STRANE RASSICURAZIONI DAL SAN CARLO

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I trattamenti sono assolutamente adeguati e i pazienti possono stare tranquilli. Così il San Carlo di Potenza ha commentato l’inchiesta della Procura del capoluogo sul macchinario datato 2008 della radioterapia per le cure anti tumorali. Sennonché la stessa azienda sanitaria ha concluso i suoi chiarimenti con: se c’è il reato, noi ci riterremmo parte lesa.  Perché dovrebbe esserci il reato se è tutto in ordine? non è questo, però, l’unico dettaglio contraddittorio delle strane rassicurazioni dell’ospedale potentino. Il reparto è nuovo, inaugurato solo un anno fa, e la targa dell’acceleratore lineare è sempre stata lì con affissa la data: agosto 2008. Non si comprende perché soltanto quest’estate a seguito di una lettera anonima l’azienda ospedaliera lucana ha sentito l’esigenza di controllare se la segnalazione fosse veritiera. Così come non si comprende su cosa abbiano deliberato gli organismi collegiali nel promuovere il Clinac nove, così si chiama il macchinario fatto passare per nuovo, se persino la data di fabbricazione fosse in parte ignota. Il direttore Nicola Di Chiara, benché avesse seguito l’appalto negli anni, ha dovuto apprendere la data e altre spiegazioni dalla ditta fornitrice soltanto un mese fa, lo scorso settembre. Mesi dopo l’inaugurazione del reparto. Si considera nuovo e all’avanguardia un macchinario di dieci anni prima in quanto è a chilometro zero. Cioè un usato mai utilizzato. Perché inizialmente la ditta fornitrice lo aveva consegnato ad altra struttura che non lo avrebbe mai toccato. Mistero nel mistero. E per questo il Clinac nove sarebbe nuovo. Una sorta di ribaltamento semantico degno di lode. Il macchinario non è nuovo, ma non è stato mai usato e per questo è nuovo. Al San Carlo ci mancavano pure i fallaci sillogismi. In più nulla il San Carlo ha specificato sul processo di rigenerazione al quale sarebbe stato sottoposto il macchinario anti tumore prima di essere istallato nel nuovo reparto. Le indagini vanno avanti e tutti attendono la verità alla quale giungerà la magistratura inquirente.

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Ferdinando Moliterni

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