REGIONALI: LA CONTROMOSSA DI SALVINI

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Dall’election day al day after il passaggio non è indolore per l’attuale potere amministrativo regionale. L’enunciazione “dobbiamo votare a maggio, ma vogliamo farlo prima” fatta presente al ministro dell’Interno Salvini, è molto politica ed è l’ultimo atto con cui il Pd ha potuto procrastinare l’importante appuntamento delle regionali. Ora l’ultima parola spetta a Salvini. Da Roma maliziosamente stanno facendo trapelare la versione per la quale vero è che il ministro aveva scritto alla Franconi che «il 20 gennaio rappresenta a questo punto l’unica data utile per l’espletamento delle operazioni di voto» e che l’ipotesi Commissariamento è stata già seriamente vagliata, ma è altrettanto vero che da quando il decreto dell’indizione delle regionali è sulla scrivania del ministro lui non ha mosso e non muoverà un dito. Chi di politica ferisce di politica perisce. Così il ministro avrebbe iniziato a fare anche lui i suoi calcoli. A favore del lasciare lo stato delle cose così come è attualmente c’è in primis il fatto che a marzo è fissata l’importante partita della negoziazione-rinnovo degli accordi petroliferi. Senza presidente lucano, al tavolo delle trattative la sedia Basilicata rimarrà vuota. Poi c’è tutta una serie di questioni legate all’andamento del Governo e al fatto che la concomitanza delle europee con le regionali potrebbe far comodo da un punto di vista di raccolta del consenso molto di più alla Lega che alla sinistra. La Lega con i dibattiti nazionali per piazzare esponenti italiani al Parlamento europeo e con un Salvini in doppia campagna elettorale potrebbe aumentare il bacino di voti anche in Basilicata seppur a favore dei suoi alleati. Alla luce di ciò gli esponenti locali del governo gialloverde dovrebbero protestare più con i loro rispettivi vertici che dinanzi la Regione avendo loro il potere spostare la data delle regionali.

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Ferdinando Moliterni

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