23 NOVEMBRE 1980 – 23 NOVEMBRE 2018 : INDELEBILI RICORDI DI UN BAMBINO

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23 novembre 1980 ore 19.34 – Terremoto in Basilicata ed Irpinia : GRIDANO I SEPOLTI VIVI

Compivo quel giorno tredici anni, a distanza di 38 anni ricordo ancora, con forza, quegli spaventosi momenti che sembravano infiniti, molto tempo è passato ma rammento perfettamente cosa stavo facendo in quel preciso istante e cosa accadeva attorno a me, ricordo dov’erano i miei familiari, le loro voci e le sensazioni sono ancora vive.

Erano le 19.30 circa, la TV, la Rai, in uno, degli unici due canali esistenti, trasmetteva, come ogni domenica, la differita di una partita di calcio di Serie A. Io, quella sera, ero seduto al tavolo della cucina e mi stavo guardando Juventus – Inter, la classica sfida fra le grandi del calcio italiano dell’epoca.

Nello stesso momento, i miei genitori, i miei fratelli, mio nonno, erano in giro per casa, mentre mia nonna era sdraiata sul letto.
Improvvisamente il tavolo, sotto le mie braccia incominciò a ballare, stranito per quella novità non reagii subito, ma solo a seguito di una serie di schiamazzi familiari.

Mia nonna che credendo fosse il marito a muovere il letto, se ne lamentava, salvo poi comprendere la verità e chiamandolo gli urlò (naturalmente in dialetto): “Peppì il terremoto!!”. Mio nonno (Peppino), per tutta risposta, forse perché non aveva capito bene cosa dicesse la moglie, rispose, sempre in dialetto, “Dov’è?” (scketch che, quando poi ce lo raccontammo con calma nei giorni successivi, scatenò ilarità senza contenimento).

Nello stesso momento, mio padre urlava: “Il terremoto!!” e, sopra un pavimento tremolante, tutti, io, mia madre, i miei fratelli, scappammo fuori, fra rumori di vetri in frantumi e spade appese al muro che dondolavano come pendoli. Un odore di alcol impregnava l’aria (era la collezione di liquori mignon di mio padre che cadendo si perdeva in rivoli vetrosi), quando aprimmo il portone.

Poi, tutti fuori, sulle scale, in strada, mancava la nonna; preoccupati ed incerti, fino a che la vedemmo scendere le scale.

Quel boato non finiva mai, eppure durò pochi istanti, sembrava interminabile, come se quel momento si fosse cristallizzato in un’eterna scossa.

Finalmente giunse il silenzio. Il fiato sospeso e poi, con calma, i richiami tra vicini, gli incoraggiamenti e la notte, una notte calma, a dormire, senza dormire, tutti in macchina. Il Fiat Pulmino turchese di mio padre.

Poi seppi dei morti, della distruzione, degli sfollati e del dolore.

Io che fino a quel momento avevo solo vagamente sentito parlare di terremoto, grazie ad un mio amichetto che era fuggito via da quello del Friuli, improvvisamente seppi dell’esistenza della mitologica scala Mercalli (oggi va la Richter), declamata con precisione e costanza, per lungo tempo, dal telegiornale.

Conobbi, sempre grazie al telegiornale, una nuova geografia, paesi che non si studiavano a scuola e seppur vicini, per me sembravano lontani, sentivo di Sant’Angelo dei Lombardi, di Pescopagano, di Muro Lucano e di tutti quei paesi Lucani ed Irpini elencati con dovizia dal tele giornalista alla TV che dava numeri di morti, di feriti e case distrutte.

Da allora, per me, il mio compleanno è il Terremoto, è anche Juventus – Inter.

Il 23 novembre è il Terremoto, il lampadario da guardare ad ogni vibrazione o tuono, le crepe nei muri, il ricordo del paese che era e il confronto con quello che è.

Indelebili ricordi di un bambino.

Per la cronaca, Juventus – Inter era finita col risultato di 2 a 1, ma io non me lo chiesi per anni”

Un ricordo straziante per le vittime e la distruzione che portò con sé e che oggi è ancor più sentito pensando alle popolazioni del centro Italia che stanno vivendo i disagi del post sisma e piangono i morti che hanno perso la vita sotto quei maledetti edifici crollati sotto l’impeto dell’onda tellurica. Vs Domenico Leccese

 

 

 

 

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