«NON C’ERANO GRAVI INDIZI DI COLPEVOLEZZA»

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A carico del governatore lucano sospeso Marcello Pittella non emergono «gravi indizi di colpevolezza» tali da giustificare pienamente le «esigenze cautelari». Così si legge nelle motivazioni della Cassazione, ora depositate, a sostegno della decisione degli ermellini di rinviare il caso al Riesame di Potenza che dovrà meglio motivare la convalida dei domiciliari di luglio scorso nell’ambito dell’inchiesta Sanitopoli. «Il Tribunale di Potenza – ha specificato la Cassazione – non ha assolto all’obbligo motivazionale, limitandosi a evidenziare una serie di elementi indiziari omettendo una reale autonoma valutazione critica e sostanzialmente aggirando le obiezioni difensive con generiche letture “probabilistiche” del ruolo di Pittella ed errate valutazioni». Non risultano, hanno aggiunto gli ermellini «sufficientemente esplicitati i caratteri di gravità, precisione e concordanza degli elementi di fatto meramente elencati dal tribunale in maniera frammentaria e con uso di una tecnica redazionale spesso segnata da superflui giudizi di carattere moralistico». Il Riesame di Potenza «non ha individuato elementi indiziari dai quali desumere che Pittella abbia fatto sorgere, ovvero rafforzato, il proposito criminoso nei coindagati». La motivazione dei giudici di Potenza, secondo la Cassazione, è inadeguata anche sotto il profilo del pericolo di inquinamento probatorio, perchè «risulta generica e caratterizzata da una serie di giudizi su ”perduranti collegamenti politici” di Pittella, mentre – spiega la Corte – il pericolo per l’acquisizione o la genuinità della prova deve essere identificato in tutte quelle situazioni dalle quali sia possibile desumere che l’indagato possa realmente turbare il processo formativo della prova, ostacolandone la ricerca o inquinando le relative fonti».

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Ferdinando Moliterni

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