POTENZA, UN SALVINI SOTTOTONO E STANCO

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Polveri bagnate per la prima visita elettorale del ministro Salvini a Potenza. «Sono stanco» ha detto entrando al Grande Albergo dirigendosi direttamente al reparto bar. Dopo un caffè e qualche sigaretta, la brevissima conferenza stampa pollaio in stile Salvini che difficilmente affronta domande dirette e che per schivare le insidie la butta sempre, con i suoi è un dovere morale, secondo coscienza e così via,  sullo Stato paraetico. Poi l’incontro con i candidati della Lega in Basilicata e giù altri slogan. Ma meno pomposi del solito. A Salvini «dispiace che la Basilicata si sia distinta come prima Regione a ricorrere contro il decreto sicurezza e immigrazione». «Sono qua – ha detto il ministro – ad offrire più diritti per gli italiani. Di finiti richiedenti asilo che scappano da finte guerre per spacciare droga a Potenza e Matera ne ho le scatole piene». Non un accenno, però, al fatto che in Basilicata ci sono due tra le più grandi cooperative a livello nazionale operative nel settore dell’accoglienza migranti: la Auxilium e la Senise Hospes. Perché alla fine il business dei migranti lo fanno gli italiani, non i migranti. Mafia capitale docet. «Chiederò – ha proseguito guardando il candidato governatore del centrodestra – al Generale Bardi di applicare una volta eletto il merito. Qui c’è una dinastia: c’è la Repubblica in Italia tranne che in Basilicata, dove c’è la monarchia della famiglia Pittella, e il 24 marzo sarà un referendum fra il futuro e il passato». «Basta – ha aggiunto – far lavorare gli amici degli amici». Stranamente, chissà se la presenza del sindaco di Viggiano alle sue spalle, Amedeo Cicala, centri qualcosa, tra i vari slogan Salvini non ne ha dedicato neanche uno all’Eni. La questione delle estrazioni petrolifere in Basilicata non è stata toccata. A parte i soliti spot più infrastrutture – più turismo, avete una regione meravigliosa, e via discorrendo, nel concreto Salvini è apparso più un motivatore che un politico. Poca sostanza, molta psicologia. È sembrato di assistere a una di quelle conferenze di venditori di prodotti, solo che invece di cosmesi, aspirapolveri o simili il prodotto da vendere era ed è il consenso elettorale. «Diciassette giorni di campagna elettorale sono un quarto d’ora – ha così Salvini spronato i suoi – voglio vedere tutti al 24 marzo che avete perso almeno tre chili a testa per aver girato casa per casa, negozio per negozio». Una cosa seria però Salvini l’ha detta: «Dopo 35 anni di malgoverno, penso che i lucani meritino un cambiamento». Che non sia, si può aggiungere, dalla padella alla brace. Ad ogni modo ha già fissato da qui al 24 marzo almeno altre cinque visite lucane, la prima il 15 marzo. Salvini ha infine salutato tutti con un «Verrò spesso in Basilicata, vi abituerete a me e mi prenderete a noia». Alla prossima ministro Salvini, speriamo abbia riposato meglio e sia meno stanco in modo tale da poter discutere seriamente di Basilicata

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Ferdinando Moliterni

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