POLEMICA SULLE CONCESSIONI DEL PETROLIO

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Il dicastero guidato da di Maio, come si evince dai tre decreti pubblicati sul Bollettino ufficiale idrocarburi e georisorse del 31 dicembre scorso, ha accordato alla compagnia americana Global Med permessi di ricerca petrolio nello Ionio per un totale di 2mila e 200 chilometri quadrati. La tecnica che verrà utilizzata è quella dell’Air Gun, sistema ritenuto dannoso per gli ecosistemi marini, nonché deleterio per le attività produttive. Nonostante il vicepremier Di Maio abbia chiarito come i permessi rilasciati siano un compimento obbligato di un sì dato dal precedente governo di sinistra, l’ok alla ricerca del petrolio nello Ionio ha sollevato un polverone di polemiche che non accenna a placarsi e che da giorni vede tra i protagonisti più infervorati proprio gli esponenti del Pd. Soprattutto quelli delle due regioni più coinvolte, Puglia e Basilicata. Così Emiliano e Lacorazza in testa tra i dem guidano la protesta. Il lucano Lacorazza contesta ai cinque stelle che quello fatto sia stato un atto dovuto. «Il Governo – ha dichiarato il consigliere regionale lucano – avrebbe potuto fare una norma per bloccare i procedimenti in corso. Tempo ne ha avuto per farlo. Peraltro le ipotesi normative di fatto erano già contenute nei quesiti che furono proposti nel referendum del 2016. È il momento di tornare a discuterne, per questo ho proposto un tavolo degli enti locali e il presidente pugliese Michele Emiliano, accogliendo la proposta, ci convocherà lunedì 14 gennaio». Il governatore pugliese, Emiliano, da parte sua ha invece proposto al Governo di «stoppare i provvedimenti sulle trivelle nello Ionio esercitando l’autotutela». «I 5 stelle – ha spiegato Emiliano – hanno tradito ancora una volta quanto dichiarato in campagna elettorale. Avrebbero potuto nel programma nella legge finanziaria, bloccare tutte le ricerche petrolifere in Italia come avevano sempre detto di voler fare, ma non l’hanno fatto».

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Ferdinando Moliterni

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