2ª GUERRA MONDIALE: UN FIGLIO RITROVATO E GRAZIA RICEVUTA

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“Mi è apparsa questa foto di Italiani di ritorno dai campi di internamento tedeschi nella seconda guerra mondiale.

Come un sussulto mi è tornata in mente la storia di mio Zio Rocco anche lui fra quei prigionieri immaginandolo in uno di questi volti.

Partito volontario a diciassette anni nel ‘39 tornò a casa nel settembre del ‘44 dopo che si erano perse le tracce per quasi tre anni.

Protagonista di una fuga rocambolesca da quei luoghi infernali, nascosto sotto i rifiuti del camion che smaltiva spazzatura e cadaveri, riuscì, dopo settimane di cammino nella luce del buio, a prendere i confini dell’Italia.

Era finalmente lontano, molto lontano, dal campo illuminato da quel terribile faro che per tre anni roteò in cima alla torre a regalare la vista oltre il recinto a quegli odiosi mangia patate.

Di quel tubero lui ne conobbe solo il sapore delle bucce. I ratti erano favolosi. Proteine cariche di ferro che gli salvarono la pelle.

Addosso, quel che restava di quell’unica divisa grigioverde di mostrine strappate. Un pesante zaino di iuta e venti chili suoi lasciati chissà dove!

Un treno merci stracolmo di lerci giovani italiani li riportava tutti alle terre sognate nelle notti appese fra la vita e la morte.

In un settembre all’imbrunire le scritte della stazione gli regalarono le emozioni del ritorno. Il treno interminabile si fermò sull’unico binario di fronte alla scritta “Vaglio Lucano”. Alla spicciolata scesero quelli del paese.

“Tërësinä la m’brlar” riconobbe il fantasma che era in quegli stracci. Si accordò per essere lei ad annunciare l’arrivo di quel disperso in una casa di due stanze e otto letti poco lontana dalla piazza!

Teresa si divorò come una marotoneta le tre miglia di distanza fra la stazione ed il paese. Spavalda spalancò la porta e disse: “vi porto la notizia di una grande gioia!”

Gli otto, ammutoliti e attoniti ascoltarono il resto dell’ambasciata con lei che continuò: “cumba Rocco è tornato, sta risalendo dalla stazione, il suo viaggio disperato è terminato”!

Lui arrivò! Era irriconoscibile ma disse di stare bene. Prese in braccio l’ultima delle sorelle che vedeva per la prima volta e chiese pane.

Mia nonna fece voto a Sant’Antonio senza sapere mai se fosse quello da Padova o l’Abate ma pregò per uno dei due o per tutti e due, tutta la vita. Un figlio ritrovato e grazia ricevuta!”

{di ROSARIO ANGELO AVIGLIANO}

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