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Il goffo discorso di Giuseppe Conte, il Presidente invisibile

Il discorso del presidente del consiglio Conte è qualcosa che andrebbe inserito negli annali dei momenti più comici ma pericolosi della nostra Repubblica. Non si capisce bene se fosse un avviso ai due litiganti o se sia servito a ricordarci che esiste anche lui. Qualcuno prova a dire che fosse un messaggio al Presidente della Repubblica. Altri dicono che fosse per noi. In qualsiasi caso la situazione è pessima.

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Se si dovesse scegliere una scenetta per rappresentare la goffa pericolosità di questo governo allora bisognerebbe trasmettere in tutte le case il tronfio discorso del presunto presidente del consiglio che decide di convocare una conferenza stampa per ribadire di esistere e che poi dice ai suoi vice, al posto di una semplice telefonata, di smetterla di litigare altrimenti si va tutti a casa, come il bambino che dice il pallone è mio e non si gioca più. E non è uno dei punti più bassi di questa legislatura solo perché Giuseppe Conte deve continuamente provare a salire sulle spalle dei suoi due vice per farsi notare agitando la manina.

Ma l’aspetto più preoccupante di tutto questo è che l’effetto, qui da fuori, dondola tra la sensazione che sia stato fatto per rabbonire i giornali e provare a togliere un po’ di schiuma dalla superficie, oppure davvero il consiglio dei ministri (questo mitico consiglio dei ministri che si ritrova per qualche manciata di minuti, quando non ci sono partite del Milan, per discutere al massimo di varie e eventuali) ha una comunicazione inesistente e siamo davvero ai ferri corti.

Il punto è che ai ferri corti è l’unico posto dove sa stare il ministro dell’inferno Salvini, che ha forza di camminare sul limite (e spostarlo, a spallate, ogni giorno un po’ più in là) ha lasciato gli alleati del Movimento 5 Stelle in una piazzola dell’autostrada, dimenticati come una moglie troppo morbosa.

Non si sa esattamente quando sia successo che qualcuno nella stessa posizione di Conte abbia dovuto effettuare una diretta (con tra l’altro i soliti problemi tecnici a rendere tutto irrefrenabilmente più goffo) quasi per chiedere aiuto perché i suoi ministri continuano ad azzuffarsi in una campagna elettorale logorante, continua, fatta l’uno sulla pelle dell’altro, che non si vuole fermare nemmeno dopo le elezioni europee anzi ha deciso di essere giocata addirittura sull’eventuale caduta del governo come se tutto fosse un gioco a chi ce l’ha più lungo.

E stupisce che si stupiscano che i mercati internazionali guardino il cortile italiano con la stessa nausea di chi assiste a una rissa sotto casa che ci sveglia di notte per il rumore di colli di bottiglia rotti.

Oppure davvero, come dice qualcuno tra gli analisti, quello di Conte era una messaggio al Presidente della Repubblica e allora tutto sembra ancora più finto, scenico, irrituale, una sciocca posa per tentare (senza riuscirci) di trovare un filo narrativo a una storia che invece non ha né capo né coda e che finirà in macerie comunque vada.

Oppure quello di Conte è davvero un grido d’aiuto rovesciato addosso a noi. Sì, lo so, sarebbe ancora peggio. Di chi ha perso le redini e ci informa che stiamo andando a sbattere ma lui ce l’ha messa tutta. In qualsiasi caso è una pessima figura.

E una pessima notizia.

di Giulio Cavalli

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