1 SETTEMBRE 1923 NASCE ROCKY MARCIANO

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di Leonardo Pisani
Il 31 agosto 1969 mentre tornava con un aereo privato a Brockton per festeggiare il suo 46 compleanno, il veicolo precipitò per il maltempo nello Iowa. Ma la sua leggenda vive ancora . Rocky l’invitto massimo e Rocky l’indistruttibile campione. Eppure la storia di Rocco poteva essere uguale a quella di tanti italo-americani di prima generazione; genitori che parlavano a stento l’inglese; si parlava italiano anzi dialetto in casa, cucina rigorosamente italiana e tanta povertà. Il papà era Quirino Marchegiano, figlio di Rocco Francesco arrivato negli State da Ripa Taetina, un piccolo paese in provincia di Chieti; a Brackton nel Massachusetts, la mamma Pasqualina Picciuto, era emigrata da San Bartolomeo in Galdo, in provincia di Benevento. Il primo figlio fu proprio lui Rocco Francis nato il 1 settembre 1923; un pargolo fragile e che rischiò di morire a poco più di un anno: casa fredda, pochi soldi ed il piccolo Rocco contrasse la polmonite rischiò addirittura la morte. Nella prima infanzia nulla di eclatante; tipica famiglia italo-americana ; nascono altri sei figli : le tre femmine Alice, Concetta ed Elizabeth e i due maschi Louis e Peter. Rocco è un ragazzo come tanti altri; va a scuola senza grandi profitti; ama il baseball e sogna di sfuggire alla povertà diventando un campione. Ci proverà ma inutilmente. Ironia della sorte: i Chicago Cubs lo scartano perché non aveva forza di lancio nel braccio destro. Lasciata la scuola Rockton High School dove giocava sia a baseball che a football iniziò la trafila del ragazzo italiano a cerca di mille lavori: trasportatore di ghiaccio; sterratore , giardiniere, operaio in una ditta di gas, fattorino calzolaio come il padre in fabbrica e tanti altri. Cresceva robusto ; 179 e pieno di muscoli, forte come un toro ma il desiderio rimaneva sempre e soltanto il baseball; vita tranquilla, lavoro e i pochi soldi guadagnati per fare la normale vita di un ragazzo di un quartiere periferico. La boxe non era nei suoi pensieri; ammirava certo Joe Louis il campione dei massimi ma Rocco non pensava che la noble art sarebbe stato il suo destino. Anzi non lo pensava nessuno. La boxe arriva per caso in Europa, dove Marchegiano fa il soldato nella U.S. Army in Gran Bretagna , è il 1923 Rocco ormai ha 20 anni; già vecchio per imparare la boxe ma l’italo abruzzese è caparbio; poi la boxe gli permetteva di evitare i lavori di routine spesso anche degradanti: ovviamente spesso riservati ai non veri yankee. C’è una leggenda ma forse verosimile sulla nascita del pugile Marchegiano: deriso da un alleato australiano in un pub di Cardiff il giovane italiano stese un enorme soldato australiano. Da lì il passo ai guantoni fu breve. Combatte, vince, perde ma non esalta a parte la sua aggressività. Piccolo e leggero per essere un peso massimo; lento, goffo e poco adatto alla boxe dei dilettanti. Finita la guerra proverà a fare il pugile; un giorno va a trovare l’ex commilitone Joe Sarelli, a Chicago. Il padre di Sarelli, è nell’ambiente della boxe . Lo porta per tre giorni in palestra poi lo chiama e gli dice: ‘Rocky, perché non ne ritorni a casa e dimentichi di essere un pugile? . Sei troppo piccolo per essere un peso massimo. Credimi non ce la farai mai. ” Rocky invece continua, lo spettro te la povertà lo assale e non lo lascerà neanche quando diverrà ricco e famoso. Era noto per chiedere i pagamenti in contanti e non in assegni che chiamava carta straccia… Continuò a fare qualche incontro con il “Rocky Mack” – si dice per nascondere il tutto alla madre – poi diventa professionista il 17 