LUIGI DI MAIO DURANTE LA REGISTRAZIONE A PORTA A PORTA NON RICONOSCE IL CONDONO

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“Temo che quella fatta a Porta a Porta da Di Maio sia la vera scemenza (più che avere approvato un decreto che non aveva capito) fatta, che rischia però di non avere grandi via di fuga. Perché se succedono cose di questo tipo, non vai in tv a spararle ad alzo zero dicendo pure cose non vere e facendoti smentire in diretta dal Quirinale. Per una questione non solo di lealtà, ma di minima saggezza politica, la prima cosa che fai è chiedere una riunione con il premier, la Lega e il ministro dell’Economia e dici a loro nel segreto di quattro mura quello che non ti va giù. Magari loro ti spiegano e te ne convinci, oppure resti della tua idea e chiedi di cambiare il decreto. Magari si trova il compromesso, magari no. Magari la Lega ti fa presente che quel condono paga più della metà del costo del reddito di cittadinanza a cui tieni (costa 9 miliardi e le tasse su banche e assicurazioni ne coprono solo 4). Se il condono si scrive come vuoi tu, non si incassa nulla e quindi rinvii il reddito di cittadinanza a un altro anno” Rosa De Bartolomeo 

DURANTE LA REGISTRAZIONE A PORTA A PORTA

Di Maio non riconosce il condono, irrita il Quirinale e terremota il governo. Ma c’è un giallo su quel testo
Accuse a una fantomatica manina che avrebbe cambiato il testo del provvedimento.

Incredibile incidente o spallata voluta al governo gialloverde? Da fonti M5s si assicura che con la Lega si era concordato un testo diverso
Il direttore del Corriere dell’Umbria, Franco Bechis racconta il giallo politico della serata del 17 ottobre che rischia davvero di spezzare l’alleanza di governo proprio sulla manovra economica. La Lega tace, sospetti M5s su Roberto Garofoli.

