NON È PIÙ IL RUGBY DI UNA VOLTA CON VERI CAMPIONI

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Martin Castrogiovanni

“Ho amato il Rugby più della mia vita.

Nella mia carriera ho avuto molti problemi fisici, ma ho giocato anche infortunato. Una volta, con un menisco fuori uso, entrai negli spogliatoi a gara finita e svenni per il dolore.
Poi nel 2011 scopro di essere celiaco. Difficile da accettare per uno che mangia 11 volte al giorno. Però capisci che tanti malanni avevano un perché e allora ti curi. Nel 2015 sono in ritiro con la Nazionale in Inghilterra per preparare il Mondiale. Mi fa male la schiena ma voglio giocare, non mi sono mai allenato così tanto, ci tengo, è la mia quarta coppa del mondo, un traguardo importante.
Mi dicono che ho il nervo sciatico infiammato, un bel punturone di antidolorifico e vado in campo. Gioco malissimo, arrivo sempre in ritardo, vengo criticato e mi sento vecchio come mai mi è capitato. Chiedo allo staff sanitario di vederci chiaro. Mi portano in ospedale, mi fanno una risonanza e aspetto i risultati.

Vedo i medici vaghi, nessuno che mi dice come stanno le cose, li chiudo in una stanza e urlo: o mi dite che cosa ho o da qui non uscite! Mi fanno leggere il referto e scopro di avere un neurinoma al plesso lombare, un tumore per il quale gli inglesi mi danno 6 mesi di vita.
Non crollo, in fondo penso che finché parli, giochi, ti svegli la mattina, puoi lottare. Vengo di corsa alla clinica Humanitas a Milano e lì mi dicono che è raro che quel tumore sia maligno, però l’operazione sarà rischiosa perché potrei perdere l’uso della gamba. Mi operano, muovo la gamba. Un mese dopo sono di nuovo in campo.

Vado a Cardiff con la Nazionale, durante l’inno piango come un bambino. Perdiamo in malo modo (di 70 pt.). A gara finita entro nello spogliatoio e vedo i compagni più giovani postare foto su instagram e ascoltare musica con le cuffiette.
Io stavo male per la sconfitta e loro si divertivano. Capii che quello non era più il mio mondo.

Oggi vedo ragazzi che al primo risentimento si danno malati per una settimana. Io giocavo anche con il sangue che mi usciva dagli occhi”.

Martin Castrogiovanni

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