IL PROF. CARLO COTTARELLI PARTECIPA A TITOLO GRATUITO a CTCF

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In un comunicato stampa, la Rai ha spiegato che dal punto di vista formale Cottarelli ha sottoscritto una liberatoria «con relativa cessione dei diritti di immagine relativa alla partecipazione al programma a titolo gratuito, mentre la Cattolica ha sottoscritto un contratto per la fornitura dei contenuti per l’intervento del professor Cottarelli: pertanto a fronte di tale consulenza l’ateneo riceve 6500 euro a puntata»

Nelle edizioni di oggi, La Verità e Libero non hanno pubblicato alcuna smentita in prima pagina. Il Giornale ha invece pubblicato una lettera di Cottarelli, alla quale il direttore Alessandro Sallusti ha risposto: «Egregio professore, le do atto che il suo ragionamento non fa una grinza. Se le cose stanno così, e non ne dubitiamo, speriamo che le aumentino i compensi»

Carlo Cottarelli: “Non prendo compensi da Che Tempo Che Fa, soldi vanno ad assegni di ricerca”
L’ex commissario alla spending review chiarisce che “la società produttrice del programma, non la Rai, paga la Cattolica per finanziare ricercatori”

Nessun compenso per Carlo Cottarelli da Che Tempo Che Fa, che devolve tutto a borse di studio. Lo precisa lo stesso ex commissario alla spending review su Twitter e sulla prima pagina del Giornale. “Non prendo nulla” scrive Cottarelli, spiegando che “la società produttrice del programma, non la Rai, paga la Cattolica per finanziare ricercatori”.

“Ripeto: non prendo nulla per CTCF. La società produttrice del programma, non la RAI, paga la Cattolica per finanziare ricercatori. Senza un compenso, i profitti della società produttrice, società privata, sarebbero più alti e ci sarebbero meno ricercatori universitari. Chiaro?”
In una lettera al direttore Alessandro Sallusti, Cottarelli sottolinea che “il pagamento è fatto dalla società di produzione (una società privata) e non dalla Rai, che acquista il programma dalla società di produzione a un prezzo prefissato. Quindi, se tale pagamento non fosse effettuato, il risultato sarebbe un profitto più alto per la società di produzione (e non un risparmio per la Rai) e meno occupazione come assegnisti universitari”.

 

Domenico Leccese 

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