La minaccia di attacchi terroristici in Europa rimane alta nonostante il declino dell’IS in Iraq e in Siria

Dott.ssa Maria Gaia Pensieri

Con la Dott.ssa Maria Gaia Pensieri trattiamo il tema : La minaccia di attacchi terroristici in Europa rimane alta nonostante il declino dell’IS in Iraq 🇮🇶  e in Siria 🇸🇾 

Dott.ssa Maria Gaia Pensieri quali sono i dati 2017 ?
Sul territorio Europeo nel 2017 hanno perso la vita a causa di attacchi terroristici 68 cittadini innocenti e altri 844 sono rimasti feriti, motivo per cui l’attenzione della Polizia europea rimane molto alta profondendo il massimo impegno nella lotta verso tutte le forme di terrorismo.
Lo scorso anno è diminuito il numero delle vittime, ma non il numero degli attacchi sul suolo dell’Unione, anzi gli attacchi ispirati al Jihadismo sono raddoppiati.

Il rapporto Europol pubblicato ieri, offre una panoramica sulla natura della minaccia terroristica che l’Europa ha dovuto affrontare lo scorso anno.
I dati contenuti nel rapporto non sono solamente statistici, non si può ignorare che ogni numero rappresenta una vittima innocente e che l’impegno degli Stati membri per contrastare questi abomini, deve rimanere una priorità.
Il direttore dell’Europol Catherine De Bolle ha dichiarato: «È essenziale per la lotta al terrorismo disporre di uno scambio di informazioni e di dati accurati».
Nel 2017 nove Stati dell’UE hanno segnalato un totale di 205 attacchi terroristici sventati, falliti o completati mentre nel 2016 erano stati 142; si tratta di un aumento del 45% rispetto all’anno precedente.
Sempre lo scorso anno sono state 62 le vittime di attacchi terroristici jihadisti, e 33 gli attentati terroristici di matrice islamica sventati, falliti o portati a termine; mentre il totale complessivo dei decessi e dei ferimenti comprende anche le vittime dei 137 attacchi ad opera di etno-nazionalisti e separatisti di cui più della metà (per esattezza 88) avvenuti nell’Irlanda del Nord.
Il numero degli attentati compiuti da gruppi terroristici e individui di sinistra e anarchici è diminuito leggermente nel 2017 scendendo a 24 rispetto al 2016. Cinque invece sono stati gli attacchi terroristici sventati, falliti o completati attribuiti ad estremisti di destra nel 2017, che hanno portato all’arresto di 20 sospettati. Lo spettro estremista violento di destra è in espansione, in parte alimentato dalle paure di una percepita islamizzazione della società e ansia per le migrazioni.
Ben 975 persone sono state arrestate nell’UE per reati legati ad attività terroristiche. La maggior parte degli arresti riguardano individui sospettati di essere legati al terrorismo jihadista, accusati di propaganda, reclutamento, finanziamento, preparazione o pianificazione di attentati.
Il terrorismo continua a essere una minaccia per l’Europa, un attacco concreto alla nostra sicurezza e al nostro stile di vita. Pertanto l’unica via praticabile è quella della collaborazione tra tutte le Forze di Polizia per la prevenzione e la repressione di queste atrocità.

Dott.ssa Maria Gaia Pensieri quali le “armi” utilizzate dai terroristi ?
Il commissario per l’Unione della sicurezza Julian King ha sottolineato come in quest’ultima relazione sul terrorismo emerga in tutta evidenza che l’Europa rimane un bersaglio e sia necessario mantenere alta la soglia dell’attenzione; è indispensabile rafforzare gli strumenti di collaborazione tra polizie per impedire l’accesso dei terroristi ai mezzi di cui hanno bisogno per effettuare gli attacchi: armi, esplosivi e finanziamenti, lavorando anche su aspetti in evoluzione come le minacce CBRN (chimiche, biologiche, radiologiche o nucleari) e contrastare al contempo le radicalizzazioni e tutti i tipi di estremismo violento.
Non vi sono prove della presenza di armi CBRN utilizzate dai terroristi nell’UE, nonostante ciò, vi sono indicazioni che i terroristi jihadisti si stiano interessando attivamente a queste possibilità.
Dispositivi esplosivi rudimentali, armi da fuoco o improvvisate, come coltelli e veicoli, sono gli strumenti impiegati nei recenti attacchi. Queste armi, a eccezione dei congegni esplosivi, non richiedono molta preparazione o abilità speciali per essere utilizzati in attacchi terroristici che vengono preparati o eseguiti in autonomia.

