SCAPPA IN BASILICATA DOPO OMICIDIO IN MALI

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Assassino in Mali, voleva lo status di rifugiato politico in Basilicata. Ma la Corte d’Appello di Potenza l’aprile dello scorso anno glie lo negò. Così il maliano Bha Moussa non si è arreso ed è andato in Cassazione. Gli ermellini, però, hanno dato ragione ai giudici lucani: il maliano va rimpatriato. Come spesso avviene dietro le vicende raccontate dai migranti ai giudici si celano strani fatti. La storia di Bha Moussa non è da meno. Ha raccontato che in Mali aveva un cavallo da corsa fortissimo. Una sorta di Varenne africano, che risultava  «spesso vittorioso». Premi e soldi avevano attirato insieme alla gloria, anche i guai. Il suo datore di lavoro voleva comprare il cavallo, ma lui non lo ha venduto. Così, ha detto Moussa, per ripicca lo “ha fatto ferire a una zampa”. La sua personale indagine per individuare l’autore dell’azzoppamento lo aveva condotto proprio all’abitazione del datore di lavoro che voleva comprare il cavallo. Subito una violenta colluttazione nella quale il maliano ha “colpito un ragazzo alla testa con un coltello”. Quindi la fuga e da lì la decisione di lasciare il paese. Dal Mali all’Italia e in Basilicata. Moussa ha chiesto l’asilo politico sostenendo “di non poter tornare nel suo Paese perché rischiava o di essere ucciso” o che “la polizia lo avrebbe arrestato”. I giudici lucani hanno deciso l’espulsione anche perchè “in Mali la pena di morte non è più applicata da decenni” e quindi se Moussa verrà arrestato al suo rientro andrà incontro al regime carcerario come accade a chi commette certi reati. Tanto più se si tratta di un omicidio.

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Ferdinando Moliterni

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