Uccise la compagna a Genova, pena dimezzata. Le motivazioni della sentenza: «Lei lo illuse»

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di Marco Fagandini e Beatrice D’Oria su IL SECOLO XIX

Da una parte ci sono i rimandi puntuali del giudice a «una pena certamente molto severa, perché nulla può giustificare l’uccisione di un essere umano». Quella inflitta a Javier Napoleon Pareja Gamboa, l’operaio ecuadoriano di 52 anni che nell’aprile del 2018 uccise la moglie Jenny Angela Coello Reyes, 46 anni, nel loro appartamento di via Fillak, a Rivarolo.

La violenza contro le donne non è culturale, è criminale. L’uguaglianza non può venire alla fine, è qualcosa per cui dobbiamo lottare per ora

L’aveva accoltellata al petto dopo aver scoperto che la donna non aveva lasciato l’amante, come gli aveva detto. Ma in altri passaggi delle motivazioni della sentenza emessa a dicembre, viene evidenziato come l’uomo, di fronte al comportamento di quella sera della moglie, abbia colpito perché mosso «da un misto di rabbia e di disperazione, profonda delusione e risentimento […] ha agito sotto la spinta di uno stato d’animo molto intenso, non pretestuoso, né umanamente del tutto incomprensibile». E «non ha agito sotto la spinta di un moto di gelosia fine a sé stesso, per l’incapacità di accettare che la moglie potesse preferirgli un altro uomo, ma come reazione al comportamento della donna, del tutto incoerente e contraddittorio, che l’ha illuso e disilluso nello stesso tempo»

© Fornito da GEDI Digital Srl Jenny Angela Coello Reyes in una foto di archivio con il marito, che l’ha uccisa

Un epilogo che in qualche modo può riportare alla mente la sentenza della Corte d’Appello di Bologna di una decina di giorni fa , quando un uomo accecato dalla gelosia si era visto ridurre la pena per l’omicidio della compagna da 30 a 16 anni. Le attenuanti sarebbero state concesse anche in base alla valutazione dello stato d’animo dell’assassino. E sebbene gran parte della riduzione di pena fosse addebitabile ad altri motivi, il ministro e avvocato Giulia Bongiorno aveva evocato il delitto d’onore.

Al di là di queste valutazioni, per gli investigatori Pareja Gamboa aveva scoperto mesi prima il tradimento della moglie. Era andato in Ecuador, per dimenticare. Poi era rientrato a Genova, su richiesta della donna, che gli aveva giurato di aver allontanato l’altro uomo. Ma non era così. L’alcol, le liti, gli insulti di lei e le bugie, per il giudice hanno contribuito a spingere Pareja a quel moto di violenza. «Il contesto in cui il suo gesto si colloca – scrive il giudice – vale a connotare l’azione omicidiaria, in un’ipotetica scala di gravità, su di un gradino sicuramente più basso rispetto ad altre». Così le attenuanti. Nonostante, scrive il giudice, «non c’è proporzione tra il motivo che ha spinto l’imputato a colpire a morte e la gravità del gesto e delle sue conseguenze».

Il fratello della vittima: «È stato come vederla morire una seconda volta»

«È come rivivere quei momenti, è come veder uccisa mia sorella una seconda volta: siamo amareggiati». Raggiunto telefonicamente a Sestri Levante, dove lavora, Alfredo Reyes commenta così la sentenza sull’omicidio di sua sorella Angela Jenny Coello Reyes – Il setimento che prova la nostra famiglia in questo momento non si puo spiegare: siamo scossi, nonostante sia passato quasi un anno non ci possiamo rassegnare, soprattutto alla luce di questa sentenza. Il nostro cuore è tutto con suo figlio, mio nipote, che ha perso tutto con la morte di sua madre”. Non è escluso che la comunità sudamericana di Genova, molto colpita dalla riduzione della pena a 16 anni per Javier Napoleon Pareja Gamboa e soprattutto dalle motivazioni della sentenza, possa organizzare per i prossimi giorni una manifestazione in ricordo di Jenny.

Il legale della vittima: «Riesumato il delitto di onore»L’avvocato Giuseppe Maria Gallo che assiste i familiari di Jenny Angela Coello Reyes, uccisa dal marito, commentando le motivazioni della condanna a 16 anni per l’uomo, ha detto: «Con questa motivazione è stato riesumato il delitto d’onore». «Ormai – dice – assistiamo a un orientamento più culturale che giuridico, gli omicidi a sfondo passionale sono inseriti in un circuito di tempesta emotiva». Il legale ha fatto istanza alla procura per impugnare la sentenza ma il pm ha respinto «senza fornire motivazione».

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Agì per tempesta emotiva, pena dimezzata

Una ‘tempesta emotiva’ determinata dalla gelosia può attenuare la responsabilità di chi uccide. Anche sulla base di questo ragionamento la Corte di appello di Bologna ha quasi dimezzato la pena a Michele Castaldo, 57 anni, omicida reo confesso di Olga Matei, la donna con cui aveva una relazione da un mese e che strangolò a mani nude il 5 ottobre 2016 a Riccione (Rimini).

In primo grado era stato condannato a 30 anni dal Gup di Rimini, per omicidio aggravato dai motivi abietti e futili. Davanti alla Corte di assise di appello di Bologna il pg Paolo Giovagnoli, nell’udienza del 16 novembre, aveva chiesto la conferma della sentenza. Ma i giudici, pur riconoscendo l’aggravante, hanno ridotto la pena a 16 anni, concedendo le attenuanti generiche.

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