LA DOTTORESSA URSULA FRANCO : ANALISI DELLE DICHIARAZIONI DI FILIPPO MAGNINI

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UN CASO ALLA VOLTA: Filippo Magnini

Filippo Magnini

La prima sezione del Tribunale Nazionale Antidoping ha riconosciuto l’ex nuotatore azzurro, Filippo Magnini, colpevole di aver violato l’articolo 2.2 del codice Wada (uso o tentato uso di sostanze dopanti) e lo ha squalificato per 4 anni.

Il procuratore Pierfilippo Laviani aveva chiesto una squalifica di 8 anni.

Analisi delle dichiarazioni di Filippo Magnini

Il 6 novembre 2018, dopo la sentenza, Magnini ha dichiarato: “È una sentenza che era già scritta e per questo sono incazzato nero. Il procuratore Laviani mi ha detto al processo, sbattendo i pugni sul tavolo: “Basta, ormai questa è una questione personale”. Parliamo di un accanimento, di una forzatura. Non ci sono prove, anzi le prove dimostrano il contrario. Faremo sicuramente ricorso. Pensare che un procuratore, al quale è stato dato pieno potere, possa agire con queste parole senza alcuna ripercussione, fossi il Coni mi arrabbierei parecchio. Nella giustizia ordinaria non ci potrebbe essere. Questa è una cosa molto grave. Ci sono state molte irregolarità, abbiamo le prove ma le diremo nelle sedi giuste. Ma sono molto deluso da questa giustizia sportiva che non chiamo nemmeno più così. Perché è successo? Ho pensato di tutto, che il mio movimento “I’m doping free” possa aver dato fastidio a qualcuno o che io potessi essere una pedina per colpire qualcuno più importante. Di certo qua non parliamo di un pregiudizio nei miei confronti, ma di una persecuzione. Faccio mia, perché mi ci rivedo molto, una frase molto importante e bella di Cristiano Ronaldo riguardo le accuse di stupro che gli sono state rivolte. Lui ha detto “Sono un esempio nello sport” e lo sono anche io. Ho una bellissima famiglia e una ragazza che mi segue in tutto e che amo. Non mi faccio toccare minimamente dalle cose ridicole che dice certa gente, di cui non ho alcuna stima”

Filippo Magnini
Dopo la sentenza ci saremmo aspettati che Filippo Magnini negasse in modo credibile di aver violato l’articolo 2.2 del codice Wada (uso o tentato uso di sostanze dopanti). La frase “io non mi sono dopato”, seguita dalla frase “ho detto la verità”, avrebbe rappresentato una negazione credibile. E invece Magnini ha scelto la via del sermone.

In tre occasioni, Magnini si è dipinto come un bravo ragazzo:

lo ha fatto quando ha ricordato il suo movimento “I’m doping free”;
quando ha riferito di essere“un esempio nello sport”;
e quando ha detto “Ho una bellissima famiglia e una ragazza che mi segue in tutto e che amo” come Cristiano Ronaldo.
Si tratta del “good guy/bad guy” factor in Statement Analysis, solo un “bad guy” sente la necessità di dipingersi come un “good guy”.

Magnini ha scelto di tentare di convincere attraverso un sermone di 238 parole mentre avrebbe potuto negare in modo credibile utilizzandone solo 9.

Filippo Magnini ha scelto la via del sermone perché non può avvalersi del cosiddetto “muro della verità” che è una potente ed impenetrabile barriera psicologica che posseggono coloro che dicono il vero e che gli permette di ribattere alle accuse con poche parole perché non hanno bisogno di convincere nessuno.

Vediamo cosa aveva dichiarato Magnini nel giugno 2018, dopo la richiesta di squalifica di otto anni da parte della Procura Nazionale Antidoping:
Filippo Magnini

