QUELLA STRANA ENTRATA IN SOCIETÀ DELLA REGIONE LA BASILICATA HA COMPRATO AZIONI ORTOFRUTTICOLE

POTENZA. Sulle partecipazioni azionarie e societarie la Regione Basilicata va avanti a spron battuto nonostante la situazione finanziaria non appare delle migliori principalmente per due motivi: la mancata approvazione del bilancio previsionale 2018, che ha bloccato i trasferimenti, tranne che per bollette e stipendi, e la mancata parifica del bilancio generale regionale del 2016. In merito proprio le partecipate, dirette e indirette, sono uno dei temi sui quali diversi e importanti rilievi ha elevato la Corte dei Conti di Basilicata.
Ad ogni modo la Regione Basilicata è entrata a far parte nella compagine sociale di Cso Italy.
«Questa adesione – ha dichiarato il presidente di Cso Italy Paolo Bruni – è solo l’inizio di una nuova fase di ampliamento che il Centro servizi ortofrutticoli sta attivando».
«Porteremo – ha proseguito Bruni – i nostri servizi e il nostro know how su tutto il territorio nazionale realizzando un obiettivo strategico fondamentale per la nostra identità: diventare sempre più rappresentativi per le realtà produttive italiane per poter realizzare insieme attività che possano dare maggiore competitività al settore non solo in Italia ma anche sui mercati mondiali». La Regione, pertanto, ha sentito l’esigenza di far parte di una società cooperativa che opera dal 1998 nel settore ortofrutticolo. E che nello specifico si occupa accanto ai servizi informativi relativi a produzioni e mercato, di trovare «la soluzione a problematiche comuni del settore, nella logistica, nella partecipazione a fiere, nella realizzazione di convegni, fino alla frequentazione dei più importanti tavoli europei e mondiali dove si parla di ortofrutta». Statistica e marketing della frutta e verdura. È presto per conoscere quali attività o consulenze, a seguito dell’entrata in società della Regione in Cso Italy, l’Ente commissionerà alla cooperativa. Di consulenze che non tornano, allo stato attuale delle cose, ce ne sono altre. Le si trovano, per esempio, nel documento della Corte dei Conti che riporta le conclusioni istruttorie finalizzate alla decisione di parificazione del bilancio generale della Regione Basilicata del 2016. Il viaggio del “Roma” sui rilievi elevati sui quali incombono, come riportato nel maxi faldone contabile, prosegue affrontando il tema della “Spesa per il personale degli Enti strumentali e degli organismi partecipati”. E continuerà anche nelle prossime uscite. Ai vari rilievi avanzati dalla Corte dei Conti alla Regione Basilicata, il collegio dei revisori dopo che «nessuna risposta risulta pervenuta» comincia a ricevere qualche nota dall’Ente controllato. Le quali, però, vengono considerate poco

esaustive tanto che i giudici inoltrano ulteriore osservazione «con riferimento alla gestione di spesa di personale da parte delle società controllate dall’Ente, rinnovando le medesime richieste istruttorie ivi formulate». I revisori vorrebbero, a questo punto il condizionale è d’obbligo, sapere anche «con la dovuta documentazione a corredo, le tipologie di incarichi conferiti per collaborazioni esterne e consulenze, la durata dei relativi incarichi, l’oggetto e i requisiti di professionalità e competenza in capo a ciascuno dei soggetti “incaricati”».
La risposta della Regione, come riportato nelle conclusioni nelle conclusioni istruttorie finalizzate alla decisione di parificazione sul bilancio regionale del 2016 -, è un elenco riassuntivo, molto riassuntivo. Ogni annualità, dal 2104 al 2016, viene racchiusa in tre righe.
Analizzando il 2016, per esempio, la replica della Regione Basilicata, alle domande di cui sopra, è: 4 impegni per un importo complessivo di 6mila e 122 euro, 6 pagamenti di competenza per un importo di 3mila e 705 euro e un pagamento totale per un importo pari a 50 mila euro. Facile immaginare come abbiano definito l’elenco alla Corte dei Conti: «I riscontri forniti si appalesano non esaustivi rispetto alla richiesta istruttoria».
Come sottolineano i giudici contabili dalla Regione non hanno indicato, tra le altre cose, né la tipologia degli incarichi affidati né in cosa consisteva l’impegno. «Dall’esame del rapporto tra impegni, pagamenti di competenza e pagamenti totali – specifica in aggiunta il collegio dei revisori – emerge una consistente distonia tra i pagamenti di competenza e i pagamenti totali». Inoltre non ci sono, stando al documento della Corte dei Conti, i dati relativi a tutti gli incarichi di consulenza o collaborazione affidati «compresi quelli esclusi “finanziariamente” dal computo del tetto di spesa perchè finanziati con risorse terze». Alla Corte dei Conti, nel caso delle consulenze e collaborazioni esterne, mancano proprio i documenti e le carte per verificare il rispetto «in concreto» dei presupposti per l’affidamento degli incarichi e dei relativi limiti di spesa.


L’ARTICOLO PUBBLICATO IN PRECEDENZA

 

Nel documento della Corte dei Conti che riporta le conclusioni istruttorie finalizzate alla decisione di parificazione del bilancio generale della Regione Basilicata del 2016 ci sono una serie infinita di rilievi e situazioni critiche allo stato attuale ancora non superati e sanati. Non c’è una voce del bilancio su cui la Corte dei Conti non ha mosso censure nel merito o perchè sono state attuate operazioni non conformi alle disposizioni di legge o perchè mancano documenti o ancora perchè le motivazioni poste alle base delle manovre finanziarie regionale sono risultate carenti.
Il “viaggio” del Roma all’interno del maxi faldone della Corte dei Conti, che il “Roma” ha potuto visionare, è iniziato ieri. Primo argomento trattato: la “Gestione del gruppo Regione Basilicata”.
Il collegio dei revisori per capire quali siano gli Enti strumentali, di diritto privati controllati, interregionali e partecipati, ha proceduto, in mancanza di chiari ed esaustivi riscontri da parte della Regione, persino a controllo incrociati. Dai quali è emersa «la non coerenza delle informazioni inserite dall’ente (la Regione, ndr) nella banca dati del Dipartimento del Tesoro con la documentazione messa a disposizione dal Collegio». Per questo sono stati chiesti ulteriori «chiarimenti in merito alla non completezza dell’elenco e in merito alla sussistenze di partecipazioni indirette». È l’esempio della incompleta indicazione delle partecipazione nelle quali la Regione ha interpolato la mediazione di Sviluppo Basilicata. Società che con fondi pubblici detiene partecipazioni in imprese private, ma che è interamente controllata dalla Regione.
Ricorrende sempre ai controlli incrociati la Corte dei Conti ha scoperto consultando la banca dati del Ministero dell’Economia» che «è emersa un’anomalia» che riguarda proprio «la presenza di partecipazioni indirette della Regione attraverso la Sviluppo Basilicata spa».
La Regione, in estrema sintesi, deve motivare le quote societarie, come quella in Pickmeapp per esempio, che ha in società private tramite Sviluppo Basilicata, non può “nascondersi” dietro l’intermediario che è un suo controllato.
E siccome le partecipazioni per il tramite di Sviluppo Basilicata sono temporanea, la Regione deve anche specificare e chiarire «i termini e le condizioni, anche economiche, della suddetta partecipazione e della correlata “way out”, secondo le prescrizioni di legge»