LA SUA-RB NON POTEVA ASSEGNARE IL BANDO A 6 ZERI A TELEVIVA

di Ferdinando Moliterni
POTENZA. Sono note le motivazioni con le quali il Consiglio di Stato confermando, lo scorso aprile, «con diversa motivazione» la sentenza del Tar di Basilicata dell’anno scorso, ha vidimato l’annullamento della gara d’appalto milionaria della Regione relativa all’Agenda digitale.
I massimi giudici amministrativi hanno contestualmente sancito il fallimento di un roboante progetto, per come venne politicamente annunciato dal governatore Pittella, che si è schiantato contro gli errori procedurali nell’epletamento del bando da parte della Stazione unica appaltante lucana (Sua-rb), guidata da Angelo Raffaele Rinaldi. Due raggruppamenti temporanei di impresa (Rti) vi parteciparono ed entrambi erano da escludere.
La Sua-rb invece, nel dicembre del 2016, procedette all’aggiudicazione, in favore del Rti composta da Televiva, Almaviva e Publisys, dell’appalto, con base d’asta di 15 milioni e 295 mila euro, inerente la «procedura aperta per l’evoluzione di soluzioni e servizi avanzati a supporto dell’Agenda Digitale per le sole annualità 2016-2017». Era previsto anche, in via teorica, l’ulteriore esborso di altri 2 milioni e 770 mila euro per «presunte e non vincolanti attività aggiuntive».  
Cifre a sei zeri per un appalto che avrebbe dovuto fare della Basilicata «una delle regioni – come dichiarò l’establishment politico nella circostanza – più all’avanguardia in tema di digitalizzazione, non partendo da zero perché le esperienze passate sono di buon livello, ma mettendo a sistema una serie di iniziative dirette alla sburocratizzazione, all’anagrafe dei cittadini, alla fatturazione elettronica per le imprese, al fascicolo sanitario».
Invece in Regione al posto del cloud computing o dell’e-Government, per citare due degli obiettivi posti con l’Agenda digitale, si ritrovano con due sentenze, una del Tar lucano, l’altra del Consiglio di Stato, entrambe sfavorevoli. È stata accolto, pertanto, il ricorso della seconda partecipante all’appalto, la Rti composta dalla Datacontact, Lucania Sistemi e Gruppo servizi informatici, nella parte in cui ha evidenziato dinanzi al Consiglio di Stato che la concorrente che aveva vinto andava «esclusa dalla gara in quanto presentatasi nella forma del raggruppamento misto (verticale e orizzontale) in assenza di una specifica disposizione di gara che lo consentisse».
Per quanto possa apparire un tecnicismo di difficile comprensione, la questione è più semplice di quanto si possa pensare.
Per raggruppamento di tipo verticale si intende un raggruppamento di concorrenti in cui il mandatario esegue le prestazioni di servizi o di forniture indicati come principali anche in termini economici, i mandanti quelle indicate come secondarie. Per raggruppamento orizzontale quello in cui gli operatori economici eseguono il medesimo tipo di prestazione. Le stazioni appaltanti, quale la Sua-rb, indicano appositamente nel bando di gara la prestazione principale e quelle secondarie.
«Ne consegue – spiegano i massimi giudici amministrativi – che laddove la lex specialis della gara non contenga una specifica suddivisione delle prestazioni dedotte in contratto, distinguendo quale sia da considerare principale e quali secondarie, non è consentito ai concorrenti procedere di propria iniziativa alla suddetta scomposizione».
Intendendo con ciò che la legge non consente, in presenza di una non specificazione delle tipologie di prestazioni, di rimettere alla libera scelta dei partecipanti l’individuazione delle prestazioni principali e di quelle secondarie «attraverso l’indicazione della parte del servizio di competenza di ciascuno».
Il raggruppamento temporaneo di imprese di Televita nella partecipazione al bando milionario aveva dichiarato che «la prestazione di contact center sarebbe stata svolta dalla Televita al 100%, mentre quella di supporto all’innovazione sarebbe stata eseguita per l’80 % dalla Publisys e per il 20% dalla Almaviva». «Le tre imprese – ha concluso sul punto il Consiglio di Stato – hanno, quindi, dato vita ad un raggruppamento di tipo misto, in parte verticale e in parte orizzontale, senza che ciò fosse consentito dal regolamento di gara, il quale non contiene alcuna disposizione in cui si indichi quale delle due suddette prestazioni sia principale e quale secondaria».
Per diversi motivi, inoltre, andava esclusa anche la seconda partecipante.
Per queste e altre motivazione «l’annullamento dell’intera procedura è un effetto diretto e immediato discendente dalla congiunta esclusione di tutti i concorrenti». L’esistenza. pertanto, di vizi afferenti alla partecipazione di entrambe le offerte, ha comportato l’annullamento dell’intera procedura di gara.
La vicenda dell’Agenda digitale proseguirà: perchè complessivamente sono da assegnare altri 29 milioni e 740 mila euro relativi al periodo 2018-2020.