CI HA LASCIATO FRANCESCO CAVICCHI, L’ULTIMO AVVERSARIO DI ROCCO MAZZOLA

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di Leonardo Pisani
Lo credevo immortale, ne avevo parlato qualche giorno fa con Tiziana Mazzola, ma se per parafrasare il suo conterraneo Guccini, gli Eroi son tutti giovani e belli ma il tempo passa. Giovedì 23  ci ha lasciato Francesco Cavicchi, uomo di altri tempi, pugile di ere epiche. Aveva 90 anni, fino a poco tempo fa amava guidare il trattore, i figli lo hanno impedito, la voglia di combattere anche da stirpe di contadini c’era sempre. Una frattura di femore, forse un attacco cardiaco. Il Campione d’Europa ha combattuto con dignità l’ultimo round, come fece con Rocco Mazzola, per due volte. Avversari, che si rispettavano, ormai il tempo è andato.

Rocco me ne parlava sempre con rispetto e anche un pizzico di rimpianto. Finì l’ultimo incontro con le mani spezzate quel 18 marzo 1962, Cavicchi ritorna a essere campione italiano dei massimi, Rocco ricoverato a Modena per le mani rotte. Lascerà il ring . Facciamo passare il tempo, ne scriveremo dell’Odissea del nostro campione. Intanto di ha lasciato il peso massimo per eccellenza , ho chiamato Gianfranco Blasi, il figlio del Biondo, Franco il pugile amico di Mazzola e mi ha scritto questo: “Ho sempre detto che non si danno dieci pugni all’avversario se per vincere ne bastano otto?” Così Francesco Cavicchi, rispose ad suo intervistatore che provava ad incalzarlo sulla sua boxe. In possesso di un fisico straordinario e di una forza enorme, Cavicchi non amava le battaglie. A volte devastava rapidamente l’avversario, altre volte faceva il minimo indispensabile. I suoi famosi sbalzi d’umore hanno contribuito a fare di Cavicchi un personaggio unico. Spesso amato, talvolta forse odiato, ma sempre discusso. Memorabile il suo incontro con il nostro Rocco Mazzola. Ricordo, mio padre, Franco Blasi, “Il biondo” che parlando di Cavicchi mi diceva sempre. “E’ sparagnino! Altrimenti la sua boxe sarebbe stata quella di un campione del mondo”. 
Ringrazio Flavio Dell’Amore, editore di boxeringweb, perché possiamo pubblicare l’articolo a ricordo nel nostro Cavicchi. «E’ scomparso questa notte uno dei grandi pesi massimi del pugilato italiano nel decennio 1952-1962. Francesco Cavicchi.campione italiano,professionisti nel 1962 e soprattutto campione d’Europa nel 1955 ha rappresentato e promosso il pugilato bolognese per decenni rimanendo sempre nel cuore dei tifosi della sua epoca . Era nato a Pieve di Cento il 12 maggio del 1928. Notizie di qualche minuto fa segnalano la scomparsa in questa notte circondato dall’affetto dei suoi cari. Boxeringweb esprime profondo cordoglio alla famiglia .
Per chi non conoscesse la storia di “franco ” la riproponiamo di seguito.
Un pugile che forse ,suo malgrado , ha cadenzato il trascorrere di un decennio pugilistico .Tra il 1954 ed il 1960 la ricerca di un peso massimo di valore mondiale,di un degno erede di Primo Carnera ,era palpabile e ricorrente. Sull’onda di questo desiderio Cavicchi indubbiamente accese aspettative , l’attenzione dei “media” ,del boxing nazionale ,di alcune piazze pugilistiche senza tuttavia poter realizzare un sogno non alla portata delle sue ambizioni. Nato a Pieve di Cento nel 1928 ,cresce nella gloriosa “ Sempre Avanti “ di Bologna sospinto da autentica passione . Fisico poderoso, plasmato muscolarmente , suscita in breve entusiasmi mai raggiunti in una piazza pur abituata ad ammirare elementi di assoluto valore nazionale. Nel 1949 vince a Roma un torneo nazionale dilettanti (denominato Gran Campione),nel 1951 è finalista ai campionati assoluti che vince nel 1952 a Trieste entrando a far parte del clan azzurro. In Nazionale non ottiene risultati di rilievo e viene escluso dalla squadra che parte per le