INDAGATO IL MAGISTRATO LUCANO SPINA

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Si allargano le indagini sulle nomine per i vertici della procura di Roma. Anche l’ex capoufficio Gip del Tribunale di Potenza, Luigi Spina, è indagato nella maxi inchiesta che vede coinvolti, tra gli altri, con l’accusa di corruzione, il pm Palamara. E’ questo il clamoroso sviluppo dell’inchiesta sulle nomine pilotate alle Procure italiane. Palamara, tra le altre cose, viene indicato dall’accusa come l’uomo che l’avvocato esterno dell’Eni Piero Amara ha corrotto per dare la Procura di Gela, nel cui territorio l’Eni ha un enorme complesso industriale di raffinazione, stoccaggio degli idrocarburi, nelle mani di magistrato “amico”, Giancarlo Longo, che avrebbe poi sistemato i processi. Longo ha patteggiato una pena di 5anni. Spina, lucano d’adozione e sposato con il presidente del Tribunale di Sorveglianza di Potenza, Paola Stella, lasciò, nel 2017, Potenza per trasferirsi a Castrovillari in qualità di sostituto procuratore. La scelta era motivata dal fatto che come pm sarebbe stato più facile per lui, come di fatto poi è avvenuto, accedere a un posto nel Consiglio superiore della magistratura (Csm). L’anno scorso è stato eletto, per la corrente Unicost, con mille e 770 voti.  L’attuale consigliere del Csm, Spina, è finito nel mirino della magistratura umbra che lo accusa di «rivelazione del segreto d’ufficio» e favoreggiamento per aver informato il pm Palamara, anche lui della corrente Unicost, sugli sviluppi dell’indagine a suo carico. Nello specifico Luigi Spina «quale consigliere del Csm in seno alla I commissione, essendo pervenuta al Consiglio una comunicazione di avvenuta iscrizione nel registro degli indagati nei confronti di Palamara, proveniente dalla procura di Perugia, comunicazione inoltrata dal Comitato di Presidenza alla I e V commissione in forma secretata», avrebbe, stando all’impianto accusatorio, comunicato a Palamara «non solo il pervenimento dell’atto ma, rispondendo alle reiterate ed incalzanti sollecitazioni dello stesso pm, gli rivelava a grandi linee i contenuti della nota, i nominativi degli altri soggetti coinvolti, familiari e conoscenti che avevano preso parte a dei viaggi oggetto dell’accertamento medesimo, i nomi dei sostituti procuratori a cui quella nota era diretta, la polizia giudiziaria che l’aveva redatta, i particolari emergenti da alcune intercettazioni citate nonchè il titolo di reato oggetto l’iscrizione a suo carico è anche l’epoca dell’iscrizione». In una conversazione mattutina del 9 maggio scorso (intercettata) con Palamara e due parlamentari (il cui nome non viene indicato), Spina «comunica che all’esposto di Fava (contro Pignatone e Ielo, ndr) e’ allegato un cd che sarebbe stato secretato». «Siccome un angelo custode ce l’ho io…sei spuntato te, m’è spuntato Stefano che è il mio amico storico». È questo uno dei passaggi delle intercettazioni captate dagli inquirenti che vede a colloquio il pm Luca Palamara e il consigliere del Csm Luigi Spina.. «C’avrai – prosegue Spina nell’intercettazione – la tua rivincita perchè si vedrà che chi ti sta fottendo (…) forse sarà lui a doversi difendere a Perugia, per altre cose perchè noi a Fava lo chiamiamo». E Palamara: «No adesso lo devi chiamare altrimenti mi metto a fare il matto». Ulteriori approfondimenti nell’edizione di Cronache Lucane in edicola

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Ferdinando Moliterni

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