CASO CESTE/BUONINCONTI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: IL SISTEMA È PIÙ FORTE DELLA VERITÀ FINCHÉ NON VIENE SMASCHERATO

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L’associazione astigiana J’Amis d’la Pera ha organizzato una raccolta fondi per aiutare i 4 figli di Michele Buoninconti che sono stati affidati ai nonni materni, Lucia e Franco Ceste. Dottoressa Franco, che cosa ne pensa?

Penso che l’iniziativa dell’associazione sia lodevole ma penso anche che, se la giustizia avesse trionfato, i 4 figli di Michele Buoninconti non solo avrebbero potuto contare sul proprio padre da un punto di vista economico ma anche emotivo.

Dottoressa Franco cosa pensa dell’ordinanza con la quale il tribunale di Asti, su richiesta della Procura, ha disposto la confisca e la distruzione di tutti i reperti e di tutte le prove che riguardano il processo per la morte di Elena Ceste?

Vorrei risponderle che evidentemente il sistema è più forte della verità ma in realtà non è così. Il caso Cucchi ne è la riprova. Il sistema sembra più forte della verità finché non viene smascherato.
Le rispondo però anche in maniera più articolata: in un caso come quello Ceste/Buoninconti, un caso con tutte le caratteristiche dell’errore giudiziario, nessun tribunale con un minimo di coscienza dovrebbe desiderare la distruzione dei reperti. Le spiego brevemente perché: l’analisi dei resti della Ceste non ha permesso di risalire alle circostanze della sua morte; lo psichiatra Pirfo, consulente della procura, diagnosticò alla Ceste un disturbo psicotico prima del ritrovamento dei suoi resti; la procura si è servita di un consulente che ha mentito al giudice del primo grado relativamente ai suoi titoli di studio, ciò ha impedito che Buoninconti venisse sottoposto ad un giusto processo; Michele Buoninconti è stato vittima di un processo mediatico, foraggiato dalla procura con la divulgazione di stralci di atti scelti ad hoc, che ha condizionato quasi tutti gli attori di questo caso giudiziario.

 

 

 

Domenico Leccese 

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