LEONE, ER NERO DE ROMA, IL PRIMO CAMPIONE ITALIANO DI COLORE

Di Leonardo Pisani
La sua tomba è sempre ricoperta di fiori, i pugili e i maestri lombardi ci vanno spesso, quel antico peso medio non è mai stato dimenticato. Eppure a Milano ci ha vissuto da anziano, dopo mille peripezie e mille viaggio, dopo aver cambiato e ricambiato nome, ma il “vecchio leone” ha lasciato il segno. A pensare che era l’antimilanese per eccellenza sui ring, La Capitale del Regno Italia era Roma, ma la Capitale del pugilato era Milano, con i suoi campioni che facevano faville nel mondo. Quando “Er Nero “ vinse contro il meneghino doc Bosisio a Roma si cantava lo stornello “nun t’arrabbiare caro Bosisio, se Jacovacci t’ha rotto er viso”.


Campione d’ Italia e di Europa e idolo dei romani, a pensare che iniziò per caso la tirare di boxe. Un giorno ad un organizzatore venne a mancare il clou della serata; il pugile americano di colore che doveva affrontare il bianco era scomparso. Per caso notò un marinaio inglese; nero, muscoloso e gli chiese “Sai boxare? “. No rispose John Douglas Walker, afro-inglese, nato nel 1900 . “Hai mai fatto a botte? Continuò l’organizzatore. “Certo” risposa il nero e così iniziò la boxe. Pugno pesante; scarsa tecnica ma l’inglese di colore iniziò bene; era spettacolare. Ma anche misterioso; ben presto per guadagnare cambierà nome divenendo Jack Walker, pugile afro americano perché erano più pagati. Era la sua terza identità cambiata; quando scappò da Trastevere si imbarcò come mozzo spacciandosi per un indiano nella marina di sua Maestà Britannica; dopo un naufragio chiese la cittadinanza britannica come John Douglas Walker; poi divenne Jack Walker afro-americano e con questo nome arrivò a Milano per affrontare Bruno Frattini. Era il 22 aprile 1922; incontro sui 15 round Frattini era il campione italiano dei medi; due anni dopo avrebbe vinto anche l’europeo. L’americano era assistito all’angolo da italiani; era arrivato solo. Incontro duro; ad un tratto Jack Walker chiese in inglese all’angolo un po’ d’acqua. Ma non parlavano inglese; e tardarono a porgere la bottiglia; allora l’americano nervoso gridò: “Ahooooooo e damme l’acquaaaaa”. L’angolo sentì, il pubblico milanese sentì; il nero americano parlava italiano, anzi parlava romanesco. Dopo l’incontro fu risolto il mistero; fu il nero stesso; anzi il mulatto a svelare il mistero: “Ma che Jack Walker; me chiamo Leone Jacovacci e so’ de Roma”. Ed in un altro incontro infuriato gridò al suo avversario: «c’ai er coraggio de ’na pecora». Inutile er nero era romano doc… In effetti era così, ma era nato a Pombo nell’allora Congo Belga il 19 aprile 1902 da un agronomo romano Umberto al servizio di Leopoldo II e una principessa babuendi, Zibu Mabeta.  Una vera relazione di amore, dato che i due poi decisero di trasferirsi a Roma e crescere lì il piccolo Leone; viene accolto benissimo dai nonni paterni; poi si trasferiscono in contrada Le Querce a Viterbo. Poi nel 1909 muore l’amata nonna paterna e Leone è affidato prima ad una zia a Trastevere poi messo in collegio; dove la sua pelle di bronzo iniziò a pesare; ed iniziano le fughe; poi quella definitiva come mozzo fingendo la sua nazionalità. Il “Nero che dava fastidio a Mussolini” “Er nero de Roma” fu presto adottato dai romani; la boxe era seguita e in quel tempo però Milano Aveva il primato; con Frattini e Bosisio ed i fratelli Erminio e Giuseppe Spalla. I Tifosi romani addottorano ben presto Er Nero di Trastevere, che diventa subito il loro idolo; nel 1926 mette ko il romano Rinaldo Palmucci campione italiano dei mediomassimi, ed inizia costruire l’assalto al titolo italiano, chiede la cittadinanza italiana in quanto figlio di italiano e cresciuto in Italia, la ottiene con enormi difficoltà. Poi arriva la prima occasione per il titolo dei medi affrontando il tecnico Mario Bosisio nella sua Milano. L’incontro si svolge al Palazzo dello Sport , è il 16 ottobre 1927; Jacovacci mette tre volte al tappeto Bosisio nel secondo round, si dimostra superiore ma il verdetto è un pareggio decretato da i tre arbitri milanesi, ma il titolo rimane a Milano. Ma il romano non demorde; batte prima il futuro mondiale dei Medi Marcel Thil, poi il forte Ted Moore; e finalmente al suo 118 incontro ma questa volta a Roma, una riunione organizzata direttamente dal Partito Nazionale Fascista, in quello che poi diverrà il Flaminio di nuovo contro Bosisio – nella foto in alto – titolo italiano ed anche titolo europeo. 