La sera del 17 ottobre 2018 per la prima volta davvero il governo di Giuseppe Conte ha traballato e ha rischiato di spezzarsi. Tutto dovuto a un’uscita del vicepremier Luigi Di Maio durante la registrazione televisiva della puntata di Porta a Porta con Bruno Vespa che in tempo reale è stata pubblicata subito su Facebook: “È accaduto un fatto gravissimo! Il testo sulla pace fiscale che è arrivato al Quirinale è stato manipolato. Nel testo trasmesso alla presidenza della Repubblica, ma non accordato dal Consiglio dei Ministri, c’è sia lo scudo fiscale sia la non punibilità per chi evade. Noi del Movimento 5 Stelle in Parlamento non lo votiamo questo testo se arriva così. Questa parte deve essere tolta. Non ho mai detto che si volevano aiutare i capitali mafiosi. Non so se una manina politica o una manina tecnica, in ogni caso domattina si deposita subito una denuncia alla Procura della Repubblica perchè non è possibile che vada al Quirinale un testo manipolato!”. Dopo questa uscita il Quirinale ha smentito Di Maio sostenendo che quel testo del decreto fiscale non era mai stato trasmesso al Colle. Il vicepremier del M5s ha detto “meglio così”, sostenendo che quella parte che contesta allora si può levare. Il premier Conte che è all’estero come l’altro vicepremier, Matteo Salvini, ha allora sospeso l’invio di quel decreto al Quirinale dove lo attendevano per la firma e la successiva pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Fin qui i fatti noti. Che però celano un giallo. Di sicuro nel testo uscito da palazzo Chigi il 16 mattina alle 10,30 c’era l’intero articolo 9 che oggi viene contestato, e che è il condono vero e proprio. E d’altra parte era pure riportato nelle anticipazioni e nei commenti giornalistici dei giorni precedenti. Ma da primarie fonti di governo del M5s si sostiene che quell’articolo 9, e cioè il condono vero e proprio, era sì contenuto in una bozza del provvedimento. Ma è stata discussa in riunione di maggioranza e si sarebbe deciso di cassarla. Non allargando il condono (che vale fino a 100 mila euro a patto che siano non superiori al 30% di quanto dichiarato) come invece è scritto ora nel provvedimento anche “all’imposta sul valore degli immobili all’estero”, e alla “imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero”. E – stando alla versione M5s- espungendo anche la parte che depenalizzava qualsiasi reato tributario compiuto per quel nero che si stava facendo emergere. Secondo i M5s la Lega sarebbe stata d’accordo su quella modifica alla bozza originaria, e l’ipotesi è che il testo sia stato infine modificato in modo più favorevole a chi vuole fare il condono dal solito capo di gabinetto del Tesoro, Roberto Garofoli. La Lega però tace e non conferma.
Bisogna dire che anche nel testo contestato non si tratta di un grande condono. Non vale per evasori fiscali totali, nè per grandi evasori. Si applica a chi ha presentato una dichiarazione pagando il 43% di tasse su un reddito massimo di 333 mila euro nell’anno. Se in quella dichiarazione si è dimenticato di inserire da o a 100 mila euro, può farlo ora volontariamente come si fosse trattato di una banale dimenticanza e pagare il 20% di tasse sulla cifra “scordata”. Chi lo può fare? Chiunque ha dichiarato un reddito vero che però arrotondava in nero. Quindi dal professore di scuola che arrotondava con le lezioni private al commerciante o al professionista che fatturava i due terzi di quanto davvero incassato e teneva in nero l’altro terzo. A patto però che tutto questo fosse inferiore ai 500 mila euro. Esempi? Il tale esercizio che fatturava sempre ma ad alcuni diceva: “dottore, vuole la fattura? Fa 100. Non le serve? Allora le faccio un po’ di sconto, me ne paga solo 70 e me li dà in contanti….”. Ovviamente chi ora vuole aderire al condono se la cava con quel 20%, ma comunica al fisco che lui abitualmente faceva fino a un terzo di nero. E il fisco dal prossimo anno lo marca stretto: se ci riprova a fare il nero, lo pizzica e sono dolori veri.
La cosa più contestata da Di Maio è il comma 9 di quell’articolo, sulla depenalizzazione. Eccolo: “Nei confronti dei contribuenti che perfezionano la procedura di integrazione o emersione ai sensi del presente articolo e limitatamente alle condotte relative agli imponibili, alle imposte e alle ritenute oggetto della procedura: a) è esclusa la punibilità per i delitti di cui agli articoli [2, 3,] 4, 10-bis e 10-ter del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74; b) è altresì esclusa la punibilità delle condotte previste dagli articoli 648-bis e 648- ter del codice penale, commesse in relazione ai delitti di cui alla lettera a); c) si applica l’articolo 5-septies del decreto-legge 28 giugno 1990, n.167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227; d) si applicano le disposizioni in materia di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo di cui al decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, ad eccezione di quanto previsto dall’articolo 58, comma 6, del medesimo decreto; e) le condotte previste dall’articolo 648-ter.1 del codice penale non sono punibili se commesse in relazione ai delitti di cui alla lettera a), sino alla data del 30 settembre 2019, entro la quale può essere attivata la procedura”.
