CRIMINOLOGA FRANCO: GIOSUÈ RUOTOLO VERRÀ CONDANNATO ANCHE IN APPELLO

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Giosuè Ruotolo è stato arrestato il 7 marzo 2016 per il duplice efferato omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza, uccisi da 6 colpi d’arma da fuoco nel parcheggio della palestra di pesistica dove Trifone si allenava, è stato poi processato e il 7 novembre 2017 è stato condannato all’ergastolo.
In attesa della sentenza del processo d’appello a carico di Giosuè Ruotolo iniziato due settimane fa, abbiamo posto alcune domande alla criminologa Ursula Franco.

 

 

 

Dottoressa Franco che cosa ha spinto Giosuè Ruotolo a commettere il duplice omicidio?

Solo spiegandosi l’omicidio di Teresa Costanza, che non è casuale, si arriva al movente dell’omicidio del Ragone. Il fatto che Giosuè Ruotolo abbia ucciso anche la Costanza ci permette di escludere che lo stesso abbia premeditato il duplice omicidio per paura di essere denunciato da Trifone o perché fosse in competizione con lui.

 

 

Giosuè Ruotolo ha ucciso Trifone Ragone perché era innamorato di lui e ha ucciso Teresa Costanza perché la viveva come una rivale. Non escludo che ci sia stato un contatto sessuale tra il Ruotolo e il Ragone, anche solo scherzoso da parte di Trifone; dopo quel contatto Giosuè si era illuso e si è sentito “tradito” da Trifone quando questi ha dimostrato di essere innamorato di Teresa ed è andato a vivere con lei. Giosuè ha quindi provato a distruggere il rapporto tra Teresa e Trifone inviando alla donna alcuni messaggi su Facebook ma non essendoci riuscito, ha deciso di lavare con il sangue l’offesa che sentiva di aver patito.

 

 

 

 

 

 

Dottoressa Franco, cosa c’è dietro un comportamento del genere?

Il terreno sul quale è maturato il duplice omicidio è quello del disturbo di personalità. Quello di Ruotolo, con tutta probabilità un disturbo antisociale, ma anche quello della sua fidanzata dell’epoca, Rosaria Patrone. Prima del duplice omicidio, la Patrone disse al Ruotolo che una soldatessa amica di Trifone l’aveva aggredita a Somma Vesuviana e che il mandante era il Ragone e gli inviò alcuni messaggi inquietanti: “Giosuè, sono la mamma di Rosaria. Rosaria è in coma”, “è in obitorio, aspettiamo le analisi e vediamo” e “Rosaria ha perso il bambino ed anche lei è molto grave”.
Né i messaggi inviati a Giosuè né le altre bugie di Rosaria sono catalogabili come sciocchezze dettate dall’ingenuità, sono invece catalogabili come menzogne patologiche e come tali sono segnali di un disagio psichico, con tutta probabilità un disturbo istrionico di personalità.

Uno degli interrogativi cruciali che si è posto chi indagava su Giosuè Ruotolo è se vi fossero stati o meno stalli liberi nel parcheggio della palestra dove furono trucidati Trifone Ragone e Teresa Costanza nel momento in cui lui vi giunse con la sua Audi A3, può chiarirci questa storia degli stalli?
Giosuè Ruotolo non ha mai detto che tutti gli stalli del parcheggio della palestra fossero occupati; quando Ruotolo ha ripercorso, insieme ai PM, il tragitto della sera dell’omicidio di Trifone e Teresa, una volta giunto nel parcheggio dove è avvenuto l’efferato delitto, ha ammesso tra le righe che la sera del duplice omicidio ci fossero stalli liberi: ” (…) e qua ho girato… mi sono messo dove sta quest’auto grigia più o meno qui, qui, c’erano… volevo posto qui avanti e non c’erano, ho atteso un po’, ho acceso lo stereo… non avevo posti per parcheggiare (…)”, in poche parole Ruotolo ha detto ai PM Pier Umberto Vallerin e Matteo Campagnaro che non vi erano posti liberi nell’area dove lui aveva intenzione di parcheggiare la macchina. E’ chiaro che questa circostanza lo incastra e prova che non era sua intenzione parcheggiare l’auto per poi andare in palestra ma semplicemente lasciarla in seconda fila per poter scappare più facilmente dopo aver ucciso Trifone e Teresa.
Chi mente spesso tende a riferire una parziale verità in quanto è più facile del fabbricare una elaborata menzogna. Ruotolo non ha detto ai PM Pier Umberto Vallerin e Matteo Campagnaro che non vi fossero posti liberi nel parcheggio ma “volevo posto qui avanti e non c’erano”, ovvero ha riferito ai PM che non c’erano posti liberi dove lui aveva intenzione di parcheggiare la macchina. Quando poi il Ruotolo ha aggiunto “non avevo posti per parcheggiare” ha fatto riferimento sempre all’area precisa del parcheggio da lui prescelta, non al parcheggio in toto. Ruotolo, limitandosi a parlare di un’area ristretta del parcheggio, ha evitato lo stress che gli avrebbe prodotto il riferire una menzogna ovvero che non c’erano stalli liberi in tutto il parcheggio.

Dottoressa che cosa prevede in merito alla sentenza?

Ruotolo si trovava sulla scena del crimine al momento del duplice omicidio e la sua auto era parcheggiata in modo sospetto; in un orario posteriore al delitto si è recato nel parco dove sono stati ritrovati il caricatore e l’arma usata per uccidere Trifone e Teresa; non ha riferito il vero sui suoi spostamenti della sera in cui è avvenuto il duplice omicidio; aveva un movente; sono agli atti intercettazioni, dichiarazioni e interviste incriminanti. Il quadro accusatorio è solido. Mi aspetto una nuova condanna.

 

Domenico Leccese

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