24 giugno 1928 Leone Jacovacci diventa il 4 campione europeo italiano, il secondo campione europeo di pelle nera ed il primo campione italiano di colore in assoluto, in qualunque disciplina sportiva. Curiosità non esiste una foto con Jacovacci con il braccio alzato, lo stesso filmato dell’istituto Luce è tagliato nella parte del verdetto. Leone non usava il saluto romano, salutava il pubblico e basta. Non amava il regime e non fu amato dal regime; anzi non era gradito. La vincita del titolo fu il suo canto del cigno; ormai aveva più di un centinaio di incontri alle spalle; sento il peso del razzismo. La stessa Gazzetta dello sport lo critica facendo capire che un mulatto, un nero non può essere campione italiano. Ma anche nel partito fascista, vi erano gerarchi come Leandro Arpinati che lo difendevano gli “italiani dal sangue negro”e molti giornali lo osannano, Ma intanto Roma si cantava uno stornello : “nun t’arrabbiare caro Bosisio, se Jacovacci t’ha rotto er viso”. Jacovacci era uno di loro, era Er Nero de Roma, er Campione .
L’ostracismo e sportività nei suoi confronti. certo un campione di colore era una totale novità, di certo non fu aiutato e fu anche tra le cause del suo veloce declino, poi si aggiunse anche il distacco della retina, Jacovacci continuò a combattere vedendo con un solo occhio; ha sostenuto 154 incontri conosciuti – di certo ne sono di più- di cui vinti 98 (KO 41) persi 39 (KO 13) e pareggiati 16,da considerare anche alcune sconfitte dubbie come contro Bruno Frattini ed altri, nei tempi migliori era un terribile picchiatore tra le sue vittime il fortissimo Len Johnson, il futuro campione mondiale dei medi Marcel Thil, Mario Bosisio al quale tolse titolo Europeo e Italiano dei medi nel 1928, Hein Domgörgen, Ercole de Balzace Rene De Vos. Curiosità il 12 agosto 1922 sostenne 4 incontri con 4 vittorie a Parigi ma nella categoria dei mediomassimi. Poi un rapido declino, si trasferì in Francia, sposò una ragazza ebrea Berthe Salmon ed all’arrivo dei nazisti le fece cambiare il cognome in Rouquet; riprese il suo antico nome di John Douglas Walker, afro-inglese e si arruolò nell’esercito britannico. Si trasferì in Inghilterra e si diede per sopravvivere al catch negli ultimi anni della sua vita Jacovacci ha vissuto a Milano lavorando come portiere in un condominio, schivo, non mava parlare di sé anche se fece qualche apparizione in tv, con il suo antico rivale e ormai amico Mario Bosisio. La Repubblica Italiana non aiutò quel antico pugile, tranne gli appassionati e il mondo della boxe, che gli stettero sempre vicino. Jacovacci nonostante il razzismo subito, rammentava il calore dei tifosi, non rinnegò mai il suo attaccamento all’Italia, poiché era figlio di italiano e cresciuto tra romani e si sentiva di Roma, un legame viscerale con una terra che egli chiamava la sua Patria.Leone è morto il 16 novembre 1983 ad 81 anni. Curiosità apparve anche in un film, Era lei che lo voleva! (1954) regia di Marino Girolami e Giorgio Simonelli con Walter Chiari e Lucia Bosè assieme ai colleghi pugili Enzo Fiermonte Aldo Spoldi Tiberio Mitri Egisto Peire Carlo Orlandi.
La sua storia è stata narrata dall’antropologo Mauro Valeri nel libro “Nero di Roma” Palombi Editori
Il Poeta Libero de Liberi gli dedicò questa lirica  
BREVE PETIZIONE PER UN NEGRO
Nacque al suono di tamburi
tra gente guerriera,esili
fusti di palma le sue
gambe cresciute nel Congo.
Sulle piazze fastose del ring
Andò per gloria di pugni
E oro non ebbe dal suo sangue.
Proclamato straniero
Alla civile nazione
Fu re dell’orchestra,
sui marciapiedi servo
le spalle vendeva e le mani,
belve e formiche dove nacque,
asfalto e nebbia dove morì.
Per lui si apra il cielo come una vela
sulla terra tutta candido mare
Al suo ritorno negli eterni campi
dove cantano gli apostoli seduti:
“o dio grande mostrati a noi”,
e lo giudichi un albero fratello.