Che fine hanno fatto i SINDACI del PRESIDENTE ?

MARCELLO PITTELLA PRESIDENTE REGIONE BASILICATA

Che fine hanno fatto i SINDACI del PRESIDENTE ?

Per le prossime Elezioni Regionali, il giorno 25 Giugno 2018 molti sindaci della Basilicata sono scesi in campo per il Pittella bis, sottoscritto un documento, di 70 primi cittadini al Santa Loja di Tito per mettere un primo punto fermo almeno nel Partito Democratico. Due documenti circolavano anche sui social.

Il primo, quello dei segretari dem, porta in calce non meno di 73 firme, con una richiesta esplicita: la ricandidatura di Marcello Pittella a governatore della Regione Basilicata «in virtù del suo lavoro svolto in questi anni» perché, è scritto, «non possiamo disperdere ulteriori energie arrovellandoci in liturgie inutili».


Si sono affiancati quelle della maggioranza dei sindaci PD della Basilicata, una settantina, da Avigliano e Maratea a quelli del Materano come Ferrandina, Irsina e Miglionico, da quelli di Lavello e Venosa a Lauria e Lagonegro.

 

 

 

Domenico Cipolla

Ieri alle ore 14:13 il Sindaco di Maratea Domenico Cipolla pubblicava sul suo profilo Facebook una nota corredata di foto del felino, preceduta da un detto Arabo :
“Sui cadaveri dei leoni festeggiano i cani credendo di aver vinto. Ma i leoni rimangono leoni e i cani rimangono cani” (detto Arabo)

“Sia chiaro, io non giustifico e non giudico nessuno ma, credendo fermamente nella giustizia, come sempre, attendo la verità processuale.
In questi giorni ho letto parole di festoso giubilo verso la vicenda giudiziaria che coinvolge Marcello Pittella, una condanna preventiva e senza appello verso il Presidente della Regione Basilicata che, con l’ausilio dei social, ha fatto emergere i peggiori istinti di una comunità che si manifesta rancorosa e piena di livore. Devo dire però che me l’aspettavo, la TV in questi decenni ci ha insegnato che le aule del tribunale più risolute sono quelle di “Porta a Porta” e siamo cresciuti con l’idea dei processi mediatici e non sulla conoscenza degli elementi processuali, giudicando colpevoli ed innocenti in base all’appartenenza, come si fa con le partite di calcio.
Non mi aspettavo invece, e ne ho testimonianza, che – amici di lunga data, persone che hanno vissuto all’ombra, gente che si vantava di rapporti diretti e stretti, come per manifestare un potere indotto da quel rapporto, mannequin da prima fila ad ogni pié sospinto, processionarie, osannanti dei momenti d’oro -, oggi lo rinneghino e meschinamente gioiscano, giudicandolo nel fango. Che la pietà vi sia di vergogna.”

Che fine hanno fatto i SINDACI del PRESIDENTE ? se lo chiede anche Domenico Cipolla 

 

Livio Valvano – Sindaco di Melfi

Il segretario regionale del Psi, Livio Vlavano, è intervenuto sulla vicenda giudiziaria in Basilicata

 “Incredibile e impensabile sono le prime riflessioni alla notizia gravissima di queste ore.
Impensabile perché ho visto in questi anni il Presidente Pittella e la sua Giunta spendersi sul serio e con competenza su problemi difficili e storici di una Regione del Sud che vuole crescere con le proprie energie.
Considerazioni che in queste ore suoneranno come una sterile difesa d’ufficio dei socialisti che difendono il governo, o comunque superate dalla pruriginosa valanga dei commenti apparsi sulla stampa che mi motivano a fare alcune considerazioni.
É Incredibile quello che si legge, deve per forza esserci stato un errore, non può essere che ci sia un collegamento tra l’ipotesi della ricandidatura del Presidente e la motivazione all’arresto.
Se non è un errore si tratta del tentativo cinico di un giornalista che vuole sottoporci tutti a un esperimento, per vedere se c’è qualcuno che reagisce a una ipotesi così estrema.

Ebbene sì uno lo ha trovato: se fosse vero il collegamento tra l’intenzione di ricandidarsi e il provvedimento di arresto sarebbe un abominio non meno grave, sul piano morale prima che giuridico, dei reati contestati.
Per adesso mi limito a credere che si tratti di una fake news e però voglio cogliere l’occasione per esprimere il più profondo dissenso al rito della conferenza stampa che a mio avviso viola i diritti costituzionali dell’indagato, considerazione che certamente non assolve l’indagato stesso dalle sue responsabilità ne dimentica chi ha subito un’ingiustizia per la sua condotta.
È un atto immotivato e disumano che colpisce ingiustamente e anticipatamente tutti gli indagati, con la stessa forza di una sentenza definitiva dimenticando che la Costituzione, invece, li considera innocenti fino alla fine dell’ultimo grado di giudizio.
Ragionamento che vale per tutti, per qualunque cittadino, non solo per l’indagato Pittella che, fra l’altro, sembrerebbe avere responsabilità basate su conversazioni di altre persone e che sono stati esclusi fenomeni corruttivi e scambi di denaro che non sono stati nemmeno contestati.
Sono importanti le indagini per contrastare l’illegalità. 
I reati contestati sono certamente odiosi e vanno perseguiti, ma la verità la conosceremo solamente alla fine dei processi, bisogna ricordarselo per uscire una volta per tutte da questo meccanismo perverso.
La grave misura dell’arresto per indizi sui reati di abuso di ufficio e falso sembra davvero assai sproporzionata. Non si comprendono i presupposti mentre sono chiarissime le conseguenze.
Tra poche settimane ci troveremo a discutere di una situazione fortemente influenzata dal provvedimento cautelare che verosimilmente sarà venuto meno e certamente per l’opinione pubblica non sarà la stessa cosa sapere della conclusione delle indagini e dall’accusa sui reati di abuso di ufficio senza l’arresto. Ci saremmo trovati in uno scenario molto differente per la dinamica politica ma verosimilmente irrilevante per la vicenda giudiziaria.
La privazione della libertà è un atto estremo, soprattutto quando la si applica prima dell’inizio di un processo. 
Nei prossimi giorni avremo modo di valutare l’esistenza dei presupposti che hanno richiesto di ricorre a questo provvedimento ma spero sin d’ora di non trovarmi di fronte davvero alla volontà di ricandidarsi come presupposto dell’arresto, sarebbe un caso unico che certamente aprirebbe ulteriori e più gravi interrogativi sulla tempistica dei provvedimenti di questa inchiesta che per il momento avrà come unica conseguenza quella di influenzare il processo democratico in Basilicata.
La macchina della giustizia è una importante istituzione per l’esistenza dello Stato ed è fondamentale che tutti ne abbiano cura per mantenere alto il suo livello di affidabilità e di neutralità, circostanze che non bisogna dare per scontate come la bufera Tangentopoli ci ha insegnato anche attraverso le confessioni postume del protagonista Di Pietro.
Concludo dicendo che certamente ho fiducia che l’articolazione procedurale della giustizia consentirà di appurare fatti e responsabilità nell’interesse della collettività, a tutela del primario bene dell’affermazione della legalità.
Nel frattempo invito tutti a non avere ansia di emettere sentenze anticipate o di utilizzare il caso come avvoltoi, nella speranza di conquistare consenso. 
Verrebbe fuori l’anima giustizialista e la debolezza di chi in questi ultimi decenni non è stato mai capace di essere alternativa credibile per il governo della nostra bellissima Regione. La storia dimostra che non è mai conveniente

Domenico Leccese