Ci avete capito qualcosa? No, ovviamente perché in Italia le leggi si scrivono così, fatte apposta per essere incomprensibili. Ma voi non fate i ministri e non dovete votare quei testi. Io sono un po’ più vecchiotto e ho visto tanti condoni, quindi quello che è scritto lì mi è familiare: è una formula contenuta in ogni condono che ho visto. Cosa dice? Che nei confronti di quei signori che decidono di fare emergere quel limitato nero (alle condizioni spiegate sopra) non si applicano alcune norme penali che invece scattano nei confronti di chiunque abbia evsaso anche poco: omessa dichiarazione, infedele dichiarazione, e un a serie di reati simili oltre a riciclaggio e soprattutto autoriciclaggio. Perché quel nero fatto poi bisogna farlo entrare nella disponibilità del commerciante che ha fatto “lo sconto” se non vuoi la fattura. E per farlo entrare nella disponibilità potresti compiere il reato di riciclaggio (la somma in nero è ovviamente illecita) e quasi di sicuro quello di autoriciclaggio. Se si applicassero quelle pene il signore che aderisce al condono anche su quelle cifre non enormi richierebbe da uno a oltre dieci anni di galera. Secondo voi entrerebbe anche un solo euro con la prospettiva di andare in galera? Ovviamente no: nessuno farebbe il condono: non lo hanno beccato mai negli anni scorsi a fare il nero, perché mai dovrebbero pizzicarlo oggi? Per questo motivo tutti i condoni- nessuno escluso- sono sempre accompagnati dalla depenalizzazione di queste norme. Nella riunione di maggioranza Di Maio avrebbe fatto presente che le pene non scatterebbero se si evade meno di 100 mila euro. Ma in realtà il testo del decreto consente quei 100 mila euro “all’anno” e potrebbe essere in teoria applicato sugli ultimi cinque anni in alcuni casi. Quindi senza depenalizzazione il condono non si potrebbe fare.
Di Maio lancia un altro l’allarme: così potrebbero condonare in santa pace anche i mafiosi. Vero. Come vero che potrebbero prendere il reddito di cittadinanza o la pensione di cittadinanza perché risultano nullatenenti. Perché ci sono solo due casi possibili: quelli sono stati individuati come mafiosi, e quindi sono stati arrestati e sono in carcere. Oppure quelli sono mafiosi, ma lo Stato non lo sa, e quindi sono liberi e delinquono in segreto tutti i giorni. Nel primo caso nessuno di loro può fare il condono fiscale, nè prendere il reddito o la pensione di cittadinanza. Nel secondo caso siccome loro sono mafiosi ma lo Stato non lo sa perché non li ha pizzicati, questi possono fare esattamente quello che è concesso a tutti gli altri cittadini: quindi fare il condono e ottenere il reddito o la pensione di cittadinanza. Provate a ragionare però: se un mafioso è milionario perché gestisce il traffico della droga, può anche chiedere e ottenere il reddito di cittadinanza e non rischia nulla. Ma se fa il condono, deve fare emergere i proventi della droga e dall’anno prossimo non può più fare il mafioso. Secondo voi lo farà? Secondo me il rischio è zero.
Nella vita si fanno tante stupidaggini e se ne dicono ancora di più. A me quel che è sempre fatto simpatia del M5s è stata la capacità unica in politica di sapere poi riconoscere di avere sbagliato tornando subito indietro. Temo che quella fatta a Porta a Porta da Di Maio sia anche avesse avuto tutte le ragioni del mondo una ingenuità, che rischia però di non avere grandi via di fuga. Perché se succedono cose di questo tipo, non vai in tv a spararle ad alzo zero, ma la prima cosa che fai è chiedere una riunione con il premier, la Lega e il ministro dell’Economia e dici a loro nel segreto di quattro mura quello che non ti va giù. Magari loro hanno una spiegazione e te ne convinci, oppure resti della tua idea e chiedi di cambiare il decreto. Magari si trova il compromesso, magari no. Se effettivamente la Lega ha concordato con te di buttare via quel testo, ti aiuterà a cacciare chi ha fatto lo scherzetto. Però c’è un ostacolo: quel condono (nel testo che non piace a Di Maio) paga più della metà del costo del reddito di cittadinanza (costa 9 miliardi e le tasse su banche e assicurazioni ne coprono solo 4). Se lo si fa saltare, bisiogna trovare altre coperture per il reddito di cittadinanza e bisogna farlo in pochissime ore.
Però questo minimo atto di saggezza non è stato compiuto, e il gesto di Di Maio a Porta a Porta mette davvero a rischio per la prima volta la tenuta del governo: per altro Salvini è quello che avrebbe più vantaggi a farlo cadere, e potrebbe avere la tentazione di farlo. Siccome conosco Di Maio da molti anni e sono l’ultimo a pensare che sia sprovveduto o che non sappia quello che fa, ho il dubbio che questa mossa mirasse proprio a questo: mettere fine al governo del cambiamento. Allora sarebbe stata assai efficace…
Franco Bechis

