IL CASO GERARDA RUSSO

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“Se fascista significa stare dalla parte dei deboli io sono fascista”. Questa è stata la dichiarazione che la candidata di Melfi della Lega, Gerarda Russo ha rilasciato sul palco di piazza Umberto I dove domenica 17 marzo scorso è arrivato anche Matteo Salvini. Nel video si nota chiaramente che il commissario regionale della Lega, Luini cerca di bloccare Russo chiedendole di attenersi ai programmi ma la candidata insiste e completa il concetto. A quel punto Luini le toglie per un attimo il microfono dalle mani. Da quel comizio si sono scatenati i post sui social, le polemiche sui media, le prese di posizione pro e contro la candidata melfitana del Carroccio. Oggi i maggiori network nazionali stanno dando grande risalto alla dichiarazione di Gerarda Russo ed evitare di cadere nella trappola di chi vuole strumentalizzare la vicenda non sarà facile. Proprio per evitare tale rischio abbiamo scelto di limitarci a raccontare i fatti lasciando ai telespettatori, nostri unici giudici insindacabili, ogni giudizio sulla vicenda. In questa storia dobbiamo aggiungere che un candidato alla carica di governatore ha scelto di denunciare Gerarda Russo per apologia di fascismo. A proposito di facili strumentalizzazioni…

Abbiamo incontrato la candidata della Lega nel suo negozio di ottica. Sposata e madre di due figli Gerarda Russo che, giova ricordare è alla sua prima esperienza politica, prepara la sua campagna elettorale in viale Aldo Moro nel popoloso quartiere di Valleverde ed ha scelto di non rilasciare nessuna dichiarazione. A proposito di chi invece sceglie di non cavalcare la bolla mediatica sebbene in questo momento di piena campagna elettorale tutto ciò potrebbe rivelarsi assai vantaggioso. Complimenti per la coerenza. Infine un giudizio lo daremo. I post del sindaco di Melfi che attacca Russo hanno un sapore vagamente squallido. Arrivano giudizi dallo stesso personaggio politico che nei post sul suo profilo Facebook ha attaccato, ironizzato e insultato Berlusconi prima che venisse a Melfi salvo poi nascondersi in una stanza secondaria nell’albergo dove il leader di Arcore avrebbe poi dormito per salutarlo e parlargli in privato sperando di non essere scoperto. Fuori da ogni desiderio di scendere nelle polemiche di questo particolare momento politico sarebbe stato molto più coerente ricevere Berlusconi in veste ufficiale ed in qualità di primo cittadino. La comunità avrebbe compreso. Nascondersi dopo le facili ironie sul proprio profilo Facebook, ebbene questo ci pare francamente di una mediocrità senza precedenti. Questione di stile e di coerenza!

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Vittorio Laviano

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