Dott.ssa Pensieri quali gli “obiettivi” dei terroristi ?
Gli obiettivi dei recenti attacchi terroristici jihadisti hanno seguito tre tendenze:
– attacchi alle persone, con l’intento di provocare una risposta emotiva da parte del pubblico in generale (Parigi, maggio 2018, Barcellona, ​​agosto 2017);
– attacchi a simboli delle Autorità (Liegi, maggio 2018, Trèbes, marzo 2018);
– attacchi simbolici allo stile di vita occidentale (Manchester, maggio 2017).
È purtroppo molto probabile che possano esserci nuovi attentati nell’Unione Europea da parte di terroristi jihadisti che seguono uno di questi schemi o una loro combinazione. Un aspetto da evidenziare è che all’aumentare del numero degli attentati, la loro preparazione ed esecuzione sono diventati meno sofisticati.

Dott.ssa Pensieri chi sono i “terroristi” ?
I terroristi jihadisti hanno operato in gruppo, ma spesso, sono stati individuati attori solitari, che preparano in autonomia e nell’oscurità le loro azioni o al massimo sono facilitati o assistiti da amici e parenti.
Il numero dei soggetti che si muovono verso le zone dell’Iraq e della Siria per unirsi ai gruppi terroristici jihadisti come combattenti stranieri è progressivamente diminuito dal 2015, come anche il numero dei rimpatri nel 2017.
Lo smantellamento delle strutture organizzative dell’IS può senz’altro aver ridotto la capacità di attrarre di questi Paesi, purtuttavia permane una minaccia realistica rappresentata dai simpatizzanti insoddisfatti, compresi quelli residenti sul suolo europeo che potrebbero aderire ad altri gruppi attivi e potenti come Al-Quaeda che continuano a fomentare attacchi all’Europa.
Gli Stati membri dell’UE hanno riferito che i foreign fighters rimpatriati possono essere dei combattenti con una certa esperienza operativa e la potenziale capacità di commettere atti di terrorismo ed essere particolarmente disumani e inclini alla violenza al loro ritorno. Questi soggetti possono inoltre rappresentare dei modelli di riferimento ed essere attivi nel reclutamento e nella radicalizzazione di altri musulmani. Sia loro che gli altri estremisti in carcere potrebbero incoraggiare i detenuti a viaggiare all’estero per combattere o condurre altre attività terroristiche.
Il Belgio, riporta che il numero di rimpatri è stato molto limitato nel 2017 (pari a soli cinque combattenti, alcuni dei quali erano già stati detenuti in carcere in Turchia dal 2016). Tuttavia, ha osservato che il fenomeno più preoccupante riguarda i combattenti terroristi cresciuti in casa, che il Paese reputa una minaccia più forte rispetto ai rientri. La Danimarca che si aspettava un numero esiguo di foreign fighters ha invece individuato 50 soggetti di ritorno dall’Iraq e dalla Siria, anche se il numero è in diminuzione. Molti di questi migranti combattenti non hanno più il passaporto o il permesso di soggiorno e il loro ritorno è diventato meno allettante data la prospettiva di un’azione penale. Il rientro dalle zone di conflitto è diventato molto difficile anche per coloro che hanno intenzione di lasciare la Siria per le concrete difficoltà di realizzazione.

