IL GOVERNO NON AFFRONTA I DETTAGLI DELLA MANOVRA DEL CAMBIAMENTO

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Reddito e pensioni, i (veri) conti un rebus le risorse che mancano. Rincari per fumo, sgravi ai 110 e lode
di Federico Fubini su Corriere delle Sera
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Come il premier greco Alexis Tsipras nella tarda primavera del 2015 al culmine dello scontro con Bruxelles, ieri Matteo Salvini si è rivolto alla piazza. Il vicepremier vuole usare la manifestazione della Lega dell’8 dicembre a Roma «per dire ai signori di Bruxelles: lasciateci lavorare, nessuna letterina potrà farci tornare indietro»

Per ora più vaga è invece la data alla quale entreranno in vigore le due misure portanti della legge di Bilancio.

Sia per reddito e pensioni «di cittadinanza» che per la revisione del sistema previdenziale con l’anticipo del ritiro, per ora il governo non affronta i dettagli.

La legge si limita a costituire due fondi che dovrebbero finanziare i provvedimenti: nove miliardi l’anno (di cui 2,2 reindirizzati da programmi già attivi contro la povertà) per la promessa di integrare fino a 780 euro al mese i redditi più bassi; e 6,7 miliardi nel 2019, più sette miliardi in ciascuno dei due anni seguenti, per il ritiro dal lavoro di chi abbia almeno 62 anni e 38 di contributi («quota 100»).

– Le misure della manovra: rincari per il fumo, sgravi per l’assunzione dei 110 e lode

Di queste misure si dice solo che partiranno nel 2019, senza precisare quando.

Nel rinvio della definizione concreta delle promesse di M5S e Lega, alcuni vedono un ramoscello d’olivo a Bruxelles: resta sempre tempo per trattare.

Un altro effetto è però quello di lasciare nell’ombra anche le conseguenze precise delle misure.

Per ora milioni di elettori non si accorgeranno che beneficiare dei nuovi sussidi, come magari speravano, non è scontato.

Un esame dei dati mostra infatti che il progetto di reddito di cittadinanza in bilancio copre, probabilmente, una frazione di ciò che i 5 Stelle hanno annunciato; quanto a «quota 100», per ora somiglia più a una singola finestra che permette il pensionamento anticipato solo per alcuni nel 2019 (ma per pochi o nessuno negli anni seguenti). È ciò che emerge da un’analisi dei numeri, a partire dall’impegno di M5S a «abolire la povertà» integrando fino a 780 euro al mese i redditi di chi non arriva a quella cifra.

Presa alla lettera, quella promessa costa varie volte più delle risorse messe a disposizione.

Solo per integrare fino a 780 euro al mese i redditi dei circa tre milioni di italiani con dichiarazioni fiscali fino a mille euro l’anno, servirebbero 26 miliardi.

Per integrare le entrate degli oltre sette milioni che denunciano al fisco redditi fino a 500 euro al mese, occorrono più di 50 miliardi l’anno. Si tratta di stime caute, ipotizzando che ciascun contribuente sia sempre al massimo della propria fascia di reddito pubblicata dal Dipartimento delle Finanze.

Il governo, è vero, prevede limitazioni al sussidio per chi ha una casa di proprietà o ha altri redditi in famiglia.

Ma i proprietari di immobili fra il 20% più povero della popolazione sono rari e altri effetti contrari rischiano di aumentare la spesa.

Per esempio oggi circa dieci milioni di adulti, incapienti o quasi, non presentano dichiarazione dei redditi.

Saranno invece spinti a farlo nel 2019 se vedono l’opportunità di qualificarsi per il sussidio.

Difficoltà simili si profilano su «quota 100».

Che il governo stanzi 6,7 miliardi il primo anno del programma, poi sette in ciascuno dei due seguenti, significa una cosa sola: ci sono soldi solo per chi si ritira nel 2019 e continuerà a pesare sul sistema previdenziale nei due anni seguenti.

Questa è una finestra che si apre e poi si chiude, non una revisione permanente.

Per non parlare degli almeno sette miliardi che può costare fino al 2021 la liquidazione dei dipendenti statali. La sola soluzione sarebbe introdurre nette penalizzazioni per chi lascia prima, ma quelle esistono già oggi.

Il tutto nel frattempo viene finanziato con un aumento netto di tasse sul sistema produttivo, tagli agli incentivi sugli investimenti tecnologici e il dimezzamento dei crediti d’imposta per ricerca e sviluppo.

Milioni di italiani che sperano nei progetti del governo rischiano di restare delusi quando se ne vedranno i dettagli: certo, non un motivo di accelerare i decreti attuativi della manovra.


Manovra Finanziaria 2019 bozza testo: tutti i punti della nuova Legge di Stabilità

Manovra Finanziaria 2019, la bozza del testo. La firma di Mattarella è arrivata ieri sera. Dopo la bollinatura della Ragioneria di Stato e l’avallo ufficiale del presidente della Repubblica, ora il ddl bilancio passa all’esame del Parlamento. La discussione prevista alla Camera è fissata per fine novembre, tra il 29 e il 30, con votazioni anche di sabato e domenica. “Ho inviato alla Camera dei deputati la manovra del popolo – ha commentato in serata il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro -. Grazie a questo provvedimento finalmente al centro ci sono i cittadini. Il cambiamento che abbiamo promesso – dice – è realtà”. Ma di quale cambiamento si tratta? Ecco, di seguito, alcune delle misure presenti nella bozza.

