L’ARTE DI MASSIMILIANO CAROLLO ALLA CORTE DI FEDERICO II

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di Leonardo Pisani
Ritorna il felice e raffinato connubio tra la Pro Loco di Castel Lagopesole e la galleria Idearte di Potenza, con una esposizione dell’artista palermitano Massimiliano Carollo. Poliedrico, nato nel 1973 ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Palermo dove si è laureato in pittura. Successivamente si è specializzato in arte grafica e design e ha partecipato a diverse esposizioni tra Palermo, Roma e Milano. Dal 2003, con la fondazione di una compagnia teatrale, diventa anche scrittore, regista, attore e scenografo, partecipando, negli anni, a numerosi spettacoli in Italia e all’estero. Carollo è recentemente tornato alla pittura, creando una serie di opere di grandi dimensioni con una forte componente figurativa. I suoi ritratti che della provengono dalla collezione della famiglia di Davide Pinto, di Taormina si possono ammirare nella Sala dell’Imperatore del castello federiciano di Lagopesole (per iniziativa della Galleria Idearte di Potenza e della Pro Loco di Lagopesole). 
«Che cosa spinse Pablo Picasso a dipingere il volto della sua musa ispiratrice, Dora Maar? Fu il suo amore morboso verso la fotografa, poetessa e pittrice, politicamente impegnata? Troppo riduttivo pensare a questo. C’è di sicuro dell’altro. C’era il bisogno di liberare la sua genialità, nel tratteggio del viso. Fece lo stesso con la sua mecenate – la scrittrice americana – Gertude Stein. E lo stesso, anche, con la modella Marie-Thérèse Walter e con la pittrice Françoise Gilot. E l’elenco, di queste donne ritratte da Pablo Picasso, si potrebbe allungare a dismisura. L’artista spagnolo credeva nella qualità del ritratto. Esso doveva andare oltre i tratti fisici e gli aspetti morfologici del puro contorno della figura. Esso doveva riuscire a esprimere la vita interiore e gli aspetti psicologici, del soggetto ritratto. Non pittura di posa, quindi, ma pittura in grado di abbracciare il linguaggio segreto del colto e i moderni saperi della “fisiognomica del senso – spiega il giornalista e critico d’arte Rino Cardone- Ma può un ritratto mostrare i caratteri psicologici e morali di una persona? Questo è il grande interrogativo che aleggia nell’arte contemporanea, a guardare i visi dipinti – con grande rapidità di tratteggio – da Jackson Pollock e da Willem de Kooning; a guardare, anche, la potenza espressiva delle facce dipinte da Edward Munch e da Francis Bacon. Il minimo comune denominatore di queste loro opere e il declino dell’interesse, da parte degli artisti moderni e contemporanei, verso le rappresentazioni meramente figurative dei volti, a favore della carica espressiva dell’immagine rappresentata e trasmessa». 
“Tratti e ritratti” infatti il nome della esposizione di Carollo che raffigura con una originale visione grandi del 900 come Henry Miller, Franz Kafka e Vladímir Majakóvskij o Andy Warhol, una tecnica sobria ma in un universo di colori delineati da un tratteggio onirico, essenziale e suggestivo. «Capostipiti di questa maniera d’intendere il ritratto – fuori dalla stretta dimensione della pittura di genere – sono stati: Gustave Courbet, con il dipinto “La sonnambula”; Theodore Gericault, con il “ciclo degli Alienati” e Vincent Van Gogh, con il suo “Ritratto del dottor Gachet”. Il tema di quest’ultimo dipinto (quello del pittore olandese che – come lui disse – scelse di dipingere dei ritratti che “dopo un secolo” apparissero “come delle apparizioni”) non è lo stato fisico, quello epidermico, esteriore, del suo medico curante, ma il suo stato psicologico: la sua “melancolie” per la morte della moglie –  continua Cardone -A questo elenco degli artisti del Novecento che si sono espressi sul ritratto, é opportuno aggiungere, per la potenza espressiva delle loro opere: Anselm Kiefer, Enzo Cucchi, George Baselitz, Mimmo Paladino, Bruno Ceccobelli e Giancarlo Vitali (e altri ancora potrebbero, allungare questa lista). Per ognuno di loro, il ritratto rappresenta – o rappresentava – una trasposizione dello “stato individuale”, nella “condizione dell’universale”.
Il risultato finale è una pittura di grande presa emotiva. Una pittura, insomma, capace di sorprendere e di sbalordire: tanto nella rappresentazione del “dettaglio” (legato alla singola forma) e tanto nel modo di presentare l'”insieme” (nella fattispecie della figura).Quello che si determina – come risultato estetico finale – è una “fascinazione pittorica” – fortemente espressiva – “costruita” sull’armonia della composizione. E questo per rispondere (in termini di “bilanciamento estetico e di “snellimento emotivo”) all'”esistenzialismo” (di derivazione sartriana) e all'”umanismo”, al “relativismo” e al “relativismo conoscitivo e morale” (di scuola pitagorica) della sua rappresentazione – alquanto ruvida – dei volti pittorici. Cogliamo, inoltre, in questi dipinti, gli echi di pensieri pessimistici e drammatici; pensieri che Søren Kierkegaard, Karl Jaspers e Martin Heidegger hanno indagato – nel Novecento – sul piano filosofico, ponendo al centro della loro riflessione questioni morali come la morte, il caso, la colpa, il dolore e l’angoscia.Temi, tutti questi, che sembrano “cuciti addosso” al genere di proposta pittorica di Massimiliano Carollo: artista che s’inserisce, con i suoi dipinti, in quella “area colta” di quel “decorativismo pittorico” che non bada al “superfluo” (anche quando esso si presenta in maniera elegante) ma alla “sistemazione razionale” – sul piano prospettico- degli “elementi compositivi”, che compongono il quadro.Riteniamo che in questo ciclo pittorico di Massimiliano Carollo – dedicato ai ritratti – non ci sia nulla di scontato, o di superfluo, o di ridondante. Nei soggetti ritratti di questi suoi dipinti (di ampio formato e “selvaggi” per l’uso aggressivo del colore) Massimiliano Carollo ha rivolto la sua attenzione verso quel “senso di ribellione” e verso quel “moto perpetuo di trasgressione” che trovavamo impressi sui tratti somatici di artisti come Egon Schiele e Andy Warhol. E ancora. Trasformando il colore in densi grumi materici, Massimiliano Carollo ha dato piena centralità al “superamento dell’ordinario” e all’”attraversamento nostalgico della storia” così come, questi concetti, erano impressi sugli sguardi di scrittori come: Henry Miller, Franz Kafka e Vladímir Majakóvskij. Egli ha, inoltre, rivolto la sua attenzione e il suo interesse su quel moto di “ribellione interiore” che era segnato sui volti di Errico Malatesta e di Yāsser Arafāt: i quali si opposero alle ingiustizie sociali attraverso i loro linguaggi politici. Ritraendo persone dello spettacolo come Rainer Fassbinder e Tom Baker, Massimiliano Carollo ha voluto dare voce, inoltre, all’”animo nomade, surreale e sofferente” dell’umanità contemporanea: così come, questi concetti, sono stati “fissati” in tante pellicole cinematografiche del nostro secolo. Infine, attraverso i ritratti di compositori come Dmitrij Šostakovič e di Miles Davis, Carollo ha voluto dare un senso – ornato ed espressivo – al !genio e alla follia” del Novecento che – come diceva Arthur Schopenhauer – “hanno qualcosa in comune: entrambi vivono in un mondo diverso da quello che esiste per gli altri »

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