marzo 1947, con un ko terzo turno di Lee Epperson. Stava perdendo poi un destro, un solo destro al diaframma ed è ko. Poi il mistero. Marciano torna dilettanti e combatte sotto il suo vero nome. Il 1 ° marzo 1948, al New York Golden Gloves Torneo dei Campioni, Marciano perde da Coley Wallace in quella che sarebbe stata l’ultima sua sconfitta in carriera pugilistica. Da dilettante con un record di 9-4 o, con 7 ko. Ritorna professionista e cerca un manager, Chiama Al Weill, che in precedenza aveva gestito Lou Ambers, Joey Archibald e Marty Servo; il vecchio manager accetta e lo porta dal famoso allenatore Charley Goldman per valutarlo. A prima impressione una catastrofe. Goldman racconterà che l’italiano era lento, senza tecnica, non sapeva parare, era lento e goffo ma capisce le potenzialità. Rocky non ha paura di nessuno; attacca sempre e sembra indistruttibile potrebbe passare sotto una sega elettrica senza ferirsi. Poi fa male e tanto male. Goldam disse che nello sparring contro il massimo Wade Chancey, Rocco le stava prendendo quando un largo destro colpì l’americano. Goldman disse che sembrava gli avesse staccato la testa. Cambiano cognome perché quasi impronunciabile e scelgono Marciano. Rocky Marciano. E compiono il miracolo; adattano uno stile pugilistico al fisico di Rocco; combatte quasi accovacciato a volte; colpi in serie da ogni angolazione, sempre avanti. Sembra fatto di acciaio; ma nessuno nel mondo della boxe crede in questo ragazzo di 25 anni; ha iniziato troppo tardi a boxare. Invece infila 16 incontri vinti per ko, un record che rimarrà per oltre 50 anni nei massimi. Scala le classifiche ed affronta i più forti . Nel marzo del 50 affronta la star del Madison Roland La Starza, Marciano vince con fatica con verdetto non unanime, sembra che qualcosa si sia rotto nella furia italiana. Nel luglio del 51 affronta il pretendente al titolo mondiale Rex Laine, fortissimo e dato favorito per 9-5 ma finirà ko a 35 secondi della seta ripresa. Poi Rocco affronta il suo mito giovanile, il grande Joe Louis ritornato a combattere per pagare il fisco. Non è più il campione di una volta ma ancora batte i pugili da classifica mondiale. Luis è leggermente favorito; la sua borsa di 132 mila dollari; quella di Rocky di 44 mila dollari. Joe va ko alla ottava ripresa. Joe Louis lascerà per sempre la boxe. Dopo l’incontro Marciano scoppierà a piangere: aveva messo ko il suo idolo. Anni dopo quando Louis ebbe enormi difficoltà finanziarie e di salute, Rocco lo aiuterà e molto. In Italia fu trasmesso l’incontro in differita, il commentatore un giovane americano che farà parlare di sé: Mike Buongiorno. Un anno dopo arriva la semifinale mondiale. Allo Yankee Stadium, del Bronx di New York Marciano il 28 luglio stende alla seconda ripresa Harry Matthews. Sarà l’italiano a sfidare il vecchio ma terribile campione Jersey Joe Walcott . L’incontro si svolge nella “Città dei Pugili”Philadelphia, in Pennsylvania. 23 settembre 1952, Marciano leggermente favorito ma l’incontro è difficile. Walcott è pugile completo: veloce, tecnico, sa picchiare, ed è straordinariamente mobile. Tutto in salita; al primo round Marciano va al tappeto per la prima volta in carriera. 4 secondi si rialza ma l’incontro lo fa il vecchio Jersey; vince quasi tutti i round, è in vantaggio quando al 13 round parte il “Suzie Q” il famoso destro di Marciano. La faccia di Walcott sembra un quadro di Bosch; assume forme grottesche e va al tappeto privo di sensi. Marciano è il campione del Mondo dei Massimi. L’anno dopo liquiderà la rivincita in soli 2 minuti e 35 secondi. Il resto è storia anzi leggenda

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