DAKAR 2019 MOTO : PER NICOLA DUTTO OLTRE IL DANNO LA BEFFA

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Dakar 2019, Nicola Dutto escluso dalla Direzione gara per un malinteso: “Non tornerò”

Il pilota con paraplegia di Beinette (Cuneo) è stato escluso per un malinteso dalla Dakar e non è ripartito per la quinta tappa. In un’intervista a moto.it si è sfogato: “Non tornerò nella prossima edizione. Ci perdono loro”

LO SPECIALE MOTORI

Un problema meccanico alla moto di uno dei ghost riders. Il ritorno al bivacco dopo aver seguito le indicazioni della Direzione gara. L’eliminazione per un malinteso. Nicola Dutto, pilota con paraplegia di Beinette, in provincia di Cuneo, non è partito per la quinta tappa della Dakar di venerdì 11 gennaio. E ha annunciato a caldo che non parteciperà a un’altra edizione del Rally Raid più famoso al mondo. “Difficile da accettare – ha detto a moto.it -. A chi diamo fastidio? Tanto saremmo arrivati ultimi”. E ha aggiunto: “Il direttore di gara avrebbe potuto darmi una megapenalizzazione, l’avremmo accettata senza fiatare”. Poi annuncia: “Tornare nella prossima stagione? Non ci penso neanche. Credo però che ci perda la Dakar: è vero che l’Italia è un Paese piccolo, ma se la stampa e i Tg hanno parlato della gara è stato proprio per la mia avventura. Chi si ricorderà tra un anno chi ha vinto questa edizione? Avrebbe potuto essere memorabile”.

Un investimento importante
“Abbiamo rotto gli schemi, forse si aspettavano che finissi si e no una tappa fra mille difficoltà, e tornassi a casa di mia spontanea volontà”, ha proseguito con amarezza Dutto che ha analizzato anche il problema dei costi per la partecipazione alla gara, riferendosi ai tre Ghost Riders che lo hanno accompagnato fino a oggi: “Devo iscrivere quattro piloti, perché qui non ti regalano niente”.

Dakar 2019, che pasticcio! Oltre al danno la beffa per Nicola Dutto, riammesso quando era troppo tardi.

Oltre al danno la beffa. L’espressione si adatta perfettamente all’epilogo della partecipazione di Nicola Dutto alla Dakar 2019, prima volta di un pilota paraplegico alla prestigiosa e durissima competizione.

Il pilota beinettese, squalificato con i suoi “ghost riders” dopo la quarta tappa per una discutibile decisione della direzione, è stato riammesso nella mattinata successiva ma quando ormai le moto erano già sul camion e non era più possibile presentarsi al via.

Quanto accaduto nel deserto peruviano durante la tappa da Moquegua ad Arequipa, in parte già spiegato dallo stesso pilota nel suo amaro sfogo post esclusione, si arricchisce di dettagli nelle ricostruzioni dei siti specializzati.

E il dietrofront (tardivo) degli organizzatori, presumibilmente frutto di una riunione notturna nel corso della quale sarebbe emerso il pasticcio, non fa che confermare le prime versioni dalle quali si capiva la buona fede e l’assenza di responsabilità del team di Dutto.

Il primo stop si verifica dopo pochi chilometri, in seguito ad un problema alla moto di Victor Riveira (uno dei “ghost riders che ha accompagnato Nicola Dutto nell’avventura). Moto riparata dopo oltre due ore, poi la ripartenza ma una nuova rottura costringe lo spagnolo a fermarsi. Dutto e gli altri due “ghost riders” (numero minimo per garentirne l’incolumità e quindi la regolarità della gara) ripartono ma anche la moto di Julian Villarubia accusa problemi. A questo punto Dutto decide di giocarsi il jolly previsto dal regolamento, che concede la possibilità di abbandonare il percorso e raggiungere direttamente il bivacco dove poter riparare la moto per poi ripartire nella tappa successiva. Pena una penalizzazione, comunque messa in conto. Il procedimento è avallato per ben due volte (!) dalla direzione attraverso le comunicazioni con il team di Dutto.

Al bivacco, tuttavia, arriva la doccia fredda con la direzione che opta per l’esclusione, gelando letteralmente il pilota beinettese.

Quindi il passo indietro, assurdo nelle modalità e nei tempi. La Dakar 2019 pare aver trovato il modo peggiore per fare parlare di sè…

Farsa alla Dakar: Nicola Dutto riammesso in gara quando è troppo tardi!

 

Oltre il danno, la beffa per il pilota cuneese Nicola Dutto, reduce da una amarissima esclusione dalla Dakar. Dopo l’assurda decisione della direzione di gara che aveva escluso il pilota di Beinette dalla celebre gara attualmente in corso in Perù, è di questa mattina il comunicato apparso sul sito ufficiale Dakar.com che annuncia:

“Nicola Dutto sempre in gara-Nicola Dutto è impressionante con determinazione e determinazione. Paraplegico dal 2010 a seguito di un incidente durante la Baja Italy, l’italiano ha lottato per riprendere il manubrio di una moto e realizzare il suo sogno di essere al via della sua prima Dakar. Un’avventura che esce brillantemente e l’aiuto di altri 3 concorrenti che lo scortano, visto che Nicola sta ancora correndo dopo quattro difficili tappe nella sabbia”

Peccato che le moto di Nicola e dei suoi ghost rider fossero ormai sul camion e quindi impossibilitate a prendere il via regolarmente.

