MAFIA, AZIONI DE LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO SEQUESTRATE

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Un impero su cui si sono abbattuti i sigilli giudiziari. Immobili, societa’ e testate giornalistiche. Nel 2017, in occasione dell’ultimo procedimento, Mario Ciancio e’ stato rinviato a giudizio per concorso esterno alla mafia. La procura di Catania aveva avviato l’indagine nel 2007, ma nel 2012 ne aveva chiesto l’archiviazione; richiesta bocciata dal gup Luigi Barone che aveva disposto la trasmissione degli atti ai pm per l’imputazione coatta. Successivamente e’ stato chiesto il rinvio a giudizio dell’editore e in abbreviato Ciancio era stato assolto su sentenza del Gup Bernabo’ Distefano nel dicembre del 2015. Una decisione che aveva sollevato parecchie polemiche – con il presidente dell’ufficio gip di Catania, Nunzio Sarpietro che aveva preso le distanze dalla sentenza – visto che nelle sue motivazioni Distefano aveva demolito il reato di concorso esterno definito come “una figura che si potrebbe definire quasi idealizzata nell’ambito di un illecito penale cosi grave per la collettivita”. Il giudizio del Gup e’ stato ribaltato dalla Corta di Cassazione che ha accolto l’appello della procura contro il proscioglimento di Ciancio. L’anno scorso, dunque, Ciancio e’ stato rinviato a giudizio da un altro Gup e il processo e’ appena iniziato. Hanno seguito un iter parallelo i provvedimenti che hanno riguardato le misure di prevenzione, iniziate nel 2015 e conclusasi con la decisione di oggi da parte del tribunale. Tra i beni interessati, quindi, Lo storico quotidiano di Catania “La Sicilia”, la maggioranza delle quote della “Gazzetta del Mezzogiorno” di Bari e le emittenti televisive “Antenna Sicilia” e “Telecolor”. Le decisioni dei giudici della Sezione delle misure di prevenzioni sono andate al di la’ delle richieste della procura. Decisive le verifiche sul patrimonio di Ciancio, a partire dai fondi che deteneva in Svizzera e intestati ad alcune fiduciarie del Liechtenstein e, soprattutto, le valutazioni compiute dalla societa’ internazionale di revisione dei bilanci Pwc sulle modifiche patrimoniali avvenute dal 1979 al 2014 ad opera di Ciancio. Un’inchiesta che si affianca al processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Dalle conclusioni sull’esame degli oltre 1500 bilanci sarebbero emerse immissioni di capitali non chiare, fondi non giustificati e sproporzioni fra entrate e uscite. Il Tribunale di Catania ha nominato gli amministratori giudiziari che garantiranno la continuita’ operativa delle molteplici societa’. Secca la replica dell’editore: “Non ho mai avuto alcun tipo di rapporto con ambienti mafiosi. Ritengo che le motivazioni addotte dal Tribunale per disporre la confisca dei miei beni siano facilmente superabili. I miei avvocati sono gia’ al lavoro per predisporre l’impugnazione in Corte di Appello”

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