UNA TRAVE GERBER DA 900T DEL MORANDI : SCENDE 5/7 METRI/ORA VERSO TERRA

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Demolizione ponte Morandi, tempi lunghi per vedere l’impalcato a terra: “Dovete tornare domani”
Paolo Cremonini, di Fagioli, ci ha spiegato perché bisogna attendere ancora.

 

di Katia Bonchi, Giulia Mietta – 08 Febbraio 2019 – 15:02

 

Bisognerà attendere almeno fino a stanotte, se non fino a domani, per vedere scendere chiaramente il tampone 8 di ponte Morandi, un impalcato di 36 metri per 18 che da 48 metri di altezza sarà calato fino a terra. A spiegare le fasi e le tempistiche della complessa operazione Paolo Cremonini, direttore dei servizi speciali della Fagioli, una delle aziende dell’ati che si occupa della demolizione.

“Verso la tarda sera di oggi, tuttalpiù, si potrà vedere che le gru solleveranno l’impalcato di qualche centimetro per permettere ai macchinari, dotati di filo di diamante, di tagliare i denti di supporto”, dice (il resto dell’impalcato è già stato tagliato).

Quindi anche se la “cerimonia” con l’arrivo del premier Conte, del ministro Toninelli e delle altre autorità è stata fissata per oggi, la parte più “scenografica” dello smontaggio avverrà nella giornata di domani, sabato 9 febbraio.

“Nell’ultima settimana abbiamo avuto due giorni e mezzo di vento molto forte – continua Cremonini – che ci ha impedito di proseguire con il ritmo voluto ma siamo in linea con i tempi.” Le aziende, che impiegano sotto e sopra il ponte circa 40 lavoratori, andranno avanti con turni sulle 24 ore, anche di notte. “Naturalmente”, dice il responsabile di Fagioli. Quando inizierà l’abbassamento della trave “gerber” non resteranno persone sul ponte ma si utilizzeranno dei sistemi telecomandati.

Attenzione, il tampone – oltre 800 tonnellate di materiale – non sarà distrutto immediatamente. “Sarà posato a terra su supporto e mantenuto come contrappeso per l’abbassamento del secondo tampone – spiega ancora Cremonini – bisogna tenere conto che abbiamo dovuto installare un contrappeso da 350 tonnellate per riequilibrare il ponte mentre sfiliamo il tampone”. Al momento la pila 8, quella che aggetta verso il torrente Polcevera, regge il peso dell’impalcato tampone in fase di smontaggio ma anche di quello che non c’è più ed è quindi sbilanciata. Solo dopo che sarà sfruttato in questo modo il tampone sarà “demolito in zona oppure spostato dove sarà necessario utilizzando i dei grossi carrelli semoventi”.
Il tampone 8 non sarà comunque conservato ai fini dell’incidente probatorio perché non si tratta di una delle parti richieste dai periti come lo è invece il tampone 6, più a monte, di cui è stata chiesta la conservazione insieme a un elenco di altri reperti. Circa il destino della pila 8 la best ‘best option’ al momento resta quella della demolizione tramite microcariche “perché ci consente di risparmiare tempo” ribadisce Cremonini che però precisa come “al momento siano anche possibili altre soluzioni, vale a dire lo smontaggio. L’obiettivo resta quello di rispettare i tempi indicati dal commissario Bucci consentendo così l’avvio della ricostruzione del lato ovest a partire 31 marzo.

Demolizione Morandi, è iniziata la lenta discesa dell’impalcato: 5 metri all’ora per toccare terra
Qualcuno dice “un giorno di lavoro e sono in ritardo di un giorno”

Noi pensiamo che fosse tutto previsto. Ma che i tempi degli annunci e quelli di cantiere sono sempre molto diversi.

È iniziata poco dopo le 8 la discesa del tampone tra la pila 7 e 8 del moncone ovest di ponte Morandi.

Un movimento lento che durerà almeno otto ore se si calcola che ogni ora la trave Gerber percorrerà, in giù, sorretta dai cavi degli strand jack, 5 metri all’ora.
Questa mattina, all’alba, il tampone 8 era ancora lì. E sembrava non avere alcuna intenzione di spostarsi.

Le uniche differenze erano: qualche striscione di aziende in più e una grande bandiera di Genova, quella bianca e rossa, la croce di San Giorgio.

Nella notte il cantiere sopra e sotto il ponte, anche se più silenziosamente che durante il giorno, è proseguito, concludendo il taglio dei denti di sostegno, come ci aveva spiegato ieri Paolo Cremonini, direttore dei servizi speciali della Fagioli, una delle aziende dell’ati che si occupa della demolizione.

A questo la “cerimonia” di ieri con l’arrivo del premier Conte, del ministro Toninelli e delle altre autorità, è stata più un “sopralluogo al cantiere” – così era definita, non a caso, anche dagli uffici stampa istituzionali – che il momento catartico di un pezzo di ponte che, finalmente, scompariva dalla vista.
“Nell’ultima settimana abbiamo avuto due giorni e mezzo di vento molto forte – continua Cremonini – che ci ha impedito di proseguire con il ritmo voluto ma siamo in linea con i tempi.” Le aziende, che impiegano sotto e sopra il ponte circa 40 lavoratori, andranno avanti con turni sulle 24 ore.

Quando inizierà l’abbassamento della trave “gerber” non resteranno persone sul ponte ma si utilizzeranno dei sistemi telecomandati.

Attenzione, il tampone – oltre 800 tonnellate di materiale – non sarà distrutto immediatamente. “Sarà posato a terra su supporto e mantenuto come contrappeso per l’abbassamento del secondo tampone spiega ancora Cremonini.

Il tampone 8 non sarà comunque conservato ai fini dell’incidente probatorio perché non si tratta di una delle parti richieste dai periti come lo è invece il tampone 6, più a monte, di cui è stata chiesta la conservazione insieme a un elenco di altri reperti. Circa il destino della pila 8 la best ‘best option’ al momento resta quella della demolizione tramite microcariche “perché ci consente di risparmiare tempo” ribadisce Cremonini. Quanto sarà importante.

Demolizione ponte Morandi, prima giornata

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