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UNICEF ITALIA: NOTE SULLA VICENDA PLAY THERAPY AFRICA/CONTICINI

Anche la notizia di una truffa all’Unicef di 6 milioni di dollari, da parte di parenti di Renzi, si dimostra una bufala, come volevasi dimostrare

 

Note sulla vicenda Play Therapy Africa/Conticini

Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2018 –

Riteniamo necessario, a seguito delle richieste di numerose persone (nostri sostenitori e non) fare chiarezza in merito alle notizie diffuse sin da inizio agosto da alcuni media e siti web riguardo gli eventi intercorsi tra l’UNICEF, “Play Therapy Africa” e l’allora dirigente della stessa Alessandro Conticini.

Invitiamo gli utenti a leggere con la dovuta attenzione l’intero testo: per qualunque delucidazione su punti non affrontati da questa nota è a disposizione l’indirizzo email info@unicef.it o il canale di messaggistica della pagina Facebook dell’UNICEF Italia.

È vero che c’è un’inchiesta su fondi che sarebbero stati sottratti all’UNICEF?

A luglio 2016 la Procura della Repubblica di Firenze, partendo da alcune segnalazioni bancarie, ha avviato un’indagine incentrata su ipotesi di appropriazione indebita e altri reati a carico di Alessandro Conticini e altre persone. Secondo quanto filtrato dai media, le somme interessate dall’indagine ammonterebbero a circa 6,6 milioni di dollari, dei quali 3,8 versati dall’UNICEF alla società Play Therapy Africa Ltd [di seguito citata anche come PTA] di cui Conticini era dirigente all’epoca dei fatti.

Perché l’UNICEF avrebbe corrisposto dei fondi a Play Therapy Africa?

È del tutto normale per l’UNICEF e per tutte le principali organizzazioni umanitarie decentrare a terzi (per lo più organizzazioni locali) la realizzazione di specifiche componenti di un programma sul campo. Che si tratti di scavare dei pozzi, di somministrare vaccini o di qualsiasi altra attività, avere degli implementing partner è indispensabile per ottimizzare l’uso delle risorse economiche e raggiungere centinaia di migliaia di bambini, anche nelle zone più remote di un paese.

“Play Therapy Africa” è stata una tra le migliaia di implementing partner con cui l’UNICEF ha avuto a che fare nel corso degli anni, negli oltre 150 Paesi in via di sviluppo in cui opera stabilmente.

Nell’ottobre 2008 l’UNICEF ha stipulato un primo contratto con questa nuova organizzazione, con lo specifico incarico di fornire analisi e servizi di assistenza psicologica tramite approccio ludico ai bambini vittime di traumi.

PTA era una nuova realtà nel panorama della cooperazione internazionale, ma era validamente accreditata come branca africana di una nota e stimata ONG internazionale (Play Therapy International). All’epoca PTA era diretta da una persona – Alessandro Conticini – che vantava solide esperienze nella cooperazione internazionale allo sviluppo e aveva lavorato per alcuni anni (2005-2008) quale Child Protection Specialist presso l’UNICEF Etiopia.

Data la buona qualità dei lavori svolti nella prima fase del rapporto, PTA ha esteso la sua collaborazione con l’UNICEF a diversi paesi (10 in tutto), anche al di fuori dell’Africa. Successivamente, tuttavia, la qualità delle prestazioni fornite è risultata sempre meno soddisfacente, e nel 2013 l’UNICEF ha valutato di interrompere definitivamente il rapporto contrattuale.

Da quel momento sono cessati definitivamente i rapporti fra UNICEF, Play Therapy Africa e Alessandro Conticini.

Quali rapporti ha avuto Matteo Renzi con l’UNICEF?

Nessuno. La parentela tra Alessandro Conticini e l’allora Sindaco di Firenze Renzi (il primo è fratello maggiore del cognato del secondo) era una circostanza del tutto irrilevante nell’ambiente della cooperazione internazionale.

Mentre Conticini aveva un’esperienza pluriennale nell’ambito della cooperazione allo sviluppo e Play Therapy International era (ed è tuttora) una nota e rispettabilissima ONG internazionale, all’epoca in cui PTA iniziò a collaborare con l’UNICEF Matteo Renzi era un perfetto sconosciuto, più che mai in Africa e per l’UNICEF Internazionale.

Creare retroattivamente dei legami mai esistiti tra Renzi e l’UNICEF è una meschina strumentalizzazione politica. E affermare, come alcuni fanno, che l’UNICEF abbia addirittura finanziato le società di Matteo Renzi è una completa menzogna.

L’UNICEF ha subito un ammanco di fondi da parte di PTA o dello stesso Conticini?

Assolutamente no. Tutte le somme intercorse tra UNICEF e PTA (per un totale di 3,8 milioni di dollari) sono state il corrispettivo di prestazioni d’opera nell’ambito di regolari contratti, nel periodo 2008-2013, in diversi paesi del mondo.