Olimpiadi di Helsinky ( al suo posto andrà Di Segni). La delusione lo spinge al professionismo sotto la cura di Alfredo Venturi,già manager del bolognese Leone Blasi ,il suo maestro .L’esordio senza maglia avviene nell’Ottobre del 1952 tra l’entusiasmo del pubblico di Bologna presente in massa ad ogni suo incontro . La prima sconfitta la rimedia lontano da casa a Monaco di Baviera nel Maggio del 1953 ma l’anno seguente dopo venti match da professionista conquista il titolo italiano battendo il detentore Uber Bacilieri a Milano. Al Palazzo del Ghiaccio di Via Piranesi ,traboccante come non mai , con molta gente impossibilitata ad entrare ,tra scene d’entusiasmo indescrivibile viene decretato il trionfo della grande speranza italiana dei pesi massimi, capace di rinverdire i fasti di Erminio Spalla e Primo Carnera. Bacilieri resisteva eroicamente alla possanza atletica di “Checco”per abbandonare stremato alla decima ripresa .A Bologna non ci sono lcali adatti ad accogliere la folla che segue sempre con più interesse il gigante di Pieve di Cento così Cavicchi è costretto ad emigrare su altre piazze in attesa di lanciare la sfida al titolo europeo. L’opportunità gli si presenta nel giugno del 1955 contro il campione continentale Heinz Neuhaus, un valoroso pugile tedesco che da due anni difendeva con successo il primato. L’organizzazione di Renato Torri si concretizza allo stadio Comunale di Bologna dove saranno ben 65000 le presenze .Cavicchi vince con un match intelligente al limite delle quindici riprese . Dopo questo successo che deve essere considerato l’apice della sua carriera ,sei anni di attività in “chiaro-scuro” ,peraltro sempre supportata da una numerosa schiera di estimatori. Perde nella rivincita con Neuhaus senza titolo in palio a Dortmund ,poi ribatte il tedesco nel 1956, questa volta per ko all’undicesimo round. Sulla strada di Cavicchi si presenta quindi il futuro campione mondiale della categoria ,lo svedese Ingemar  Johansson. L’italiano interpreta bene il match per dodici riprese poi alla tredicesima tornata finisce ko su un sinistro del nordico considerato da tutti non certo deflagrante . La risalita è difficile ,perde (ma a testa alta ) dal futuro campione del mondo dei mediomassimi Willie Pastrano in una riunione organizzata da Amaduzzi , è sconfitto da Mino Bozzano per k.o. davanti al suo pubblico sempre nel 1958. “Franco” vince e perde ma i suoi sostenitori sperano ancora . Tentava una prima volta di riconquistare il titolo italiano contro Rocco Mazzola ,ma la giuria gli negava il successo malgrado il risicato vantaggio di due punti a suo favore. Il pareggio lo rimandava all’anno successivo e questa volta contro lo stesso avversario riusciva nell’impresa .Sul ring del Palazzo dello Sport della sua città questa volta non c’erano contestazioni avendo l’anziano campione saputo far fruttare la sua maggior potenza fisica .Poi  cederà corona e speranze a Sante Amonti. Nel 1963 l’ultimo match e l’ultima sconfitta.» Rocco spesso mi raccontava di quegli incontri, nell’antico pugile ancora balenava il desiderio del terzo incontro, poi sorrideva e mi diceva : Cavicchi era fortissimo.. Vabbuò… Mi raccontava delle mani spaccate, ammetto non ci credevo, poi ho dovuto ricredermi pochi mesi fa, ne riscriverò. Di quella generazione di grandi mediomassimi e massimi, rimane solo Santo Amonti, di quella generazione di ragazzi di una Italia uscita dalle macerie del dopo guerra, dalla fame, dalla povertà. Mazzola è stato protagonista di “Rocco e i suoi fratelli” del genio Luchino Visconti. Ma noi popolo di boxe, sappiamo che Rocco aveva molti fratelli, avversari,estimatori. Parleremo ancora tra anni di Cavicchi e Mazzola… Vinca il Migliore. Anzi. Avete vinto oltre il ring …

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