La criminologa Ursula Franco ci parla del caso Roberta Ragusa

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Abbiamo sentito in merito la criminologa Ursula Franco, esperta di linguaggio verbale, che ha analizzato il contenuto delle interviste rilasciate da Antonio Logli e da Loris Gozi giungendo a risultati sorprendenti.

Dottoressa Franco ci rilascia un commento sulla conferma della condanna a 20 anni ad Antonio Logli?

Non è mia abitudine disquisire sull’entità della pena, posso solo dirle che è giusto che Logli paghi per l’omicidio da lui commesso.

 

Sappiamo che lei è molto critica nei confronti delle procure perché spesso il loro castello accusatorio è fragile, che ci dice riguardo a questo caso?

È chiaro che se un castello accusatorio è fragile, è più difficile ottenere una condanna perché le mancanze dell’accusa lasciano ampi margini alla difesa. In questo caso, non solo le indagini sono state fatte in ritardo ma gli inquirenti non sono stati capace di ricostruire i fatti occorsi la notte del 13 gennaio 2012 nei dettagli, cosa che avrebbero potuto fare facilmente analizzando le interviste rilasciate da Antonio Logli a “Chi l’ha visto?” e mettendo insieme le poche testimonianze disponibili, quella di Loris Gozi, quella della signora che vide il Logli pulire la strada e quella della collaboratrice domestica che vide l’auto del Logli nel vialetto e poi lo vide pulire la pavimentazione dello stesso proprio nell’area dove era stata parcheggiata la sua auto.

Dottoressa Franco, cosa si sono persi gli inquirenti?

Un caso giudiziario è come un puzzle, tutti gli elementi a disposizione trovano una collocazione, in questo caso si disquisisce ancora su che cosa abbia prodotto le macchie presenti sull’asfalto in via Gigli, in tanti ancora si domandano se fosse sangue di Roberta.
Sia chiaro che il Logli non aggredì Roberta se non dopo averla condotta sul luogo dove poi ne occultò il corpo.

Dov’è la soluzione di questo caso?

La soluzione del caso è nel cambio d’auto che il Logli fece quella notte e che purtroppo nessuno ha provato a spiegarsi.

Può dirci che cosa in realtà accadde quella notte?

Roberta, intorno alla mezzanotte, seguì il marito in autoscuola e dopo aver sentito il marito che diceva all’amante “Ti amo, buonanotte”, fuggì tra i campi. Antonio Logli salì sulla propria auto, una Ford Escort station wagon, e si diresse in via Gigli, dove parcheggiò il veicolo al margine della strada, sull’erba e mentre era fermo sul ciglio della strada a fari spenti, tra le 24.30 e le 24.40, lo vide il super testimone Loris Gozi. Poco dopo Antonio Logli resosi conto di aver danneggiato la coppa dell’olio, forse per averla urtata contro un sasso, tornò a casa, parcheggiò la sua auto nel vialetto dove non era solito lasciarla e cambiò macchina, prese la Citroen C3 di Roberta e tornò in via Gigli dove Loris Gozi lo udì discutere con Roberta. Infine Antonio Logli convinse la Ragusa ad entrare in auto e sgommò via. Roberta entrò in auto volontariamente, probabilmente il marito le aveva promesso che l’avrebbe portata a casa di Sara Calzolaio per chiarire.
Fu Roberta a sbattere con forza le portiere dell’auto per la rabbia, il Logli non aveva alcun interesse a richiamare l’attenzione dei vicini perché aveva già in mente di ucciderla. Infine
Antonio Logli la condusse in una zona isolata dove dopo averla uccisa ne occultò il corpo.

Dottoressa che cosa prova che il Logli si trovava in strada quella notte, a parte la testimonianza di Loris Gozi?

Lo provano le macchie d’olio lasciate dalla sua auto in via Gigli e nel vialetto di casa.
Una testimone vide il Logli pulire la strada, la domestica vide la Ford Escort del Logli parcheggiata nel vialetto e vide Antonio mentre puliva la pavimentazione dello stesso il giorno seguente. Il Logli pulì la strada e il vialetto dall’olio per il timore che la perdita d’olio lo tradisse in quanto riprova del fatto che la sera della scomparsa della moglie lui si trovava in via Gigli in auto e non a letto. Per questo stesso motivo il giorno seguente Antonio Logli uscì con la Ford Escort alla ricerca di Roberta e la lasciò al cimitero, per evitare che le macchie d’olio confermassero la sua presenza in strada quella notte, il Logli infatti si aspettava che Loris Gozi raccontasse agli inquirenti di averlo visto fermo in auto in via Gigli proprio in corrispondenza di quelle macchie. Va da sé che se gli inquirenti avessero compreso l’importanza di quelle macchie e del cambio d’auto avrebbero potuto indagare su un eventuale acquisto di una nuova coppa dell’olio o su un eventuale sostituzione della stessa ad opera di un’officina della zona.

 

 

 

Domenico Leccese 

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