PETROLGATE: LE SETTE ORE DI GHELLER

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Una difesa tecnica, ma neanche troppo e a tratti quasi promozionale: dal Cova di Viggiano la benzina che c’è nelle nostre automobili, il gas che arriva nelle nostre case. Anche così si potrebbe sintetizzare, compito arduo poichè la testimonianza in aula è durata quasi sette ore, la deposizione nel processo Petrolgate di uno dei testimoni, nonchè imputato, chiave: Ruggero Gheller. Gheller è imputato nel fascicolo d’inchiesta relativo principalmente al presunto traffico illecito dei rifiuti del Centro oli Cova di Viggiano, in qualità di responsabile del Distretto Meridionale Eni dall’ottobre 2011 al settembre 2014. Per l’accusa Gheller era «perfettamente a conoscenza di quanto stesse accadendo nel Cova e degli effetti che la mala gestione degli impianti Cova ha sulle persone e l’ambiente circostante». Gheller, in aula, ha negato tutto. Sostanzialmente tre i macrotemi affrontati dal dirigente Eni: emissioni nell’aria, reiniezione delle acque di strato nel pozzo Costa Molina 2 e modalità di classificazione dei rifiuti. Dalla teoria alla pratica, però, quando Gheller ha finito di rispondere alle domande del suo legale, l’avvocato Fornari, per replicare a quelle del controesame la precisione dei manuali si è scontrata con la realtà. Incalzato Gheller ha ammesso di non conoscere nel dettaglio tutte le modalità operative delle singole unità del Centro oli lucano. Più che altro, ha detto in aula nel Tribunale di Potenza, lui ne conosceva le funzioni. Così come sull’uso di ammine qualche certezza si è rivelata non essere poi così granitica. Per esempio quando a Gheller è stato chiesto se ricordava un aumento in consumo della Mdea- ammine, l’ex responsabile del Distretto Meridionale Eni ha risposto: «Non ricordo».

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Ferdinando Moliterni

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