Manovra Finanziaria 2019 bozza testo: dal fondo ristoro vittime crisi bancaria al nuovo piano assunzioni lavoro

Istituito, attraverso l’art. 38., il ‘Fondo per il ristoro dei risparmiatori’, fondo destinato alle vittime delle crisi bancarie. Previsto uno stanziamento di 525 mln di euro per il triennio 2019-2021 per quei risparmiatori che hanno subito un danno ingiusto e riconosciuto con sentenza del giudice o attraverso la pronuncia dell’Arbitro per le controversie finanziarie. Ondata di assunzioni a tempo indeterminato nella PA a favore delle amministrazioni dello Stato, degli enti pubblici non economici nazionali e delle agenzie tramite concorso. Previste anche assunzioni straordinarie nelle forze di Polizia, nei Vigili del Fuoco. Previste inoltre 1000 assunzioni per chiamata diretta per i ricercatori universitari. In arrivo nei prossimi tre anni 1000 assunzioni all’Ispettorato del Lavoro: 300 nel 2019, 300 nel 2020, 400 nel 2021.

Manovra Finanziaria 2019 bozza testo: bonus laureati

In arrivo il bonus lavoro per le giovani eccellenze italiane. Ai datori di lavoro privati, si legge nella nuova bozza delle manovra, che, a decorrere dal primo gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2019, assumono con contratto subordinato a tempo indeterminato laureati, ovvero di dottori di ricerca, in possesso dei requisiti, verrà infatti “riconosciuto un incentivo, sotto forma di esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi Inail, per un periodo massimo di 12 mesi decorrenti dalla data di assunzione, nel limite massimo di 8.000 euro per ogni assunzione effettuata”. L’esonero “è riconosciuto per le assunzioni a tempo indeterminato che riguardano: giovani in possesso della laurea magistrale, ottenuta dal 1° gennaio 2018 al 30 giugno 2019 con una votazione pari a 110 e lode entro la durata legale del corso di studi, prima del compimento del trentesimo anno di età, in università statali e non statali legalmente riconosciute, italiane o estere se riconosciute equipollenti in base alla legislazione vigente in materia, ad eccezione delle Università telematiche; giovani in possesso di un dottorato di ricerca, ottenuto dal primo gennaio 2018 al 30 giugno 2019, prima del compimento del trentaquattresimo anno di età, in università statali e non statali legalmente riconosciute italiane ad eccezione delle Università telematiche”. L’esonero, si legge ancora, “è riconosciuto anche per assunzioni a tempo parziale, purché con contratto subordinato di tipo indeterminato. In tal caso, il limite massimo dell’incentivo è proporzionalmente ridotto”. L’esonero “si applica anche nei casi di trasformazione, avvenuta tra il 1° gennaio 2019 ed il 31 dicembre 2019, di un contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato fermo restando il possesso dei requisiti previsti alla data della trasformazione”.

Manovra Finanziaria 2019 bozza testo: tagli alle Regioni che non riducono vitalizi

La norma che contiene la ‘sforbiciata’ è nell’articolo 76 inserito dalla maggioranza M5S-Lega nell’ultima versione della legge di bilancio, aggiornata al 30 ottobre, in possesso dell’Adnkronos. In particolare, la norma in questione prevede una riduzione di ben l’80% dei trasferimenti per quelle Regioni che non tagliano i vitalizi di governatori e consiglieri regionali. “Riduzione dei costi della politica nelle Regioni a statuto speciale, ordinario e nelle province autonome” il titolo dell’articolo 76. A dimostrazione della serrata trattativa sul tema, nella bozza campeggia evidenziata in giallo, insieme al titolo dell’articolo, la dicitura “in attesa di valutazione politica”. Testualmente l’articolo 76, comma 1, prevede che “ai fini del coordinamento della finanza pubblica e per il contenimento della spesa pubblica, a decorrere dall’anno 2019, una quota pari all’80 per cento dei trasferimenti erariali a favore delle regioni e province autonome, diversi da quelli destinati al finanziamento del Servizio sanitario nazionale, delle politiche sociali e per le non autosufficienze e del trasporto pubblico locale” è erogata a condizione che “le regioni a statuto speciale, ordinario e le province autonome” entro “quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ovvero sei mesi qualora occorra procedere a modifiche statutarie, provvedano a rideterminare, ai sensi del comma 2, la disciplina dei trattamenti previdenziali e dei vitalizi già in essere in favore di coloro che abbiano ricoperto la carica di presidente della regione, di consigliere regionale o di assessore regionale”.

Manovra Finanziaria 2019 bozza testo: ecco InvestItalia

La legge di bilancio, secondo l’ultima bozza circolata, prevede di istituire, all’articolo 18, una “struttura di missione per il supporto alle attività del presidente del Consiglio dei ministri di coordinamento delle politiche del governo e dell’indirizzo politico e amministrativo dei ministri in materia di investimenti pubblici e privati, denominata ‘InvestItalia’, che opera alle dirette dipendenze del Presidente del Consiglio dei ministri anche in raccordo con la Cabina di regia Strategia Italia”. A InvestItalia è attribuita, tra gli altri compiti, quelli di “analisi e valutazione di programmi di investimento riguardanti le infrastrutture materiali e immateriali; valutazione delle esigenze di riammodernamento delle infrastrutture delle pubbliche amministrazioni; verifica degli stati di avanzamento dei progetti infrastrutturali”. Per lo svolgimento dei compiti di InvestItalia è autorizzata la spesa di 25 milioni di euro a decorrere dal 2019. Alla struttura, secondo l’articolo, può essere assegnato un contingente di personale, anche estraneo alla pubblica amministrazione, dotato di “elevata qualificazione scientifica e professionale”.

 

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