RADIOTERAPIA SAN CARLO: MACCHINARIO DEL 2008

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Al centro del filone potentino della maxi inchiesta Sanitopoli su concorsi e appalti truccati nella sanità lucana c’è il reparto di Radioterapia dell’Ospedale San Carlo. Nel mirino dei carabinieri del Nas e della Procura Il macchinario utilizzato nel trattamento dei tumori. La storia del bunker per la radioterapia all’ospedale San Carlo di Potenza inizia nel lontano 2009 con la pubblicazione del relativo bando La struttura è stata poi inaugurata solo il 2 ottobre dell’anno scorso. Nel luglio del 2010 l’appalto da otto milioni e 900 mila euro è stato affidato a un’associazione temporanea di imprese che, unica ditta partecipante, se lo è aggiudicato per 6 milioni e 74 mila euro. Nel 2016 poi vi è stato anche un cambio societario, o meglio un conferimento del ramo di azienda infra società. Ricostruire l’intero iter documentale oltre ad essere complesso è anche pressocché impossibile. In quanto mancano dei documenti chiave che aiuterebbero a cristallizzare passaggi fondamentali. Per esempio non si trova il capitolato d’appalto. Oppure non è neanche visionabile l’esito originale dell’appalto. La vicenda la si deve ricostruire indirettamente da delibere che rimandano ad altre delibere. E in questi passaggi le informazioni determinanti si perdono. Scavando tra le carte del San Carlo inerenti il «bando della radioterapia» vi è inserito persino un pdf piuttosto fuorviante che riguarda tutt’altro. In quanto si riferisce alla «fornitura di materiale monouso e sacchi a perdere a favore dell’Azienda Ospedaliera San Carlo». Errori, sviste e perdite di documenti importanti connotano la ricerca. Non è dato sapere, allo stato attuale delle cose, se siano elementi casuali o causati. Due i dettagli essenziali sui quali si concentrano le indagini: l’esternalizzazione dello staff di professionisti operante nel bunker di radioterapia alla ditta vincitrice dell’appalto e la qualità delle attrezzature. L’acceleratore lineare per le cure anti tumorali messo in funzione l’anno scorso in teoria dovrebbe essere moderno, efficace e nuovo, come da capitolato d’appalto. Ma invece risalirebbe al 2008. La struttura è nuova, ma la macchina principale no. Per ora l’ipotesi di reato in merito al macchinario “rigenerato” e spacciato per nuovo è truffa ai danni del San Carlo. In più c’è il profilo penale relativo alla violazione dei diritti dei cittadini in merito alle cure ospedaliere così come sancite dalla Costituzione italiana. Bisognerà stabilire se e come il macchinario rigenerato abbia inficiato le cure anti tumorali somministrate ai pazienti. Gli stessi medici specialisti a loro insaputa potrebbero aver indicato ai pazienti come luogo di cura la radioterapia del san carlo ritenendo che fosse in uso un certo macchinario, che però lì non c’era

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Ferdinando Moliterni

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