OMICIDIO ROBERTA RAGUSA, CRIMINOLOGA FRANCO: LORIS GOZI È UN TESTIMONE ESEMPLARE

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Loris GOZI

Dottoressa Franco, Loris Gozi è un testimone credibile?

Loris Gozi, sentito dagli inquirenti sugli episodi di cui è stato suo malgrado testimone, si è attenuto a ciò che ha visto e sentito; ha riferito lucidamente i fatti osservati senza ricamarci sopra; non ha mai inteso compiacere nessuno, né gli inquirenti, né i giornalisti. Gozi; nonostante l’improvvisa ed involontaria fama, non ha mai cercato di stupire infiocchettando la sua testimonianza con dettagli aggiuntivi; non si è lasciato prendere dalla notorietà; se imboccato o provocato, non ha confermato eventuali dettagli suggeriti dai giornalisti; ha ripetuto sempre e solo la descrizione dei fatti di cui è stato testimone. Loris Gozi è un uomo intelligente, obiettivo, aderente alla realtà, credibile, è un testimone esemplare.

Dottoressa, da un punto di vista linguistico, cosa può dirci della testimonianza del Gozi?

Loris Gozi ha sempre risposto alle domande prendendo possesso delle risposte e lo ha fatto secondo la formula che caratterizza una risposta credibile: prima persona singolare, verbo al passato, nessuno avverbio o aggettivo qualificativo. ll Gozi ha risposto alla maggior parte delle domande con un numero di parole che rientra nella media delle 10-15 parole, caratteristica delle risposte veritiere; si è dilungato di più solo in risposta a domande che prevedevano un racconto più dettagliato; non si mai perso in tirate oratorie; né ha fornito informazioni estranee ai fatti che, in caso di dichiarazioni menzognere, sono il tentativo di condurre il proprio interlocutore altrove rispetto alla verità.

Dottoressa, com’è possibile che il Gozi sia così sicuro di aver visto Antonio Logli proprio quella notte?

La presenza di Antonio Logli in auto, in strada, in un orario inusuale e l’aver appreso il giorno seguente che la Ragusa era scomparsa, hanno permesso al Gozi di fissare quell’evento nella sua mente.

La difesa di Antonio Logli ha contestato al Gozi di non essere stato preciso per quanto riguarda gli orari di quella notte, che può dirci in merito?

In quel momento il Gozi non aveva motivo di accertarsi di quegli orari, orari che gli inquirenti hanno però potuto ricavare dai tabulati telefonici. Loris e sua moglie transitarono in via Gigli tra le 00.30 e le 00.40. La moglie di Loris, Anita, chiamò il coniuge dal suo posto di lavoro alle 00.18 e lui la prelevò alle 00.30, la distanza tra il posto di lavoro di Anita Gozi e la casa della coppia è pari a circa tre chilometri.

Dottoressa può farci un esempio di un testimone non credibile?

Franca Bermani, una testimone del caso Poggi-Stasi, donna pia, retta, rigida, sempre sicura di sé, convinta, a causa della propria incultura e dell’assenza del dubbio, di non sbagliarsi mai, pur in buonafede, è stata il peggior testimone possibile. La Bermani, una volta entrata nella parte del testimone credibile, ha elargito dettagli ed indubitabili certezze, intralciando la ricerca della verità. La sua testimonianza è credibile per quel che attiene la presenza di una bicicletta alle 9.10 del 13 agosto 2007 vicino al cancello di casa Poggi perché l’associazione di idee: bicicletta/risveglio precoce di Chiara le permise di fissare nella memoria il ricordo della bicicletta, non è credibile invece per quanto riguarda la descrizione della stessa. La Bermani, infatti, fornì dettagli che non aveva motivo di ricordare.

Ma se la Bermani era in buonafede, non è lei la responsabile dei danni che può aver fatto alle indagini la sua testimonianza, non è vero?

Certamente, l’errore, relativamente alla testimonianza della Bermani, è stato fatto dal giudice Vitelli, il quale non ha scremato come avrebbe dovuto le informazioni fornite dalla testimone. Se la testimonianza della Bermani fosse stata valutata sulla base della psicologia della testimonianza, sarebbero emerse le involontarie falsità e le inesattezze di cui era intrisa. Il giudice, per non sbagliare, avrebbe dovuto attenersi ad un’unica macrodescrizione: bicicletta, e accertata dunque la presenza di una generica bicicletta, la logica avrebbe dovuto condurlo a concludere che tale bicicletta non poteva essere che la Umberto Dei Milano di Alberto Stasi per la presenza del DNA di Chiara sui pedali e che quindi Stasi si trovava sulla scena criminis molte ore prima della messinscena della scoperta.

 

 

 

 

Domenico Leccese

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