URSULA FRANCO : Analisi della telefonata di Annamaria Franzoni al 118 delle ore 8:28 del 30 gennaio 2002

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Omicidio di Samuele Lorenzi: analisi della telefonata di Annamaria Franzoni al 118

Posted on 9 febbraio 2019

ANNAMARIA FRANZONI

Analisi della telefonata di Annamaria Franzoni al 118 delle ore 8:28 del 30 gennaio 2002:

Grazie alla casistica in tema di telefonate di soccorso sappiamo cosa aspettarci da un chiamante, per questo motivo il materiale d’analisi vero e proprio è ciò che risulta “inaspettato”. Expected versus Unexpected.

Expected: ci aspettiamo che il chiamante sia alterato, insistente e che soprattutto chieda aiuto per la vittima. Ci aspettiamo anche che imprechi e dica parolacce, che non attenda la fine della domanda dell’operatore per esplicitare una richiesta d’aiuto.

Unexpected: non ci aspettiamo che il chiamante si perda in superflue convenevoli o che chieda aiuto per sé o che senta il bisogno di collocarsi dalla parte di coloro che vogliono il bene per il soggetto per il quale chiama.

Centralino: 118?

Annamaria Franzoni: Ascolti, mio figlio ha vomitato sangue, sta male, non respira, abito a Cogne.

Si noti che la Franzoni riferisce un quadro drammatico ma non chiede aiuto per Samuele.

“Ascolti” è un termine del quale ricordarsi al momento delle conclusioni dell’analisi.

Centralino: Un attimo che le passo subito una persona.

Annamaria Franzoni: Fate presto, la prego.

Si noti che non è ancora presente una richiesta d’aiuto.

L’espressione “Fate presto” è inaspettata.

L’espressione “la prego” è anch’essa inaspettata.

Operatrice: Pronto?

Annamaria Franzoni: Pronto, mio figlio ha vomitato sangue, venga subito…

Si noti che la Franzoni non chiede aiuto per Samuele ma invita semplicemente l’operatrice a recarsi a casa sua ma non ad aiutare il bambino.

Operatrice: Allora, no…

Annamaria Franzoni:… abito a Cogne.

Operatrice:… signora, con calma…

Annamaria Franzoni: (incomprensibile)

Operatrice:… devo avere l’indirizzo, abbia pazienza.

Annamaria Franzoni: Abito a Cogne.

Operatrice: Allora, il numero di telefono.

Annamaria Franzoni: xxxxxxxx

Operatrice: xxxxxxxx

Operatrice: Ecco, Cogne dove?

Annamaria Franzoni: Eee… frazione Montroz.

Operatrice: Allora, con calma … Monrò?

Annamaria Franzoni: Cosa devo fare?

“Cosa devo fare?” è una domanda vaga, imprecisa. “Cosa posso fare per aiutare mio figlio?” è la domanda che ci saremmo aspettati.

Operatrice: Mi dà il numero civico?

Annamaria Franzoni: Eeh … eeh … la prego, sta male.

Si noti che non è ancora presente alcuna richiesta d’aiuto.

Nel linguaggio della Franzoni compare per la seconda volta l’inaspettata espressione “la prego”.

Operatrice: Signora, con calma perché non risolviamo niente. Allora, Monrò?

Annamaria Franzoni: Numero 4 A. È già venuta stanotte che stavo male io. (incomprensibile) vi prego, sta vomitando, non respira, povero Samuele.

Non è presente alcuna richiesta d’aiuto.

“vi prego” equivale a “la prego”.

Operatrice: Subito… signora, abbia pazienza, è Montrò o Monrò?

Annamaria Franzoni: Montroz.

Operatrice: Ecco. Numero?

Annamaria Franzoni: Eemh, 4 A.

Operatrice: 4 A. Signora, allora, suo figlio quanti anni ha e come si chiama?

Annamaria Franzoni: Ha tre anni, Samuele.

Operatrice: Di cognome?

Annamaria Franzoni: Eh, Lorenzi.

Operatrice: Lorenzi.

Annamaria Franzoni: La prego, sta malissimo.

Non è presente alcuna richiesta d’aiuto.

Nel linguaggio della Franzoni compare per la terza volta l’inaspettata espressione “la prego”.

Operatrice: Signora, intanto, allora, se… se vomita non… non lo tenga…

Annamaria Franzoni: È tutto insanguinato, ha vomitato tutto il sanguee… non respira… faaa… così.

La Franzoni non ha ancora formulato alcuna richiesta d’aiuto.

Operatrice: Arriviamo subito, signora.

Annamaria Franzoni: Grazie (incomprensibile).

“Grazie” è inaspettato.

Operatrice: Ecco mi lasci solo il telefono libero perché sennò… eh d’accordo?

Annamaria Franzoni: Sì, sì, sì, va bene, arrivederci.

“va bene, arrivederci” è inaspettato.

CONCLUSIONI

In questa telefonata non è presente alcuna richiesta d’aiuto.

La ripetizione dell’espressione “la prego” per tre volte, “vi prego”, “Ascolti” e “Fate presto” rivelano il bisogno della Franzoni di collocarsi dalla parte dei “buoni” e di ingraziarsi l’operatrice.

In Statement Analysis questi due fenomeni sono denominati “Good Guy/Bad Guy Principle” e “Ingratiation Factor” e sono spesso presenti nelle telefonate di soggetti che dissimulano o falsificano.

“Grazie” e “va bene, arrivederci” sono espressioni inaspettate. I convenevoli infatti sono fuori luogo in una richiesta di soccorso perché spesso vengono utilizzati da chi chiama per ingraziarsi l’operatore al fine di allontanare da sé i sospetti.

In sintesi, non solo la Franzoni non ha mai formulato una precisa richiesta d’aiuto per suo figlio Samuele ma ha cercato di allontanare i sospetti da sé mettendo in pratica degli escamotage linguistici che si sono rivelati controproducenti, ella ha infatti ottenuto l’effetto contrario.

Sulla base di questa analisi si può affermare che al momento della chiamata, effettuata pochi minuti dopo aver colpito a morte suo figlio, Annamaria Franzoni era ben consapevole di essere l’autrice di quella aggressione, ciò permette di escludere un qualsivoglia “meccanismo di difesa dell’Io”.

Peraltro, in questa chiamata, la Franzoni ha riferito all’operatrice del 118 che suo figlio vomitava sangue e non respirava ma non le ha detto che era ferito alla testa nonostante, alle 8:27:30, meno di un minuto prima di chiamare il 118, Annamaria Franzoni avesse telefonato dal proprio cellulare alla dott.ssa Ada Satragni, suo medico curante e vicina di casa, e le avesse comunicato che il figlio Samuele, di 3 anni e 2 mesi, perdeva sangue dalla bocca e che “gli era scoppiato il cervello” e, tra una telefonata e l’altra, dalla finestra, avesse riferito alla vicina, Daniela Ferrod in Guichardaz, che Samuele “stava perdendo sangue dalla testa”.

La Franzoni non ha mai richiesto aiuto per il proprio figlio perché sapeva che era morto, ella infatti, alle ore 8:29:26, subito dopo aver concluso la telefonata con il 118, chiamò la ditta in cui lavorava il marito, Stefano Lorenzi, comunicando ad un’impiegata che Samuele era morto.

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