È PERRI IL VERO NOME DI FOLINO

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Presentare in pompa magna due pretendenti alla candidatura di presidente della Regione per “bruciarli” entrambi. È questo lo strike politico che può aver attuato l’ex parlamentare Vincenzo Folino in qualità di reale deus ex machina dell’operazione Leu che ha fatto entrare in coalizione la giornalista lucana Carmen Lasorella e il sindaco di Potenza, Dario De Luca. Folino vorrebbe piazzare sulla poltrona più alta della Basilicata l’ex direttore dell’Apt Giampiero Perri. Il quale assurse all’incarico citato in quota Folino, dopo aver consumato lo strappo con Forza Italia. Ma la sinistra matassa politica di Leu è ancora troppo ingarbugliata. Non è tutto così semplice. Considerando e non considerando, momentaneamente Perri comunque Lasorella e De Luca appaiono più che mai, per volere del regista occulto, vittime predestinate da sacrificare sull’altare dell’unità. Appare piuttosto oggettivo che se un polo alternativo deve nascere non può limitarsi a Leu, Luci di Lasorella e alla lista di De Luca. Deve necessariamente convogliare per raggiungere un bottino elettorale di un’entità rilevante gli uscenti dal Pd. Difficili immaginare che, per fare un esempio, Lacorazza, Santarsiero e altri ancora “strappino” per confluire in una coalizione dove non sia uno dei loro il candidato governatore. Ma Perri, o ancora più assurdo il sindaco De Luca. Il Pd concentra, allo stato attuale delle cose, al suo interno tutte le varianti del disastro elettorale. Ma le mosse di Leu e Folino creano altrettanti problemi.

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Ferdinando Moliterni

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