Magnini: “Dopo tutta la collaborazione prestata nelle indagini in questi otto mesi di strazio per me, leggo il mio nome ancora sbattuto in prima pagina accostato alla parola doping nonostante, ripeto, la Procura della Repubblica di Pesaro abbia già chiuso il caso dichiarandomi totalmente estraneo ai fatti. Dopo otto mesi di silenzio, oggi, la mia anima ribolle perché questa indagine è vergognosa e perché la conclusione, che la Procura antidoping ha fatto propria su fatti che ho circostanziatamente smentito e ri-smentito, è l’essenza dell’ingiustizia più evidente. Al momento opportuno e nelle sedi preposte, tramite i miei legali, porterò alla luce le gravi manomissioni e il tentativo di muovere a mio carico accuse prive di fondamento che hanno caratterizzato questa indagine-farsa a mio danno. Ora posso tornare sereno nel mio silenzio “giudiziario” per rispettare, ancora una volta la funzione del Tribunale che giudicherà simili richieste di squalifica. Ma soprattutto posso continuare orgogliosamente e coraggiosamente, anche a dispetto di chi vorrebbe farmi tacere, ad alzare la mia voce e il mio ventennale esempio agonistico contro il doping. Il 2 ottobre scorso (8 mesi fa!), la prima convocazione della Procura antidoping. Mai prima d’ora, in 20 anni di carriera sportiva ai massimi livelli, era mai comparso il binomio Magnini-doping se non per le mille battaglie proprio contro il doping alle quali ho prestato la mia immagine e la mia anima. Nella prima audizione il 30 ottobre ho dato puntuale e totale riscontro ai Procuratori Antidoping sui fatti rilevati dalla giustizia ordinaria penale per la quale non sono mai stato indagato e che comunque ha PROSCIOLTO la mia posizione non avendo mai indicato il mio nome nelle sue richieste di giudizio. Poi una seconda audizione (sei mesi dopo la prima) nella quale la Procura antidoping mi ha interrogato sugli stessi identici fatti di 6 mesi prima. Anche in questo caso ho risposto e ribattuto punto per punto ogni pretesa contestazione. Otto mesi da mostro in prima pagina, che ho affrontato nella consegna del più serrato silenzio per il rispetto innato che ho dell’attività e della funzione degli inquirenti sportivi. Oggi la richiesta della Procura antidoping di O-T-T-O anni di squalifica. Ora parlo io!”

Anche dopo la richiesta di squalifica, Filippo Magnini, invece di negare in modo credibile, ha scelto la via del sermone. Ha scelto di proferire 351 parole per tentare di convincere di essere estraneo ai fatti invece di dire semplicemente “io non mi sono dopato” e poi aggiungere “ho detto la verità”.

Anche in questo caso Magnini ha provato a dipingersi come un “good guy” attraverso le seguenti parole “Mai prima d’ora, in 20 anni di carriera sportiva ai massimi livelli, era mai comparso il binomio Magnini-doping se non per le mille battaglie proprio contro il doping alle quali ho prestato la mia immagine e la mia anima”

Il 15 giugno 2018 Magnini attraverso questo comunicato ha fatto sapere che non avrebbe partecipato ad un reality show: “A seguito di note vicende personali che mi vedono coinvolto, con grande dispiacere, ho deciso di rinunciare a partecipare alla settima edizione di ‘Pechino Express’. In questo momento devo concentrare tutte le mie energie per difendermi da accuse mosse dalla Procura Antidoping per le quali sono già stato assolto dalla giustizia ordinaria. Mi auguro che questa situazione possa risolversi rapidamente dimostrando per l’ENNESIMA volta la mia totale innocenza. Ebbene si… ci sono delle priorità.. ho capito che non sono davanti ad una semplice indagine e lo dimostrerò a tutti, quindi ho preso la mia decisione. Io parlerò nelle apposite sedi rispettando per l ennesima volta le regole, al contrario di tanti altri che tentano di diffamarmi. Devo dire che mi dispiace molto, per me, per lo SPORT e per l’ITALIA stessa. Faccio un grosso in bocca al lupo a tutti, staff compreso di Pechino Express. Grazie a Rai e Magnolia”.

In questo comunicato, Magnini ha provato a negare.”Mi auguro che questa situazione possa risolversi rapidamente dimostrando per l’ENNESIMA volta la mia totale innocenza” non è una negazione credibile perché dirsi innocenti non equivale a negare un’azione e in ogni caso Magnini, nel giugno 2018, innocente de iure lo era pertanto per lui non era difficile parlare della sua “innocenza”.

Gli analisti americani dicono “If a subject is unwilling or unable to say he did not do it, we are not permitted to say it for him”*.

* Se un soggetto è incapace di negare o non vuole farlo, noi non siamo tenuti a farlo per lui.

 

 

 

 

Domenico  Leccese 

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