PIETRANTUONO LASCIA VALVANO

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Dopo la presa di distanza da Valvano del consigliere di maggioranza, Leo Caputo adesso a Melfi sono arrivate anche le dimissioni del consigliere comunale Psi, Peppino Pietrantuono. Si tratta del padre di Francesco Piterantuono già consigliere regionale e assessore all’ambiente della regione Basilicata. Vacilla sempre più la “barca” di Livio Valvano che dopo la batosta elettorale delle Regionali ed un consenso ridotto ai minimi termini imbarca ormai acqua da tutte le parti. E non si escludono nemmeno ulteriori scossoni per una maggioranza che paga lo scotto di un abbraccio deleterio per la città che è quello di Livio Valvano sindaco e Luigi Simonetti presidente del consiglio. Melfi è paralizzata e paga le scelte recenti di una giunta che ha partorito il nulla. Il flop del Millenario è ancora oggetto dell’ilarita’ non solo comunale! Il segretario cittadino del Pd Michele D’Adamo, da sempre figura politica ambigua, non riesce a scrollarsi di dosso il peso del binomio Valvano-Simonetti che lo hanno stritolato. Adesso tamponare l’inesorabile crollo del consenso sarà impresa ardua. La sezione del Pd rimasta mestamente chiusa nel giorno delle Regionali è l’immagine della disfatta. All’interno del partito c’è un malumore ormai esploso in diverse componenti. Le dimissioni di Peppino Pietrantuono spostano le analisi in casa Psi. L’insuccesso del partito di cui il sindaco è segretario regionale a Melfi potrebbe aver minato il rapporto in passato inossidabile tra Valvano e Pietrantuono figlio. I voti raccolti in città alle Regionali sono tutta farina del sacco di Pietrantuono che probabilmente dall’alleato storico Valvano si aspettava ben altro supporto. Se si considera che erano tanti gli esponenti della giunta e della coalizione di centro sinistra dell’aula Nitti Bovet ad appoggiare la candidatura di Francesco Pietrantuono si può meglio comprendere a quale bocciatura è andata incontro l’azione dell’esecutivo melfitano. È pure vero che Pietrantuono padre non aveva mai accettato con grande entusiasmo la sua candidatura alle amministrative di tre anni fa ma dimettersi proprio ora segna un ulteriore scossone. Un “bradisismo politico” interno, sotterraneo e partito da lontano ormai sta provocando danni seri alla maggioranza tutta. Per la nuova giunta non sarà facile operare in questo clima di sfiducia generale. Intanto si attendono i primi atti ufficiali degli assessori per comprendere le priorità che si intendono affrontare in una città ferma. Paralisi

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Vittorio Laviano

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