Le Cronache Lucane

«SIAMO PRONTI A BLOCCARE I PROCESSI»

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La Camera penale distrettuale di Basilicata è pronta più che mai a fare la propria battaglia sul disegno di legge “Spazzacorrotti” per opporre il concetto di giustizia a quello di giustizialismo e riportare il dibattito democratico nell’alveo di una dialettica rispettosa dei diritti dei cittadini. All’annuncio del ministro pentastellato Alfonso Bonafede sulle nuove modifiche in tema di prescrizione, il presidente della Camera penale distrettuale di Basilicata, Sergio Lapenna, ha risposto annunciando barricate senza soluzione di continuità per impedire il varo della nuova norma. «Se l’iter procedurale – ha dichiarato il presidente Lapenna – continuerà su questi binari, siamo disposti ad andare ben oltre l’astensione dalle udienze penali: bloccheremo i processi». «L’emendamento in arrivo il quale prevede – ha spiegato Lapenna – che i termini di estinzione di tutti i reati vengano bloccati dopo la sentenza di primo grado, a prescindere che sia di assoluzione o di condanna, è una norma che rappresenta nella sua assurdità una grave violazione dei principi costituzionali e degli elementari diritti di difesa dei cittadini». Il concetto, pur trattandosi di materia complessa è alquanto chiaro: «Una persona rischia così – ha evidenziato Lapenna – di essere imputato a vita di un processo che dura in eterno». Il riflesso sulla durata dei processi è quasi inevitabile. Poichè dopo una sentenza, finanche di assoluzione, in questo emerge nella sua lapalissianità la natura unilateralmente puntiva ad ogni costo dello “Spazzacorrotti” pentastellato, il giudice che in qualche modo si sentiva compulsato dalla prescrizione a rispettare certi tempi processuali non lo sarà più. Saltando l’argine temporale, così come vorrebbe Bonafede, un cittadino dopo il primo grado può davvero essere condannato per assurdo anche dopo decadi. Non esisterebbe più limite per la perseguibilità dei reati. «La prescrizione – ha chiarito Lapenna – non salva i colpevoli dalla condanna, ma rappresenta la rinuncia dello Stato alla pretesa punitiva dopo un certo periodo di tempo a seconda dei reati. Il processo deve essere equo, giusto e celere, è un caposaldo inamovibile. Subire un processo che non ha fine è una pena insostenibile alla quale, sia nel caso di colpevolezza che di innocenza, non può essere sottoposto nessun imputato». «Il giurista italiano Cesare Beccaria – ha ribadito il presidente della Camera penale distrettuale di Basilicata – fissava nell’opera omnia del 1764 “Dei delitti e delle pene” il principio che la sentenza è tanto più giusta quanto è più vicino nel tempo ai fatti di contestazione. L’esatto opposto dello “Spazzacorrotti”». Sulla base di questi e altri motivi, il fine prescrizione mai dei pentastellati, e la trasformazione su questo aspetto del processo penale in civile, per il presidente Lapenna va osteggiato per «una fondamentale questione di garanzie e di diritti che investe direttamente tutti i cittadini: i pilastri del giusto processo non sono tema da spot elettorale, ma meritano di essere necessariamente approfonditi nelle sedi opportune con codici e Costituzione alla mano e non con dichiarazioni propagandistiche». «Per questo – ha concluso Lapenna- siamo pronti persino a bloccare i processi».

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Ferdinando Moliterni

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