OGGI AD AVIGLIANO GIOVANNI FASANELLA E IL SUO LIBRO “IL PUZZLE MORO”

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Sono passati quaranta anni da quando, quel Il 16 marzo 1978, giorno della presentazione del nuovo governo, il quarto guidato da Giulio Andreotti, la Fiat 130 che portava Moro dalla sua abitazione nel quartiere Trionfale di Roma alla Camera dei deputati, subì un attentato dalle Brigate Rosse all’incrocio tra via Mario Fani e via Stresa.  Le Br uccisero i cinque uomini della scorta (Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi) e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana. Dopo 55 giorni di prigionia in via Camillo Montalcini, Moro fu assassinato con 10 colpi di pistola, era il 9 maggio 1978, il corpo fu ritrovato ina una auto parcheggiata in via Caetani, emblematicamente vicina sia a piazza del Gesù dov’era la sede nazionale della D.C sia a via delle Botteghe Oscure dove era la storica sede del Pci. Del delitto Moro, delle zone d’ombra nella vicenda se ne discuterà questa sera ad Avigliano alle ore 18,30 nella sala consiliare in una iniziativa promossa dal locale circolo del Pd assieme al giornalista e saggista lucano Giovanni Fasanella, che presenterà il suo ultimo lavoro “Il Puzzle Moro” . L’iniziativa sarà moderata dal giornalista Salvatore Santoro, e oltre allo stesso autore, vedrà la partecipazione del sindaco di Avigliano Vito Summa, del segretario cittadino Pd Donatello Pisani, e gli interventi dello storico Donato Verrastro, dell’onorevole Vito De Filippo e dell’onorevole Tonio Boccia, già presidente della Regione Basilicata. “Il puzzle Moro”: perché questo titolo? – spiega Giovanni Fasanella- «Per restituire alla vicenda tutta la sua complessità, superando letture politico-ideologiche, schematismi, sgangherate dietrologie e anticomplottismi di maniera o, forse, troppo interessati a non far comprendere che cosa è accaduto e perché».
Come nasce e si sviluppa questo tuo ultimo lavoro?
«Il libro è frutto di quarant’anni di ricerche e si fonda su una base documentale molto robusta. Testimonianze dei protagonisti a vario titolo e a vario livello (investigatori, ex terroristi, vittime del terrorismo, uomini di Stato) si incrociano con fonti bibliografiche e storiografiche. E il tutto viene messo a confronto con i risultati delle ricerche archivistiche in America e soprattutto in Gran Bretagna. Ne emerge appunto un “puzzle”, il quadro generale dentro il quale si consumò la tragedia Moro. Una tragedia che ha un suo antefatto: l’Italia uscita distrutta dalla seconda guerra mondiale e sottoposta ai vincoli umilianti del trattato di pace del 1946-’47 che impedivano al nostro Paese di avere un re3gime politico pienamente democratico, una propria politica della sicurezza e, soprattutto, una propria politica estera, mediterranea ed energetica. E poi il fatto, il “caso Moro”, appunto, di cui i 55 giorni del sequestro sono soltanto il drammatico epilogo: il “caso Moro” dura almeno 14 anni, l’arco di tempo in lo statista democristiano fu il protagonista assoluto della politica estera ed interna del nostro Paese. In quel periodo, tutti i nodi irrisolti del dopoguerra vennero al pettine; e con la sua politica illuminata, Moro “violò” tutte e tre insieme i vincoli del trattato di pace, entrando in rotta di collisione con interessi politico-diplomatici, economico-finanziari e geopolitici. I quali reagirono con metodi non ortodossi, giungendo a programmare azioni illegali contro di lui. Furono molti gli interessi, interni e internazionali, per varie ragioni “disturbati” dalla politica morotea. E molti furono anche i “soggetti” che si incaricarono di bloccarla attraverso violenza e terrorismo. In estrema sintesi, l’assassinio di Moro fu un vero e proprio atto di guerra contro la sovranità politica dell’Italia e contro la sua aspirazione ad esercitare un ruolo sulla scena mediterranea: Un atto di guerra programmato da forze internazionali, attuato con l’aiuto di quinte colonne interne e con la partecipazione degli utili idioti brigatisti. Volenti o nolenti, questo dicono i documenti provenienti da fonti un tempo chiuse ermeticamente, ma oggi aperte a tutti. A tutti coloro i quali, ovviamente, hanno voglia di fare ricerca e di illuminare le zone d’ombra della nostra storia recente».

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