Dott.ssa Maria Gaia Pensieri qual è il rapporto “terrorismo e internet” ?
La propaganda online e il networking attraverso i social media rimangono gli strumenti privilegiati con cui reclutare, radicalizzare e raccogliere fondi; la conoscenza spesso rudimentale e frammentata dell’Islam rende gli aspiranti attentatori vulnerabili all’influenza e alla manipolazione. Nel 2017, sono state individuate oltre 150 piattaforme di social media utilizzate dai terroristi per l’attività di propaganda e siti impiegati per la condivisione di file per archiviare e diffondere i contenuti delle loro attività, servizi di messaggistica e bot per pubblicizzare i collegamenti a tali contenuti, e aggregatori di social media che archiviano e trasmettono contenuti ad altre piattaforme di social media. L’attività condotta dalle aziende e dalle forze dell’ordine ha comportato comunque una riduzione dell’abuso dei terroristi delle piattaforme tradizionali come Facebook, Twitter e YouTube, ma non sono stati ancora raggiunti analoghi risultati con i social media di start-up e aziende con risorse limitate. La maggior parte delle attività riguarda la rete di superficie, anche se sono state individuate azioni nel Darknet.
I gruppi terroristici usano Internet per raggiungere i loro seguaci e diffondere il loro messaggio, ma la loro capacità di lanciare attacchi via Internet sembra rimanere estremamente limitata. L’assenza di importanti attacchi informatici da parte di organizzazioni terroristiche può essere interpretata come il risultato della mancanza di competenze tecniche da parte di questi gruppi. Negli ultimi anni sono comparsi dei gruppi di cyber-terroristi, ma complessivamente la minaccia di un attacco informatico di origine terroristica sembra rimanere piuttosto bassa.
La Divisione Hacking dello Stato Islamico, noto anche come United Cyber ​​Caliphate, incorpora qualsiasi gruppo online che si identifica come l’esercito digitale per IS. Incluso il Califfato Cyber ​​Army, che è stato il maggior responsabile di una serie di violazioni di siti web; l’esercito cibernetico islamico, si ritiene che sia focalizzato sulla raccolta di informazioni relative all’industria dell’energia e alle reti elettriche, presumibilmente in visione di un attacco; mentre è stato principalmente l’esercito dei Figli del Califfato, che si è occupato di hackerare gli account dei social media di Facebook e Twitter. Recentemente, nel dicembre 2017, Electronic Ghosts of the Caliphate (EGC) ha minacciato di condurre un attacco informatico globale che per fortuna non si è materializzato.
Alcuni studi suggeriscono che, piuttosto che cercare di sviluppare le proprie capacità e strumenti, attualmente alcuni gruppi terroristici si rivolgono ai mercati criminali online, utilizzando i servizi dell’industria del crimine per acquistare l’accesso alle capacità che a loro mancano. Se questo è vero, è probabile che l’efficacia dei gruppi di cyber-terrorismo aumenterà, ma in futuro e con un leggero ritardo.
È improbabile che tali attacchi sollevino la stessa attenzione pubblica quanto un attacco nel mondo reale, ma un cyber attacco può avere la capacità di amplificare l’impatto di un attacco nel mondo reale se effettuato insieme a quest’ultimo, in quello che può essere definito un attacco ibrido, quale ad esempio l’interruzione dei servizi pubblici essenziali.
I recenti attacchi jihadisti sono stati commessi principalmente da terroristi di origine locale, che si sono radicalizzati senza aver mai viaggiato per unirsi a gruppi terroristici. Un gruppo variegato di attori nati e cresciuti in Europa, la maggior parte aveva un passato criminale, ma non per la conduzione di attività terroristiche, e spesso non avevano collegamenti diretti con lo Stato Islamico o qualsiasi altra organizzazione jihadista.
Lo scorso anno in totale sono state registrate 565 condanne e proscioglimenti per reati di terrorismo. Un andamento simile ai due anni precedenti, (580 nel 2016, 513 nel 2015); mentre è nel Regno Unito che si sono conclusi il maggior numero di procedimenti giudiziari per reati terroristici.
Sono stati undici gli attacchi sventati, mentre altri sette che non hanno provocato vittime o decessi, avevano come obiettivi membri dell’esercito o della polizia per lo più condotti con armi rudimentali senza conseguenze gravi; soltanto due di queste azioni fallite, sono state rivendicate direttamente dall’IS.

Fonti:

TESAT, European Union Terrorism Situation and Trend 2018, pag. 9
2 Europol, Internet Organised Crime Threat Assessment (IOCTA) 2017, p. 53.
3 Nella terminologia informatica in generale è un programma che accede alla rete attraverso lo stesso tipo di canali utilizzati dagli utenti umani.
4 Wolf, K., Cyber jihadists dabble in DDOS: Assessing the threat, 2017, https://www.flashpoint-intel.com/ blog/cyber-jihadists-ddos,
5 Eurojust ha ricevuto contributi contenenti informazioni sulle decisioni giudiziarie relative al terrorismo nel 2017 dai seguenti Stati membri: Austria, Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito. In: Tesat 2018 pag. 16.
6 Report TESAT 2018 European Union Terrorism Situation and Trend 2018, pp.1-70, pubblicato il 20 giugno 2018
In:https://www.europol.europa.eu/activities-services/main-reports/european-union-terrorism-situation-and-trend-report-2018-tesat-2018

Domenico Leccese