“Dare dell’animale, in senso dispregiativo, a un uomo è un offesa all’animale, talvolta o spesso”

SE PUOI KAOS PERDONACI : LA VERA BESTIA È L’UOMO

“Dare dell’animale, in senso dispregiativo, a un uomo è un offesa all’animale, talvolta o spesso”

Oggi leggiamo e sentiamo in maniera insistente, utilizzare i termini “bestia”, “animale”, “peggio di una bestia”, ecc. in riferimento ai tragici eventi accaduti sul nostro territorio, pensIAMO agli omicidi di Chiara Poggi, Yara, Meredith Kercher, Sarah Scazzi e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Purtroppo.

Quello che è spontaneo domandarsi è perché è ormai abituale utilizzare il termine “bestia”, per identificare atti crudeli verso i più deboli. Eppure gli animali non compiono atti come questi, il loro comportamento è dettato sempre dall’istinto naturale della sopravvivenza e salvaguardia del loro branco o della loro prole e non vi è opportunismo o crudeltà nei loro atti. Forse l’istinto predatorio che ha come unico scopo la sopravvivenza, può falsamente essere giudicato come crudele, ma cosa possiamo dire di fronte all’uccisione perpetrata dall’uomo per l’utilizzo delle #pellicce degli #animali, della #sperimentazione sugli animali anche solo per scopi inutili, superflui, che potrebbero essere sostituiti con altri metodi. Per non parlare poi, delle inutili torture derivate dai trasporti per gli animali destinati all’alimentazione, degli spettacoli #circensi, della detenzione in situazioni assurde sempre e solo per i desideri egoistici ed inspiegabili dell’uomo.

Chi è la #bestia? E perché continuiamo a chiamarla così? Ragioniamo con calma. “L’uomo è un animale #sociale” affermava Aristotele e come tale puo’ stringere, allentare, a volte spezzare #legami. L’uomo, inoltre, in quanto unico essere animale dotato di #parola e #raziocinio, é il solo ad avere nozione del #bene e del #male, del giusto e dell’ingiusto, del piacere e del dolore, dell’utile e del dannoso. Se da un lato nell’uomo c’è il male dall’altro però c’è anche l’orrore per quest’ultimo che spesso trae origine dalla domanda “e se questo male che sono capace di fare qualcuno lo facesse a me?” Ma se l’uomo conosce questi significati perchè spesso compie il male? Perchè, se l’uomo è nato per comprendere ed agire, è l’animale che uccide con meno ragioni per farlo? L’uomo uccide i suoi simili e non solo. Uccide altre creature viventi, come piante, fiori, animali. Perché dovremmo considerare di minor valore la sofferenza inflitta ad altre creature, per il semplice fatto che queste appartengono ad una specie diversa dalla nostra?

In questa sede vogliamo rammentarvi una frase di M. Kundera nel suo “ L’insostenibile leggerezza dell’essere”: non esiste alcuna certezza che Dio abbia affidato davvero all’uomo il dominio sulle altre creature. È  invece più probabile che l’uomo si sia inventato Dio per santificare il dominio che egli ha usurpato sulla mucca o sul cavallo. Forse è davvero questa la giustificazione alla ferocia dell’uomo contro le altre creature viventi: dimostrare la propria #superiorità.

O forse l’uomo uccide anche per piacere, per godere del proprio atto?

Nell’uomo c’è sempre stato il male come l’esigenza di arginarlo.

Oggi purtroppo il gesto di uccidere non è solo legato ad esigenze di sopravvivenza, bensì è connesso a molteplici fattori incastrati in un complicatissimo puzzle: #denaro, #invidia, #rabbia, #avidità, #bramosia, #gelosia, #attrazione #morbosa, #frustrazione, #piacere, #noia, #divertimento, #ignoranza e #insensibilità.

A differenza delle altre specie animali che uccidono solo per procurarsi del cibo o per invasioni di territorio, l’essere umano uccide ciò che non individua come un suo simile.

Irenäus Eibl-Eibesfeldt, etologo austriaco, ipotizza un fenomeno che chiama pseudo speciazione culturale: l’essere umano di fronte ad un avversario diverso fisicamente, culturalmente, ideologicamente, non lo vede come un proprio simile, bensì come un individuo appartenente ad un’altra specie anche se non è così. Lo stesso Edgar Allan #Poe nei suoi racconti metteva in luce la fragilità umana e l’orrenda varietà di sentimenti che la psiche umana riesce a contenere. Quando l’uomo ha #paura di qualcosa la distrugge. E’ estremamente chiaro come il desiderio di #potere e di esercitare controllo siano dominanti nella vita della maggior parte della gente. Se le persone non riescono a controllare la propria vita, proveranno a controllare la vita degli altri. La gente ha paura di perdere il controllo, perché perdere il controllo fa soffrire.

Cerchiamo di illuderci che staremo bene nel mondo, che l’ambiente non ci è ostile e che riusciremo a soddisfare i nostri bisogni. Per gli umani, esercitare potere sugli altri è un modo per raggiungere una serenità mentale illusoria, una visione in cui il mondo è un posto sicuro e controllabile. L’amore verso gli altri e il potere sugli altri sono mutuamente esclusivi. Non si può amare qualcuno che si sfrutta, o sfruttare qualcuno che si ama. Il modo in cui le persone affrontano questo paradosso consiste nell’amare alcuni e nel controllare altri. E poiché il controllo porta spesso allo sfruttamento, è necessario provare poca o nessuna #empatia verso chi è sottoposto a controllo, così da evitare di soffrire con lui, quando lo si sfrutta. Se si è dotati di potere sugli altri, non si ha paura di loro. Questo significa che li si può trattare nella maniera che si preferisce, che sia basata sullo sfruttamento o sulla correttezza. Gli animali non umani non hanno il potere di rispondere alle aggressioni e allo sfruttamento umano. Gli animali sono costretti a soffrire il potere umano sulle loro vite.

Poiché la maggior parte degli umani considera gli animali come oggetti non meritevoli di empatia, non riconoscono la sofferenza che causano loro. Queste persone risultano quindi insensibili alle loro urla e alla loro sofferenza. È proprio questa insensibilità ciò che consente agli sfruttatori di dormire di notte e uccidere di giorno.

Quelli che provano empatia per gli animali, li rispettano

Provano piacere nell’identificarsi anche con gli esseri non umani, amano vederli liberi, e rispettano tutti gli esseri come membri della famiglia della vita in quanto dotati del diritto di vivere sul pianeta. Anziché vedere gli animali come oggetti da controllare, li vedono come individui da amare. Alphonse de Lamartine disse “Noi non abbiamo due cuori – uno per gli animali, l’altro per gli umani. Nella crudeltà verso gli uni e gli altri, l’unica differenza è la vittima.”