartimentale del Bradano, Palomba e Mastrangelo, che assunsero pieni poteri, scalzando la Municipalità e le provocazioni della vicina Matera.

Quando nell’ora del pericolo, l’8 maggio 1799, sotto le mura della città giunse il cardinale al seguito di circa ventimila uomini, male armati ed equipaggiati, gli altamurani si disposero lungo le mura antistanti Porta Matera a difendere la patria comune.
Nessun assalto nemico ebbe successo, nessun bombardamento d’artiglieria piegò la resistenza degli altamurani. E così si andò avanti anche il giorno seguente, quando Altamura, abbandonata da Palomba e Mastrangelo, che scapparono vigliaccamente, fu lasciata al suo destino.
Un destino deciso nella notte tra il 9 e 10 maggio. Non c’erano più munizioni, le armi erano inservibili. Meglio mettere al sicuro i cittadini, che abbandonarono tra le lacrime, ma in gran silenzio la loro città, le loro case, i loro averi. Ma non tutti vollero seguire l’esempio.
All’alba del 10 maggio il Cardinale e i suoi entrarono in Altamura e si diedero al saccheggio causando la morte di chi aveva deciso di resistere. Questo grande sacrificio, consumatosi sull’altare della libertà, fu ricordato dai posteri, che attribuirono alla città l’appellativo di “Leonessa di Puglia”.
Una leonessa che continua a ruggire, sempre con la stessa intensità. Ma gli altamurani riescono ancora ad ascoltarla?
Bene, seguitemi. Vi condurrò nel museo della memoria, nelle sale in cui si respira ancora quel vento rivoluzionario che serve a risvegliarci per guardare con occhi non velati il futuro di questa comunità e dell’intero Paese.

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