Io il mio primo giorno di scuola me lo ricordo…c’era Fernando Tambroni al Governo!

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FERNANDO TAMBRONI
Io il mio primo giorno di scuola me lo ricordo…c’era Fernando Tambroni al Governo!

 

 

 

 

 

 

 

 

Amintore Fanfani
Governo successivo Fanfani III dal 27 luglio 1960 Amintore Fanfani

 

 

 

 

 

 

 

Giovanni Gronchi
Il 3º Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi (1887-1978) con 4 scrutini percentuale 78,1% (658 voti su 843) in carica dall’11 maggio 1955 all’11 maggio 1962 Democrazia Cristiana Senatore a Vita fino al 17 ottobre 1978

Il Governo Tambroni è stato il quindicesimo governo della Repubblica Italiana, il terzo della III legislatura.

Il governo rimase in carica dal 26 marzo 1960 al 27 luglio 1960 per un totale di 123 giorni, ovvero 4 mesi e 1 giorno.

 

Dopo l’infruttuoso tentativo di Antonio Segni di formare un nuovo governo, il presidente della Repubblica il 21 marzo incarica Fernando Tambroni il quale senza nuove consultazioni e trattative con i partiti, propone un monocolore DC suscitando polemiche all’interno del suo partito ma ottenendo l’appoggio del MSI e la contrarietà di tutti i principali partiti, PSDI, PRI, PSI e PLI.
Il 4 aprile 1960 Tambroni propone il suo governo al parlamento ottendo la fiducia alla Camera l’8 aprile con 300 voti favorevoli (DC e MSI) e 293 contrari risultando determinanti i voti del MSI per raggiungere la maggioranza. Il giorno dopo, contrariati dall’appoggio del MSI al governo, si dimettono due ministri, Sullo e Bo, i sottosegretari Pecoraro, Spallino e Pastore mentre annunciano la volontà di dimettersi i ministri Zaccagnini, Colombo, Rumor, Martinelli, Gonella, Angelini e Segni; inoltre il direttivo dei deputati del partito chiede le dimissioni del governo e, l’11 aprile, dopo una riunione della direzione della DC, Tambroni si dimette.
Il presidente Gronchi allora riapre le consultazioni e conferisce l’incarico a Fanfani che lavora all’ipotesi di un governo sostenuto da DC, PSDI e PRI con l’astensione del PSI ottenendo il sostegno del segretario del partito Aldo Moro e dello stesso Gronchi. Pietro Nenni, segretario del PSI, risulta possibilista all’ipotesi che il suo partito si astenga durante il voto di fiducia ponendo alcune condizioni. L’ipotesi di un governo con la partecipazione dei socialisti è fortemente osteggiata dalle correnti di destra e dei dorotei della DC. Nonostante la direzione del partito avesse autorizzato Fanfani di proseguire nelle trattative col PSI, le forti divisioni interne portarono alla rinuncia di Fanfani il 22 aprile. Allora Gronchi decide di respingere le dimissioni di Tambroni il quale, avendo già ottenuto la fiducia della Camera, viene invitato dal presidente a presentarsi al Senato per concludere l’iter parlamentare sulla fiducia la quale, il 29 aprile, viene concessa con 128 voti favorevoli e 110 contrari, voti del PCI, PSI, PSDI, PRI e PLI.
L’obiettivo politico era quello di superare l’emergenza, attraverso un “governo provvisorio”, in grado di consentire lo svolgimento della XVII Olimpiade a Roma e di approvare il bilancio dello Stato.
Molte manifestazioni in tutta Italia contro l’apertura della DC all’appoggio del MSI al governo. Un congresso del MSI previsto a Genova è causa di uno sciopero il 30 giugno che porta a scontri con la polizia e vari disordini. Seguono altre manifestazioni antifasciste in tutto il paese. Dopo i disordini di Genova, su proposta della questura, il congresso viene spostato a Nervi. Il ministro dell’Interno Spataro risponde alla Camera e al Senato alle interrogazioni parlamentari sui fatti di Genova nelle quali sia Saragat che Nenni propendono per l’apertura della crisi. Durante la votazione del 5 luglio al Senato, il MSI vota contro all’approvazione del bilancio del ministero dell’Interno. A Roma vengono vietate manifestazioni e comizi e in Sicilia, durante una manifestazione la polizia uccide un giovane. Si continua a manifestare in vari parti d’Italia anche contro l’intervento dei carabinieri che a Roma, con una carica a cavallo, hanno sciolto una manifestazione. Altre manifestazioni con feriti e a Reggio Emilia, durante una manifestazione, vengono uccisi alcuni manifestanti dalla polizia. Il 7 luglio vengono fatte altre interpellanze al governo sui disordini dei giorni precedenti ma continuano le manifestazioni con altri morti e feriti. A seguito delle interpellanze sui fatti accaduti a Roma e Reggio Emilia viene convocata per il giorno dopo, il 13 luglio, la Direzione della DC per sollecitare un nuovo governo d’emergenza con l’appoggio del PSI. Tambroni replica alle interpellanze il 14 luglio dichiarando che il governo si dimetterà quando i partiti avranno trovato l’accordo per una nuova maggioranza che viene raggiunto il 16 luglio quando viene annunciato la proposta di un governo monocolore DC presieduto da Fanfani e sostenuto con l’appoggio esterno del PLI , PSDI e PRI. Il tutto mentre in Italia continuano le manifestazioni contro l’appoggio del MSI al governo Tambroni, che si dimette il 19 luglio.

Il primo presidente della Repubblica fu Enrico de Nicola, che fu nominato capo provvisorio dello Stato nel 1946 dall’Assemblea Costituente e che con l’entrata in vigore della Costituzione assunse il titolo e le funzioni di presidente, mentre il primo presidente eletto secondo il dettato della Costituzione fu Luigi Einaudi.

 

 

 

 

 

 


Il presidente eletto con il più ampio margine fu Sandro Pertini che, nel 1978, raggiunse l’82,3% dei consensi (832 voti su 1011). Giovanni Leone fu invece il presidente eletto, nel 1971, con il minor numero di consensi: il 51,4% (518 voti su 1008). La sua elezione fu anche la più difficile e lunga della storia repubblicana, in quanto richiese 23 scrutini, protraendo i lavori parlamentari per quasi 25 giorni.
Antonio Segni fu il primo presidente a dimettersi anticipatamente, a causa di un ictus. Successivamente, Giovanni Leone (nel 1978) e Francesco Cossiga (nel 1992) si dimisero pochi mesi prima del termine del loro mandato a causa di contrasti con il Parlamento e i media.

 

 

 

 

Giorgio Napolitano è stato il primo presidente a essere eletto per un secondo mandato consecutivo, diventando quindi il presidente più a lungo in carica (9 anni)

Domenico Leccese 

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