La criminologa Ursula Franco fa il punto su alcuni casi giudiziari mediatici

 

 

 

 

 

 

Che cosa pensa dell’ultimo libro di Carmelo Abbate “Gli uomini sono Bastardi”?

Personalmente mi addolora che la magistratura non prenda provvedimenti e permetta a soggetti come lui, privi di competenze in campo criminologico, di esprimersi pubblicamente su soggetti indagati, non solo è estremamente diseducativo ma è una violazione dello stato di diritto. Gente come Abbate istiga alla giustizia sommaria ma soprattutto contribuisce a creare mostri che non esistono favorendo gli errori giudiziari.

Dottoressa Franco cosa pensa del “teatro virtuale” tirato in ballo dalla procura di Bologna dopo l’arresto di Stefano Monti nel caso del buttafuori ucciso 20 anni fa?

Che il “teatro virtuale” non possa reggere in dibattimento è la procura stessa a dircelo, se l’impianto accusatorio fosse stato solido gli inquirenti non avrebbero dato in pasto ai giornalisti il caso. È ormai un’abitudine delle procure foraggiare il processo mediatico quando il castello accusatorio è fragile. Nei casi giudiziari, come nell’analisi del linguaggio, il bisogno di convincere nasconde insicurezza, un esempio su tutti: il processo mediatico voluto dalla procura di Asti per creare un mostro che non esiste e motivarne arresto e condanna in assenza di prove.

Riguardo al caso in specie, è assai improbabile che l’omicidio di Valeriano Poli, commesso attraverso l’uso di un’arma da fuoco, sia seguito ad una colluttazione.

 

 

 

L’omicidio di Poli ha tutte le caratteristiche di un omicidio premeditato ed il killer, essendo in possesso di una pistola, non aveva motivo di rischiare di avere la peggio in una colluttazione, peraltro se si fosse picchiato con il Poli prima di ucciderlo, non avrebbe solo corso il rischio di lasciare sulla scena del crimine indizi incriminanti ma anche di avere segni su di sé riconducibili ad un corpo a corpo.

Che cosa dovrebbe fare una procura quando l’impianto accusatorio è fragile?

Dovrebbe tornare sui suoi passi e rivedere il caso, perché se un impianto accusatorio non regge, uno dei motivi è l’innocenza dell’indagato.

Ci sono novità sul caso Ungureanu?

Purtroppo no, la procura di Benevento si è cristallizzata su una ricostruzione dei fatti “fantasiosa” e, nonostante la verità sia agli atti, sembra ignorarla. I risultati autoptici ci dicono che Maria morì di morte accidentale e che l’orario della sua morte è incompatibile con la presenza di Daniel e Cristina Ciocan in paese. È peraltro agli atti un quadro indiziario senza via d’uscita relativo alle violenze cui veniva sottoposta Maria da suo padre Marius Ungureanu. Sperma di Marius sulla sua maglietta e sulla coperta del suo lettino e intercettazioni tra lui, sua moglie ed un altro personaggio fortemente incriminanti. I fatti accaduti sono immarcescibili, non ci si può schiodare da queste certezze.

Se i Ciocan venissero rinviati a giudizio che succederà?

Difficilmente si andrà oltre l’udienza preliminare. Se invece il giudice li rinviasse a giudizio, la difesa farà emergere tutto ciò che è agli atti, parecchi soggetti infatti si sono inspiegabilmente macchiati del reato di favoreggiamento personale nei confronti di Marius Ungureanu. Ne vedremo delle belle.

Domenico Leccese