Caos condono, Vespa legge smentita: “Al Quirinale nessun testo”. Di Maio: “Si sarà perso per strada”
“Dal Quirinale ci fanno sapere che non è arrivato nessun testo. Dove sta?”. Così Bruno Vespa, nel corso della trasmissione Porta a Porta, al vicepremier Luigi Di Maio. Il leader del M5s aveva appena denunciato su Rai 1 la manomissione del decreto fiscale inviato al Colle, annunciando anche una “denuncia alla procura della Repubblica”. “Vediamo, magari si è perso per strada”, risponde Di Maio. “Le risultava che fosse arrivato al Quirinale, è per strada, sarà rimasto nel traffico?” incalza ironicamente il conduttore.
Chi è la “manina” denunciata da Di Maio. Il M5s ora grida al complotto

Una “manina” ha modificato il testo del decreto fiscale, collegato alla manovra, inserendo delle norme sul condono e lo scudo fiscale per i capitali all’estero prima di inviarlo al Quirinale. L’accusa choc arriva direttamente dal vicepremier e leader dei 5 stelle, Luigi Di Maio che, durante la registrazione di Porta a Porta, annuncia che oggi presenterà una denuncia in procura. Non solo. Il ministro dello Sviluppo e del Lavoro avverte: se il testo del decreto non sarà modificato “noi non lo votiamo”. Passano pochi minuti e dal Quirinale, con una nota secca, fanno sapere che non è pervenuto alcun testo. Una precisazione irritata con la quale il Colle prende le distanze molto duramente da una polemica che cerca di tirare in ballo le istituzioni in un braccio di ferro che è tutto politico. Un tentativo che Mattarella stoppa subito, mentre la Lega controreplica al M5s e Giuseppe Conte cerca di rimettere in ordine i passaggi come Costituzione e prassi prevedono. Dopo la durissima nota del Colle, Di Maio, sempre ospite del salotto di Vespa, corregge il tiro e abbassa i toni: “Ai miei uffici è stato riferito che il testo era giunto al Quirinale. Se il testo non è ancora arrivato al Quirinale allora basterà lo stralcio di quella parte e non sarà nemmeno necessario riunire il Cdm”, spiega.

Parole ben differenti da quelle pronunciate prima, quando aveva detto: “Non so se è stata una maninapolitica o una manina tecnica, in ogni caso domattina si deposita subito una denuncia alla procura della Repubblica perchè non è possibile che vada al Quirinale un testo manipolato”. Intanto Conte oggi prova a sedare gli animi: “Venerdì sarò a Roma: lo controllerò come si fa sempre, articolo per articolo. Verrà mandato al Quirinale un testo conforme alla volontà deliberata nel corso del Consiglio dei ministri. Tra Lega e M5S, continua Conte non c’è nessuna frattura”. In realtà lo scontro è lampante.

“Questa manina vogliamo assolutamente tagliarla. Non è più accettabile che ci siano queste situazioni. Non voglio commentare bozze che girano per i Ministeri. Noi abbiamo detto che in questa bozza che circolava il governo non ha messo lo scudo fiscale per i capitali e l’impunibilità per chi evade. Bisogna capire cos’è successo. Taglieremo sicuramente queste parti e vogliamo assolutamente tranquillizzare tutti sul fatto che nel testo definitivo non ci saranno questi punti. Poi, per quanto riguarda la manina, è una cosa grave e cercheremo di capire da dove sia arrivata. Non credo assolutamente che c’entrino i nostri alleati di governo, credo che ci sia qualcuno che nelle fasi di passaggio del testo nei ministeri possa aver aggiunto quella parte. Sono stati gli uffici dei ministeri? L’avete detto voi…”, afferma Sergio Battelli, deputato del M5S, su Radio Cusano Campus.

Ma di chi è questa manina?

Secondo il Fatto quotidiano è quella della Direzione generale delle Finanze diretta da Fabrizia Lapecorella. Non è chiaro però come la bozza sia stata scritta e chi abbia avuto voce in capitolo sulla scrittura finale. Il testo è frutto del lavoro della Direzione generale Finanze che dipende dal ministro dell’Economia Giovanni Tria. Dal canto loro però i funzionari del Mef assicurano di aver solo eseguito le indicazioni della presidenza del Consiglio che vengono dal sottosegretario, Giancarlo Giorgetti. Quest’ultimo è finito sotto il fuoco degli alleati. Eppure la Lega precisa che Giorgetti non era presente e lunedì sera ha lasciato prima la riunione del Cdm in cui è stato approvato il decreto fiscale e non è rimasto fino al voto finale e non ha neanche firmato il verbale conclusivo. Di Battista intanto è sceso in campo per soccorrere Di Maio: “Intanto grazie a Luigi e alla denuncia che ha fatto un paio di porcate pro-evasori non passeranno. Consiglio a tutti di concentrarsi su questo. Io, da cittadino, mi sento di ringraziarlo perché è chiaro che finalmente c’è chi sa dire NO. Farlo dall’opposizione era più facile. Farlo al governo dimostra il valore di un uomo”.

Condono, Garavaglia: ma quale manina, lo sapevano tutti
Ma quale manina, «il testo lo conoscevano tutti». Risponde così Massimo Garavaglia, sottosegretario all’Economia della Lega, a chi gli chiede chi fosse a conoscenza delle norme del decreto fiscale contestate da Luigi Di Maio. E quando gli viene domandato se anche il vicepremier M5S fosse a conoscenza dell’ormai famoso articolo 9 che trasforma la pace fiscale in un condono tombale taglia corto: «Non lo so…». Garavaglia, ad ogni modo, nega con un sorriso di essere colui che ha integrato il decreto con le norme che hanno generato il caos politico.

