«RADIOTERAPIA NON CONFORME»

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Sul macchinario del 2008 della radioterapia del San Carlo di Potenza, reparto inaugurato un anno fa, è intervenuta con tenore pesantemente critico anche la Cgil. Per il sindacato l’inchiesta della Procura del capoluogo è «l’ennesima testimonianza di quanto il sistema sanitario lucano sia piegato a logiche ben lontane dalla mission stessa dell’azienda» Innanzitutto Giuliana Scarano, segretario generale della Fp cgil di potenza, mette in risalto come la vicenda sia paradossale dal principio allorquando nel 2009 il San Carlo nonostante la complessità dell’appalto «sceglie di ricorrere ad una procedura ristretta che consente all’amministrazione appaltante di scegliere le ditte da invitare».

«Il fatto che il servizio sia stato affidato ad un’Ati – ha proseguito Scarano – nella quale compare una ben nota ditta che già opera nel nostro sistema sanitario con lo screening mammografico, la società Fora, non è affatto rassicurante visto il caos nel quale è stata gettata un’attività, un tempo punta di eccellenza dell’intero sistema di prevenzione. La ricorrenza di questa ditta in una sorta di partenariato pubblico-privato nella sanità lucana desta più di qualche perplessità»

La Cgil poi si sofferma su due elementi messi in risalto da Cronache Lucane Tv: la non visionabilità di documenti chiave e il capitolo d’appalto

«Guarda caso – ha sottolineato il sindacato – l’Ati partecipata da  Ignazio Ali, Fora e Niguarda Cà Grande è l’unica a presentare offerta tra quelle invitate, di cui non è dato conoscere l’identità dai verbali di commissione. E guarda caso giorni fa viene fuori che l’acceleratore lineare installato per la radioterapia, risalente al 2008, non risponde alle caratteristiche richieste dal capitolato tecnico: un acceleratore di ultima generazione, del livello più elevato consentito dall’attuale tecnologia, questo espressamente richiedeva il capitolato. Eppure in sede di collaudo nessuno si è reso conto che, pur essendo richiesta espressamente la certificazione dell’azienda di produzione attestante la data di fabbricazione e il numero di matricola progressivo,  le apparecchiature fornite non fossero conformi alle caratteristiche richieste».

Per la Cgil la vicenda dimostra che la sanità lucana è «una sanità malata, divenuta luogo e concentrazione di illeciti di varia natura il cui costo si scarica inevitabilmente sui pazienti e sull’intera collettività privando la salute del suo essere bene primario da tutelare e garantire a ogni cittadino».

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Ferdinando Moliterni

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