LA REGIONE FA CAUSA ALL’ENI

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La Regione a distanza di due anni e in piena campagna elettorale ha deciso di chiedere all’Eni il risarcimento danni per lo sversamento di petrolio avvenuto nel 2017. La comunicazione della Giunta regionale non è però precisa. Le vicende legate «all’ingente sversamento di idrocarburi – si apprende dalla comunicazione della Regione – avvenuto a marzo del 2017 nell’area del Centro Olio Cova in Val d’Agri con contaminazione anche esterna al perimetro» che avevano determinato la necessità, da parte dell’amministrazione regionale, di sospendere per alcuni mesi le attività estrattive hanno indotto la Regione Basilicata ad adire le vie legali nei confronti di Eni, per un «risarcimento di natura economica ed ambientale ma anche per ottenere una riparazione delle conseguenze lesive del danno di immagine». Lo sversamento non risale a marzo, però, ma a gennaio-febbraio del 2017. Poi ad aprile dello stesso anno venne decisa  la sospensione di tutte le attività del Cova per 90 giorni. E a maggio del 2017, l’Eni ammise un altro sversamento di petrolio di ingenti dimensioni. La compagnie petrolifera dichiarò che tra l’agosto e il novembre del 2016 erano state sversate nel sottosuolo lucano 400 tonnellate di petrolio. Ad ogni modo oggi la Giunta regionale ha dato mandato ai legali di intraprendere azioni legali contro l’Eni «finalizzate  all’ottenimento del giusto ristoro dei danni patrimoniali e non patrimoniali». Nel provvedimento della Giunta, inoltre, è evidenziata – a sostegno della decisione di adire le vie legali nei confronti di Eni – anche «la mancata realizzazione delle entrate connesse alle attività estrattive nel periodo di necessitata sospensione che costituisce evidente pregiudizio economico per la Regione». In pratica la Regione vuole le royalties del petrolio anche per il periodo che il Cova è stato chiuso

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Ferdinando Moliterni

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