Le dichiarazioni di Di Maio, che ieri a Porta a Porta ha denunciato una misteriosa manipolazione del testo pronto per essere firmato dal Presidente della Repubblica, hanno scatenato il caos. Gli alleati di governo, tuttavia, fin dall’inizio hanno lasciato il leader M5S da solo. «Siamo gente seria», è il laconico commento di Matteo Salvini arrivato mentre il ministro dell’Interno si trovava a Mosca. Le parole di Garavaglia proseguono su quel solco, negando la versione complottista del vicepremier pentastellato. Quando Di Maio ha firmato il decreto, è il sottotesto delle affermazioni del Carroccio, l’articolo 9 era già presente, quindi le spiegazioni sono due: o si è pentito e ha ordito il colpo di scena in tv per uscire dall’angolo sperando di non perdere la faccia davanti al suo elettorato, oppure ha firmato senza aver capito o letto bene il provvedimento.

Insomma, nella maggioranza gialloverde c’è tensione. «Controllerò il testo articolo per articolo», ha assicurato il premier Conte a Bruxelles per spiegare la manovra ai colleghi Ue. Il presidente del Consiglio, dal canto suo, nega fibrillazioni nel governo: «Non c’è alcuna frattura Lega-M5S».

La sindrome della “manina” contagia anche i social: “Te l’avevo detto de salvà in pdf”

La sindrome della manina imbarazza Luigi Di Maio. E, tra la smentita del Colle e il dietrofront dello stesso vicepremier, contagia anche anche i social. A partire proprio dalle poche righe diffuse su twitter dalla presidenza della Repubblica, in cui si affermava che il tanto urlato “testo manipolato” di cui parlava Di Maio non era mai arrivato negli uffici di Sergio Mattarella.

Oltre 17mila reazioni, tra tweet, retweet e semplici apprezzamenti, con il titolare del Mise che, inevitabilmente, finisce nel mirino. “Se qualcuno avesse trovato per strada o dimenticato al tavolo di un bar un decreto fiscale è pregato di portarlo urgentemente al #Quirinale” scrive un utente. Dopo la denuncia di manipolazione del #decretofiscale, creato il pool di #manine pulite, rilancia un altro.

Tra i trend topic di twitter spunta anche ‘Chi l’ha visto’, il programma su Raitre condotto da Federica Sciarelli. E anche qui, tra i cinguettii su casi di cronaca e morti sospette, c’è chi rilancia il mistero del ‘dl manipolato’

non esiste un testo definitivo della manovra finanziaria ma a Mattarella CONSEGNANO una copia taroccata #dilettantiallosbaraglio

È tipico degli incapaci. Dare la colpa agli altri, alle “manine”, ai complotti. #asuainsaputa  

Ricapitolando.
Di Maio: Il testo arrivato al Quirinale è stato manipolato
Lega: Non sappiamo niente di decreti manipolati
Quirinale: Guardate che non è arrivato niente
Lì dove la fantasia non arriva…

Sintesi‬
‪Cdm approva il #condono
‪Dalla Casaleggio arrivano input a #DiMaio: popolo incazzato sul web, vedi cosa inventarti‬
‪Di Maio schiamazza, tira dentro manine e testi mai ricevuti dal #Quirinale
‪Ma prima o poi il decreto dovrà andare in Gazzetta. E lì gli schiamazzi finiscono.‬

@Quirinale
In riferimento a numerose richieste da parte degli organi di stampa, l’ufficio stampa della Presidenza della Repubblica precisa che il testo del decreto legge in materia #fiscale per la firma del Presidente della Repubblica non è ancora pervenuto al #Quirinale

C’erano un #avvocato, un #razzista ed un #ignorante

+++ È accaduto un fatto gravissimo! Il testo sulla pace fiscale che è arrivato al Quirinale è stato manipolato. Nel testo trasmesso alla presidenza della Repubblica, ma non accordato dal Consiglio dei Ministri, c’è sia lo scudo fiscale sia la non punibilità per chi evade. Noi del MoVimento 5 Stelle in Parlamento non lo votiamo questo testo se arriva così. Questa parte deve essere tolta. Non ho mai detto che si volevano aiutare i capitali mafiosi. Non so se una manina politica o una manina tecnica, in ogni caso domattina si deposita subito una denuncia alla Procura della Repubblica perchè non è possibile che vada al Quirinale un testo manipolato! +++

#DiMaio va in TV ad annunciare un complotto, qualcuno avrebbe modificato #asuainsaputa il testo della Manovra che é stata mandata al Quirinale. Dopo 40 minuti Mattarella annuncia di non aver ricevuto alcun testo!

 

 

 

Domenico Leccese 

 

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