100 ANNI PER TORNARE A CASA

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Possiate vivere come noi morimmo, parole incise nel bronzo dallo scultore Carmine Filipponi, era il 1929 quando al centro della villa comunale fu eretto un monumento di grande pregio artistico, in quella villa dove già a ricordo del conflitto di 11 anni prima, i reduci aviglianesi  avevano posto un cannone austriaco che  si erano portati dal fronte.. Per il monumento di Filipponi Vi su una raccolta di fondi, anche dagli emigrati Usa, un gesto di generosità  popolare  per ricordare i caduti di quell’immane massacro. . Sono passati 100 anni, cento lunghi anni dalla fine del conflitto.  Quella frase rimane un monito un messaggio al pacifismo. E al ricordo di chi non tornò a casa come Vito anzi  il soldato Vito Rotunno nato ad Avigliano il 14 giugno 1890 morì a  soli 26 anni per le ferite riportate nella battaglia di Monte Seluggio  ad Arsiero nel Veneto quindi sull’allora fronte austro-ungarico. Lasciò una giovanissima moglie Maria Antonia e tre bambini: Margherita, Carmela e  Tommaso. Vito, anzi il soldato Vito Rotunno perì il 25 agosto ma la notizia arrivò solo  agli inizi di ottobre, un episodio che la figlia Margherita nata nel 1910 – ora scomparsa- si ricordava  dell’episodio perché arrivarono i carabinieri a casa a portare la notizia mentre lei stava andando a scuola. Disserro soltanto è morto al fronte, null’altro. Si usava così all’epoca.  Ma la storia ha dell’incredibile: la famiglia per oltre 97 anni non ha saputo dove fosse sepolto. Solo con ‘impegno del bis nipote don Claudio Mancusi, cappellano militare nel 2016 , dopo 100 Vito Rotunno è stato consegnato alla memoria e all’affetto dei suoi familiari, e ora ci racconta la vicenda ai microfoni di Cronache Lucane TV

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Leonardo Pisani

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