GIUZIO VUOLE LA TESTA DELLA FRANCONI

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«L’undicesimo voto per approvare l’importantissima variazione di bilancio non è di Mollica, ma di Lacorazza. Con il capogruppo Giuzio che fino alla fine poteva non votare con noi. Per questione di poltrone, non di merito. Il Pd intervenga. A Polese dico: hai trascinato il Pd in una crisi senza precedenti. Polese, umiltà… se vuoi unità». Parole e musica di fine legislatura di Piero Lacorazza (Pd) che ha messo a tacere tutti ieri sera in Consiglio regionale prima di votare a favore della variazione di bilancio che è appunto passata sul filo di lana. Con Mollica tornato dissidente con gli ormai ex alleati del centrosinistra e che si è astenuto. E con il solito Michele Napoli di Fratelli d’Italia a fare da stampella al centrosinistra. A differenza del collega Gianni Rosa lui è stato in aula fino all’ultimo. Così da poter scongiurare la mancanza del numero legale, vista la titubanza fino all’ultimo di alcuni. Anche nel Consiglio regionale di ieri è stata protagonista la diatriba interna ai dem lucani. Nel tardo pomeriggio l’Assemblea ha subito una lunga sospensione, circa un ora e mezza, dovuta alle bizze del capogruppo Pd Vito Giuzio. Non ha avuto nuovamente, dopo il niet delle scorse settimane, il contentino della nomina di Tonio Michele Bufano a Sviluppo Basilicata e ha abbandonato l’aula per non farvi più ritorno. Se non molto dopo, quando qualcuno gli ha fatto notare che così si sarebbe ulteriormente valorizzato il protagonismo e la coerenza di Lacorazza. Al punto che alla fine Giuzio stesso è dovuto intervenire spiegando il suo precedente allontanamento (non aveva votato nulla). «Voto perché il mio contributo è inifluente – ha dichiarato Giuzio -». In qualche modo intrisecamente avallando la teoria di Lacorazza e i rumors che si sono susseguiti nel pomeriggio sulla motivazione del suo “risentimento”. Centrodestra e Cinquestelle guardano, sghignazzano e ringraziano.

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Ferdinando Moliterni

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