Ciò che è accaduto durante la quarta tappa della gara, lo ha spiegato ieri lo stesso Dutto attraverso un video carico di rabbia e di delusione. Come racconta il pilota, a causa della sabbia finissima uno dei tre piloti che lo affiancano nell’impresa, Victor Rivera, aveva avuto problemi con la sua moto imitato dopo qualche ora anche dall’altro ghost rider Villarrubbia. Dutto decide quindi di sfruttare la possibilità “offerta” dall’organizzazione a tutti i partecipanti, di uscire dal percorso e andare dritti al bivacco per riparare la moto di Villarrubbia e ripartire dalla tappa successiva. Dopo aver chiesto rassicurazioni all’organizzazione, questa “manovra” viene accordata a più riprese.

Una volta raggiunto il bivacco, però, la doccia fredda: il direttore di gara Lavigne comunica a Dutto l’esclusione dalla corsa e a nulla valgono le spiegazioni del pilota per essere riammesso in gara.

Con il passare delle ore, però, emerge che le stesse indicazioni sono state date anche ad altri equipaggi in gara, quindi in seguito ad un briefing notturno il dietrofront dell’organizzazione, quando però è troppo tardi.

 

È terminata probabilmente nel modo peggiore l’avventura di Nicola Dutto alla Dakar 2019. Al rider cuneese, dopo aver portato a termine la quarta tappa Arequipa-Moquegua di giovedì, è stato infatti impedito di partecipare alla quinta tappa Moquegua-Arequipa di ieri a causa di un vizio procedurale, nato da un malinteso di cui il pilota appare chiaramente incolpevole.

I fatti, in breve, si sono verificati nel corso dello Stage-4: dopo la partenza, Dutto perdeva subito uno dei 3 ghost-riders a suo supporto, Victor Rivera, a causa di un problema tecnico alla sua moto, e poco dopo un secondo, Julian Villarrubia, iniziava ad accusare a sua volta noie di natura meccanica al suo mezzo.

Per questioni di sicurezza, per Dutto sarebbe stato impensabile proseguire con un solo ghost-rider al seguito, Pablo Toral, e per questo ha deciso di giocarsi il “jolly” che, da regolamento, permette a tutti i piloti, una sola volta durante la manifestazione, di dirigersi direttamente al bivacco del traguardo senza seguire la sequenza dei check-point. Ovviamente al prezzo di una penalità in classifica. L’obiettivo sarebbe stato quello di riparare la moto di Villarubia per affrontare poi con maggiori chances la quinta tappa.

E da qui parte l’inghippo, con Nicola Dutto e i suoi che avrebbero seguito le indicazioni dei commissari sul percorso per portare a compimento la procedura ma che, una volta arrivati a destinazione, sono stati informati dalla Direzione Gara di aver commesso delle irregolarità nella prassi di rientro che ne hanno decretato la squalifica. Inutili i tentativi di chiarimento con il race director Etienne Lavigne, con Dutto e il suo team vittime quindi di un presunto malinteso causato dall’organizzazione.

Grande l’amarezza per il pilota piemontese, che ha visto così dissolversi per una quisquilia burocratica il sogno di arrivare fino al traguardo di Lima dopo un anno di preparazione e grandi sacrifici sotto tutti gli aspetti. In un video pubblicato su facebook dalla moglie Elena Foi, Dutto aveva commentato a caldo l’accaduto dal bivacco di Moquegua senza nascondere la sua più che comprensibile delusione:

“Abbiamo avuto subito un problema al km 78 con la moto di Victor, che si è fermata nel talco. Abbiamo perso 2 ore e mezza per farla ripartire, ma ha fatto solo pochi chilometri prima di fermarsi definitivamente. A quel punto abbiamo deciso, purtroppo, di lasciarlo lì e di proseguire, ma durante la tappa anche la moto di Julian ha iniziato ad avere qualche problema…”
“Arrivati al [punto di] controllo della neutralizzazione, io ho deciso di giocare questo “jolly” che è disponibile una volta in gara e di uscire dalla gara con una penalizzazione… era la cosa logica da fare perché arrivando qui [al bivacco] in tempo, poi avremmo avuto il tempo per sistemare la moto.”

“Io non rischio la mia vita e quella dei miei compagni, partecipando ad una gara del genere, avendo solo un ghost-rider con me. Al controllo della neutralizzazione ci hanno dato le indicazioni per andare al CP3 (Check-Point 3) dicendoci di non entrare sul percorso di gara ma di proseguire su asfalto, poi una volta arrivati al CP3 avremmo dovuto timbrare e andare direttamente verso l’assistenza. E facendo questo, hanno pure telefonato due volte alla direzione gara per avere conferma.”
“Noi abbiamo seguito queste indicazioni, e una volta arrivati qui al bivacco, il Direttore di Gara mi comunica che noi siamo fuori gara.”

“Alla fine dell’avventura, lui si è arrabbiato con i suoi perché dice che non è possibile che mi abbiano detto una cosa del genere, ma comunque lui la decisione l’aveva presa e che quindi noi siamo fuori gara. Certo che se ce l’avessi qui davanti gli strapperei i peli del corpo uno a uno, però non mi resta che accettare [il verdetto], tanto non si può far niente…”
“Probabilmente pensavano che sarei arrivato qui, avrei fatto il prologo e me ne sarei tornato a casa con la coda fra le gambe, ma così non è stato. Quello che abbiam fatto è stato grande, è stato proprio grande… Alla fine mi sono allenato bene, stavo bene, ero in forma, guido bene, e finisco le tappe. Di sicuro sarei arrivato a Lima, perché la forza e la volontà per arrivare a Lima ce l’avevamo tutti e quattro, però è andata così.”

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