LEGA: LE PURGHE DI CAPPIELLO

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C’è aria di epurazioni in casa Lega. Politicamente «revoche», ma nella sostanza l’atto comporta che chi ha il potere di farlo toglie questo o quell’incarico a qualcuno. E chi ha il potere nella Lega Salvini Premier Basilicata è il segretario nazionale, essendocene una con quel nome, Antonio Cappiello. Così è accaduto che il partito da un giorno all’altro non ha più il vicario regionale. «Provvedimenti interni, null’altro» stigmatizza Cappiello contattato dal Roma. Di fatto però Massimo Zullino è stato rimosso. E c’è un piccolo giallo anche riguardo il portavoce della Lega lucana Giuseppe Grande. In quanto Cappiello ha confermato che la revoca è rivolta a entrambi. Cappiello ha ritenuto che sia «venuto meno il vincolo di fiducia» con Zullino. In più ci sarebbe anche una questione economica da risolvere, relativa alle tessere, altrimenti il segretario è pronto ad «adire le vie legali più opportune». Rumors politici riportano come tutte le insicurezze di Cappiello siano riconducibili al non aver alle spalle un bacino elettorale di consistenza rilevante. Per cui ha la necessità di fare sgambetti qua e là anche ai “colleghi” oltre che agli alleati. Cappiello al Roma si è semplicemente limitato a dichiarare, in merito alla revoca di Zullino, che «l’atto non ha nulla di straordinario» perchè «come quando marito e moglie litigano spesso, la decisione da prendere è: continuare a litigare o interrompere la relazione?». Nel caso di Zullino la risposta è stata decisamente la seconda. Nello spiegare le ragioni della scelta, Cappiello inoltre ha precisato come volendo andare nel dettaglio «la posizione del Vicario è stata sin dall’inizio una forzatura nei confronti del partito non venendo intesa come indispensabile». A Zullino non resta più nulla, neanche la carica di responsabile di sezione di partito a Venosa. Dall’essere il numero due della Lega in Basilicata, si è ritrovato in mano un biglietto per l’anonimato con tanti saluti e neanche il grazie. Non è tutto, perchè ora rimane da scoprire se simile sorte spetterà anche al portavoce Giuseppe Grande

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Ferdinando Moliterni

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