Nessuno ha aperto casseforti, fatto sparire del denaro o cose simili. Se l’UNICEF avesse ritenuto di avere subito un ammanco di soldi per mano di PTA, avrebbe immediatamente preso le opportune misure, come avviene in qualsiasi rapporto contrattuale.

Ancora più inverosimile affermare che sia stato Alessandro Conticini a sottrarre somme all’UNICEF, dato che il rapporto contrattuale era con una società (PTA) e non con un singolo individuo.

Se l’UNICEF effettuava pagamenti esclusivamente a PTA, da dove provengono i soldi attribuiti a Conticini?

L’UNICEF non conosce (né avrebbe mai modo di saperlo) l’uso che è stato fatto delle somme percepite da Play Therapy Africa quale implementing partner, e che secondo quanto è dato sapere sull’inchiesta, avrebbero in parte beneficiato società afferenti alla famiglia Conticini-Renzi.

Si tratta di eventi totalmente estranei al rapporto tra UNICEF e PTA e, sebbene ci sembri assurdo doverlo sottolineare, un committente non può essere chiamato a rispondere di ciò che un fornitore fa con i soldi ricevuti per il servizio reso.

Conticini non ha mai avuto accesso ai soldi dell’UNICEF, mentre ovviamente non possiamo sapere se e in quale modo abbia avuto accesso ai soldi di PTA.

Quale ruolo ha nella vicenda l’UNICEF Italia? Sono state coinvolte le donazioni dei sostenitori italiani?

Il Comitato Italiano per l’UNICEF non è mai stato coinvolto nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Firenze, proprio perché i fatti contestati ad Alessandro Conticini (per ciò che riguarda l’UNICEF) hanno avuto luogo in Africa e non in Italia.

L’UNICEF Italia non gestisce direttamente i progetti nei Paesi in via di sviluppo, dove opera stabilmente la rete dei Country Office (uffici nazionali) e dei Regional Office (uffici regionali) dell’UNICEF Internazionale.

Per questa ragione l’indagine ha sempre ed esclusivamente avuto come referente l’UNICEF Internazionale, e mai l’UNICEF Italia.

Mai un solo centesimo delle donazioni fatte dai cittadini italiani all’UNICEF Italia è stato versato a Play Therapy Africa o al sig. Conticini.

L’UNICEF Internazionale ha collaborato con i magistrati italiani?

Sì. Sin dall’inizio dell’indagine, nel 2016, l’Ufficio legale dell’UNICEF a New York ha collaborato pienamente con la Procura della Repubblica di Firenze. Per ovvie ragioni di segreto istruttorio, non possiamo fornire dettagli delle informazioni inoltrate agli inquirenti, ma siamo in grado di confermare che non sono mai stati richiesti i contratti firmati con PTA o le corrispondenti relazioni di fine lavori.

Nella prima settimana di agosto 2018 è stato reso pubblico tramite i media che la Procura della Repubblica di Firenze avrebbe inviato una rogatoria internazionale all’UNICEF. Al momento in cui scriviamo, all’Ufficio legale dell’UNICEF Internazionale non è tuttora pervenuta alcuna comunicazione, formale o informale, da parte dei magistrati italiani.

L’UNICEF conferma la massima disponibilità a collaborare con la magistratura italiana anche in futuro, per tutelare i propri legittimi interessi e quelli dei suoi donatori, e soprattutto per il bene dei bambini, che rischiano di pagare il prezzo della campagna di disinformazione e diffamazione in corso in Italia.

L’UNICEF intende sporgere querela di parte?

Con l’estensione della procedibilità a querela di parte per reati contro il patrimonio privato, sancita dal D.Lgs. n.36 del 10/4/2018 che ha dato attuazione alla Legge 23 giugno 2017 n. 103, si è aperta la possibilità, per l’UNICEF e per le altre organizzazioni che avrebbero subito l’appropriazione indebita, di sporgere querela contro gli indagati.

L’UNICEF non avrebbe alcuna reticenza ad avvalersi di questa facoltà, se ne sussistessero i motivi. Certamente l’UNICEF non può chiedere risarcimenti per somme versate nell’ambito di normali rapporti di prestazione d’opera né è ipotizzabile che un’organizzazione internazionale sporga querele a casaccio o, peggio ancora, per soddisfare pressioni, minacce o ricatti provenienti da individui e gruppi impegnati in un’azione politica a noi del tutto estranea.

Qualora la rogatoria così a lungo attesa arrivasse e contenesse elementi finora inediti e tali da modificare la nostra attuale percezione dei fatti, l’UNICEF non avrà alcun problema a considerare eventuali azioni di parte.

In assenza di tali elementi, il nostro orientamento rimarrà di non procedere a querela.

 

Domenico Leccese 

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