La psicosi è causa di morte: i casi di Luciano Morreale, Mohamed Ghamni e Elena Ceste

Dott.ssa URSULA FRANCO
La criminologa Ursula Franco, che dall’ottobre 2014 sostiene che Elena Ceste morì in seguito ad una crisi psicotica, ci mette a conoscenza di due casi di morte accidentale con caratteristiche molto simili al caso della casalinga di Costigliole d’Asti

“In primis voglio chiarire che la psicosi può essere primaria o secondaria a patologie organiche o all’abuso di droghe o/e alcool e che più frequentemente si manifesta con un quadro caratterizzato da allucinazioni e delirio cui spesso si aggiunge un disturbo comportamentale, il denudamento.

Quand’anche le cause siano diverse, la psicosi provoca una perdita del contatto con la realtà e proprio l’assenza della capacità critica dovuta alla compromissione intellettiva può condurre a morte come è avvenuto in questi tre casi

 

Di seguito una sintesi dei tre casi presi in esame:

Luciano Monreale

La sera del 25 marzo 2017, a San Piero a Ponti, in provincia di Firenze, alcuni testimoni hanno allertato le forze dell’ordine riferendo di aver visto un uomo, poi identificato come Luciano Morreale, un esperto di karate di 37 anni, che, in preda ad un forte stato di agitazione, si era progressivamente denudato lasciando i propri abiti sparsi nel raggio di centinaia di metri tra le villette di una zona residenziale e che infine, sfuggendo a chi si offriva di aiutarlo, era caduto da un muretto morendo.

 

 

 

 

Mohamed Ghamni

Il 20 gennaio 2018 Mohamed Ghamni, un tunisino di 43 anni, è stato rinvenuto privo di vita nel cortile di una villa in ristrutturazione in via del Mattatoio, a Camaiore. Il corpo del Ghammi era completamene nudo. I suoi abiti sono stati ritrovati davanti al portone di casa che è risultato chiuso a chiave. Il medico legale Stefano Pierotti non ha repertato alcun segno di violenza sul cadavere del Gahmni, né segni di trascinamento, mentre un esame tossicologico ha rilevato tracce di cocaina sia nel sangue che nelle urine.

Mohamed Ghamni è morto per assideramento

 

 

 

 

Elena Ceste

A Costigliole d’Asti, Elena Ceste, una donna di 37 anni, il 24 gennaio 2014, poco dopo le otto del mattino, in preda ad una crisi psicotica, si è denudata nel giardino di casa sua, lasciando una maglia e le ciabatte davanti al portone ed il resto dei suoi indumenti davanti al cancello, si è poi allontanata nei campi e si è nascosta, a circa 800 metri di distanza da casa sua, in un tunnel di cemento del Rio Mersa dove ha trovato la morte per assideramento. Sui resti della Ceste non sono state riscontrate lesioni riconducibili ad una morte violenta e l’autopsia psicologica ha permesso di diagnosticarle un disturbo psicotico.

La Ceste si è nascosta nel tunnel di cemento per sfuggire ad immaginari persecutori di cui aveva fatto menzione a familiari e conoscenti.
Il denudamento è una tra le anomalie del comportamento che possono manifestarsi nei soggetti psicotici (DSM- 5), il fatto che i carabinieri della stazione di Costigliole d’Asti e la procura di Asti ignorassero questo dato scientifico li ha condotti a ritenere che il ritrovamento dei resti della Ceste privi degli abiti fosse la prova dell’omicidio mentre non era altro che la conferma della crisi psicotica che aveva colpito la donna il giorno della sua scomparsa.

 

Michele Buoninconti

Un errore che in procura non sono stati capaci di correggere neanche quando sono stati messi di fronte all’evidenza scientifica e che purtroppo ha condotto alla condanna di un uomo innocente per un omicidio mai avvenuto

 

 

 

Domenico Leccese